Braille: non solo un alfabeto, ma il primo grande strumento di inclusione

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Patrizia Chimera
Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minuti4 gennaio, giornata mondiale del braille. Un giorno per celebrare una tecnica di scrittura e di lettura che è molto di più di un semplice alfabeto. Può essere considerato come il primo vero grande strumento di inclusione. Uno strumento utile a tutte le persone non vedenti per poter comunicare. E per non rimanere esclusi dalla società.

Se in tutto il mondo il world braille day viene festeggiato in occasione del compleanno del suo inventore, in Italia abbiamo anche una giornata nazionale per il braille, che si celebra il 21 febbraio, per sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di chi è non vedente, nello stesso giorno in cui viene festeggiata la giornata mondiale della difesa dell’identità linguistica promossa dall’Unesco.

Entrambe le giornate hanno una valenza altissima, perché ricordano come sia fondamentale nella nostra società promuovere iniziative volte non solo a sensibilizzare e a mostrare solidarietà, ma anche a trovare soluzioni per fare in modo che nessuno venga mai escluso dalla vita pubblica. E il braille rappresenta tutto ciò, da quando il suo inventore lo ha reso disponibile. Un momento storico fondamentale, che merita di essere ricordato.

Chi ha inventato il braille?

Il merito va a un inventore francese, Louis Braille, da cui deriva il nome dello strumento di scrittura e lettura usato dalle persone non vedenti in tutto il mondo.
A causa di un incidente nell’officina del papà, che lavorava come sellaio, Louis Braille a 3 anni ha perso la vista all’occhio destro, diventando cieco. Dopo avere frequentato l’Institution des Jeunes Aveugles (Istituto per giovani ciechi) a Parigi, nel 1827 diventa professore in quella scuola, dove i ragazzi usavano un metodo di lettura che non permetteva però loro di esprimersi tramite la scrittura.

In seguito alla visita nella scuola nel 1821 di Charles Barbier de la Serre, un militare che aveva ideato un sistema basato su 12 punti per poter scrivere in rilievo i dispacci notturni, Braille ebbe l’intuizione. Creare un metodo di scrittura e di lettura basato su sei punti. Quello stesso strumento che ancora oggi viene utilizzato e porta il suo nome.

libro in braille
Foto di Myriams-Fotos da Pixabay

A differenza del metodo Haüy utilizzato in precedenza, la sua innovazione consentiva ai non vedenti di leggere e scrivere. In seguito aggiunse al suo alfabeto anche un sistema da applicare ad altre discipline, come la matematica e la musica.

Come funziona il codice Braille

Il codice Braille è un sistema di lettura e scrittura tattile a rilievo. Ideato per permettere a non vedenti e ipovedenti di leggere e scrivere nella prima metà del XIX secolo, è ancora oggi un importante strumento utilizzato in tutto il mondo.
Il sistema si compone di simboli formati da un massimo di sei punti, disposti su una matrice 3 x 2 (ciascuna casella ha solitamente una grandezza di 3×2 millimetri). Lo spazio in cui si scrive in Braille è quello della misura di un polpastrello di un dito indice. I punti possono essere impressi con un punteruolo su fogli di carta o di plastica. Ma si possono riprodurre a rilievo anche su altre superfici.

Con il sistema a punti si possono formare tutte le lettere dell’alfabeto. Dalla A alla J si usano i primi quattro punti, dalla K alla T si aggiunge un punto in posizione 3. Le lettere possono differire di un solo punto nelle diverse posizioni (nel sistema originale manca la lettera W, perché non era presente nell’alfabeto francese).
In seguito il linguaggio Braille ha introdotto anche codifiche specifiche per le lettere maiuscole, la punteggiatura e simboli matematici o note musicali.

codice braille
Foto di LittleBoulder da Pixabay

Un strumento di inclusione per tutti

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità nel mondo ci sono 36 milioni di persone non vedenti. Mentre sarebbero 216 milioni le persone con disabilità visive moderate o gravi.

Il mondo deve molto all’inventore francese Louis Braille. Come ricorda l’Assemblea generale dell’Onu dedicando una giornata al suo sistema di scrittura e lettura. Il braille è fondamentale per istruirsi, per essere liberi di esprimere la propria opinione, per esprimersi, per essere parte attiva della società, come ricordato anche dall’articolo 2 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità.
Si capisce perfettamente perché il metodo braille può essere considerato il primo grande strumento di inclusione della società moderna. Senza questo sistema di decodificazione dell’alfabeto, milioni di persone non avrebbero potuto avere accesso all’istruzione, all’informazione, alla vita pubblica. Rimanendo esclusi, relegati in un angolo, non potendo partecipare a nessuna attività. E non potendo rivendicare i propri diritti.

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