Comunicare con le emoji: le faccine uccideranno la parola scritta?

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minuti17 luglio, Giornata mondiale delle emoji.
Anche le emoticon hanno un giorno a loro dedicato.
Quanto hanno influenzato la comunicazione scritta?
Le emoji servono a conversare, esprimere emozioni, raccontare, semplificare. Uccideranno la parola scritta?

Giornata mondiale delle emoji
Photo by Markus Winkler on Unsplash

Evoluzione delle emoji.

Le emoji sono dei disegni, degli ideogrammi e degli smile. Ne esistono di tanti tipi e ognuna rappresenta un’emozione, un’espressione del viso, ma anche oggetti, luoghi, animali e molto altro ancora. A differenza delle classiche emoticon, le emoji sono immagini e non approssimazioni tipografiche. Immagini che possono essere rappresentate come caratteri codificati.
Le emoji sono nate negli anni Novanta in Giappone: erano molto popolari sui telefoni cellulari. Ben presto si sono diffuse in tutto il mondo. Le emoji moderne si sono imposte dal 2010, quando praticamente tutti i sistemi operativi mobili le hanno implementate. Nel 2016 sono state celebrate anche dal MoMa.

Le primissime emoji sono state realizzate nel 1998 dal designer giapponese Shigetaka Kurita, per la compagnia telefonica nipponica NTT DOCOMO, come implementazione dei brevi messaggi di testo. Questi pittogrammi oggi appartengono alla preistoria delle emoji, vista l’evoluzione delle faccine. Ma si tratta del punto di partenza di una rivoluzione del linguaggio moderno. Oggi sono di fatto una nuova forma di comunicazione globale. Come un linguaggio universale comprensibile da chiunque, dai più piccoli ai più grandi, da est a ovest, da nord a sud.
Attualmente le emoji che appaiono sul nostro telefonino sono realizzati tramite standard Unicode e presenti nei pc e negli smartphone di tutto il mondo.

Ogni anno ne vengono proposte di nuove. Per rappresentare sempre più parole, espressioni e stati d’animo. E anche per ovviare a problemi di discriminazione, razzismo, disparità che le prime faccine non avevano tenuto in considerazione. Di fatto le emoji stanno evolvendo con la società.

emoji
Photo by Apaha Spi on Unsplash

Giornata mondiale delle emoji.

Il 17 luglio di ogni anno è la giornata non ufficiale dedicata alle emoji. Il World Emoji Day vuole celebrare dal 2014 le celebri faccine. La data come sempre non è stata scelta a caso. Se cercate l’emoji calendario, troverete proprio il 17 luglio come giorno indicato (prima solo su Apple, poi anche Google si è adeguato dal 2016 sui prodotti Android , Gmail , Hangouts e Chrome OS, omologando la data presente nell’emoji Calendar).. Un destino segnato.

La giornata vuole diventare una grande celebrazione globale delle emoji. L’idea è venuta a Jeremy Burge, fondatore di Emojipedia. Nel 2014 la prima giornata mondiale, decisa perché non c’erano festeggiamenti formali in programma.
Dal 2017 la Apple ha scelto questo giorno per annunciare espansioni delle emoji su iOS.
Nel 2016 la Sony Pictures Animation ha approfittato della Giornata mondiale delle emoji per annunciare notizie importanti per The Emoji Movie. Esiste infatti anche un film dedicato alle faccine. Nello stesso anno Emojipedia ha lanciato i World Emoji Awards.
In seguito le emoticon sono state anche usate dalla Royal Opera House di Londra per rappresentare 20 celebri opere.
In questo giorno gli ideatori della giornata invitano tutti a comunicare solo con emoji. Cosa che già facciamo tutti i giorni in realtà. Provate a dare un’occhiata al vostro telefonino, alle app di messaggistica, ai post sui social network, alle mail e persino ai bigliettini scritti a mano. Quante emoticon avete usato al posto della parola scritta?

comunicare con emoji
Photo by Lidya Nada on Unsplash

Comunicare con le emoji.

Oggi tutti comunichiamo con le emoji. Nei messaggi privati inviati via social o tramite app di messaggistica, ma anche nelle mail. È una nuova forma di comunicazione, più essenziale e intuitiva, ma anche più veloce, rapida, comprensibile da tutti, che usa le immagini per esprimere concetti. Proprio come facevano i geroglifici all’epoca degli uomini preistorici.
Le emoji sono sempre più diffuse. Perché sono espressioni facili da utilizzare in ogni contesto, quando magari le parole non riescono a spiegare quello che vorremmo dire. Ma esiste anche un rovescio della medaglia. Spesso si possono fraintendere, possono non essere comprese dall’interlocutore secondo l’intenzione con cui il mittente le aveva pensate e selezionate.
Nel 2015 l’emoji che ride con le lacrime agli occhi, una delle più usate a livello globale, è stata decretata come parola dell’anno dall’Oxford Dictionary. A conferma del fatto che ci esprimiamo sempre più a faccine e sempre meno a parole. Non solo i giovani, visto che si tratta di un linguaggio multigenerazionale. Che ha anche il vantaggio di essere compreso da tutti a livello globale.

La parola scritta rischia di sparire? Ovviamente no. Ma sarà sempre più integrata al segno grafico e al disegno di faccine e oggetti che ci faranno risparmiare tempo per esprimere tutto quello che vogliamo. Non solo nei messaggi digitali. Ma anche nelle lettere o nei post it scritti a mano, dove le faccine sono in grado di rendere il messaggio più personalizzato.
Arrivando prima al destinatario, colpendolo dritto nelle emozioni. Parlare, scrivere, comunicare con le emoji. A patto di non essere fraintesi. Ma quello è un rischio che si corre sempre, sia con la lingua parlata, sia con quella scritta. Mal comune, mezzo gaudio?

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