Vicente Huidobro, la poesia è un elemento naturale: una chiave che apre mille porte e costruisce nuove realtà

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“Ho sentito un suono di catene che si rompono. È nato un uomo”.
Vicente Huidobro

La poesia è molto di più di un esercizio di stile.
Ed è molto di più di un semplice “passatempo”.
La poesia è un’opera d’arte destinata a costruire nuove realtà. Come ogni altro elemento della natura, mondo di cui fa parte, la poesia è creazione. Rende reale quello che esiste. Usa il linguaggio come se fosse magia.

La poesia è una chiave in grado di aprire mille porte.

poesia

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Vicente Huidobro, un Google Doodle per ricordare il poeta cileno.

Google celebra con il suo Doodle del 10 gennaio 2020 un grande poeta cileno, in occasione del 127esimo anniversario della sua nascita.
È stato uno dei più grandi poeti del suo paese e del suo tempo. Con un’eredità che ancora oggi è molto importante e profonda.

Ci sono occasioni in cui il logo sulla home page del motore di ricerca di Mountain View cambia temporaneamente, solitamente per un giorno solo. Un modo per celebrare un avvenimento importante, una ricorrenza da ricordare, un periodo particolare dell’anno o una figura storica e culturale da non dimenticare.
Un’immagine, statica o in movimento, per ricordare, commemorare, celebrare. Per non dimenticare.

E il Google Doodle del 10 gennaio 2020 è destinato a riportarci alla mente un grande poeta cileno. Un uomo capace di guardare al di là del semplice “gioco” stilistico della poesia. A considerarla qualcosa di più fondamentale nella vita dell’umanità. Un vero e proprio elemento naturale che, come tale, è in grado di creare, non solo di raccontare. Un’opera d’arte dal linguaggio magico. Destinata a durare nel tempo.

creazionismo poetico

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Chi è Vicente Huidobro.

Vicente García-Huidobro Fernández, meglio conosciuto come Vicente Huidobro, è uno dei più famosi poeti cileni, insieme a nomi del calibro di Neruda, De Rokha e Mistral.
Nato a Santiago del Cile il 10 gennaio 1893 e morto a Cartagena il 2 gennaio 1948, è il padre fondatore del creazionismo poetico.
Nato in una famiglia molto ricca, la mamma era un’attivista femminista. Dopo aver vissuto in Europa per qualche anno, ha frequentato un collegio gesuita a Santiago prima di iscriversi all’Università del Cile.
La sua prima pubblicazione, Ecos del alma, è del 1911. Due anni dopo pubblica sulla rivista Azul, da lui diretta insieme a Pablo De Rokha, la raccolta di poesie La gruta del silencio e Canciones en la noche.

La prima raccolta firmata con il nome di Vicente Huidobro è Las pagodas ocultas del 1916. Nello stesso anno in una conferenza a Buenos Aires pone le basi della sua teoria creazionista della poesia. Arrivato a Parigi in piena guerra mondiale, pubblica Adan.
Seguono altre collaborazioni prestigiose con riviste dove appaiono gli scritti di Apollinaire, Tzara, Breton, Jacob. Ed è molto vicino a Picasso, Mirò, Ernst, Cendrars.
Nel 1932, dopo aver viaggiato per mezza Europa, fa ritorno in Cile, dove inizia anche a occuparsi di politica con il Partito Comunista cileno.

Negli ultimi anni della sua vita continua a scrivere e a tenere conferenze in giro per il mondo, diventando anche corrispondente da Parigi nel 1945, a guerra finita.
Morirà per le conseguenze di un ictus cerebrale. Si dice a causa di una ferita di guerra. La sua tomba si trova di fronte al mare. E il suo epitaffio recita:

Qui giace il poeta Vicente
Aprite la tomba
Nel fondo di questa tomba si vede il mare.

Poesia di Vicente Huidobro

Photo by Artsy Vibes on Unsplash

La poesia e il creazionismo poetico di Vicente Huidobro.

L’eredità lasciata da Vicente Huidobro non è fatta solo di poesie, raccolte, collaborazioni, interventi, scontri anche accessi con personalità illustri della cultura dei suoi tempi.
Vicente Huidobro ci lascia anche un concetto di poesia che va al di là del semplice esercizio di stile. Sua l’idea di creazionismo poetico. La poesia è un’opera d’arte in grado di creare. Il poeta non si limita a descrivere o a imitare quello che vede, la realtà. Ma grazie a un linguaggio che diventa magico è in grado di costruire nuove realtà.

La poesia (e il poeta) come Dio possono creare oggetti, situazioni, ambientazioni. L’algebra del linguaggio che si viene a creare permettono ai segni linguistici di avere un valore e un significato a prescindere da tutto il resto. Si staccano dalla sostanza, per raccontare il concetto stesso di bellezza. La poesia creata, come la definiva il poeta cileno, è “una poesia nella quale ogni parte che la costituisce, e tutto l’insieme, mostra un fatto nuovo, indipendente dal mondo esterno, slegato da qualunque altra realtà che non sia la propria, che prende il suo posto nel mondo come fenomeno singolo, a parte, distinto dagli altri“.
La poesia creata esiste solo nella testa del poeta. Assume fascino non perché ci porta alla mente qualcosa o perché descrive le cose belle del mondo. È bella in quanto tale, nella sua più profonda essenza. Niente di quello che già esiste potrà mai assomigliarle. Ed è in grado di rendere reale quello che ancora non esiste, creando un mondo meraviglioso.

La poesia è come una chiave in grado di aprire mille porte. Il poeta è come un piccolo Dio, che usa la magia del linguaggio per inventare nuove realtà.
E portarci in un altro mondo. Per nulla paragonabile a quello in cui viviamo.

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About Author

Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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