La modernità di Dante. Che scrive con un linguaggio social

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La Divina Commedia è attualissima.
E bisognerebbe rileggerla anche solo perché in un mondo in cui la gente si improvvisa e dove vanno per la maggiore tuttologi e prezzemolini senza competenze, Dante Alighieri non era uno che parlava a vanvera, che diceva tanto per.
Parlava con cognizione di causa. Per questo va ascoltato.

Foto di Rhodan59 da Pixabay

Che è stato autore, “sommo poeta”, padre della lingua italiana quando tutti scrivevano ancora in latino, lo sappiamo credo tutti.
Ma Alighieri era anche fine conoscitore delle arti: filosofia, teologia, matematica, fisica e astronomia.
Un uomo curioso. Ma umile.
Altro grande punto di merito in una società di selfie di cattivo gusto schiaffati sui social dall’italiano medio, come pure dal politico mediocre di turno.

Dante si fa strumento del racconto di grandi uomini.
Le peripezie di Ulisse, ma anche la morte amara del conte Ugolino, come le tristi vicende amorose di Paolo e Francesca.
Figure che dipinge e consacra. Regalando celebrità (qualora non fossero già noti ai più).

Parla di un viaggio.
E di sogni, vita, aspirazioni, la ricerca della felicità e del benessere.
Dante sposa una causa.
E la sua purpose è chiara e definita, come pure i valori che abbraccia e lo spirito umano di comprensione, sempre presente, anche verso quelli che ripudia.

Racconta di vizi e di virtù. Non facendoci sentire soli, ma mostrandosi veramente partecipe delle vicissitudini di chi ha sbagliato (vedi Paolo e Francesca) ed indicando nel contempo la strada per la serenità. In questo caso eterna.
Racconta con sincerità e mira ad un obiettivo di perfezionamento, di cambiamento vantaggioso, quel Paradiso anelato come conquista di una vita migliore.
Volendo parafrasare, parla di benessere collettivo. Di arricchimento sociale.
Di operare bene per raggiungere la felicità terrena e quella dopo la morte.

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Il fiorentino, in una lettera indirizzata a Cangrande della Scala, signore di Verona, spiega perché ha scritto la Divina Commedia ed il Paradiso in particolare. Lo ha fatto per rimuovere i suoi contemporanei, lui compreso, dalla condizione di miseria, peccato, tristezza e accompagnarli alla letizia e alla beatitudine.
Dante mette in relazione temi come la bellezza e la felicità con la salvezza eterna.
Certo, le sue conoscenze cristiane, lo aiutano. Ma quello che colpisce maggiormente è che pur parlando di Ulisse e del suo ardore di conoscenza o dell’animo gentile e le parole cortesi di Francesca, Dante racconta stati d’animo validi in ogni tempo. Così, parlando del tempo antico, pensa anche ai posteri. Connette il passato con un presente senza tempo.

La Divina Commedia ha quattro livelli di lettura: un livello letterale, uno allegorico, uno morale ed uno agogico, che collega cioè il testo ad un significato che ha a che fare con il divino. Perché tutta l’opera è pervasa da una costante connessione fra la terra ed il cielo. Fra quello che siamo, con i nostri limiti ed il cambiamento che dovremmo adottare, con i comportamenti virtuosi che invece sarebbe opportuno incarnare.
La sua carrellata di personaggi è funzionale per dare volto a degli insegnamenti. Sono testimonial capaci di rappresentare vizi e virtù, influencer che riescono a far passare meglio i messaggi.

Parlando del linguaggio, anche in quest’ambito Dante è moderno.
Ha una narrazione che si autocompleta in ogni storytelling narrato, ma ti aggancia e fidelizza alla storia nella sua completezza. Come succede ad esempio per le serie tv.
È molto visiva. Racconta per immagini.
Leggiamo una terzina e abbiamo davanti agli occhi la fotografia di cosa sta accadendo.
Istantanee e stories, come piacciono tanto alle nuove generazioni che amano farne uso sui social. E che attraverso uno scatto raccontano chi sono e le loro storie.

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La bocca mi baciò tutto tremante.
Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.
Mentre che l’uno spirto questo disse,
l’altro piangea; sì che di pietade
io venni men così com’io morisse.

E caddi come corpo morto cade.

Mi baciò tremando. Galeotto fu il libro e chi lo scrisse: quel giorno non potemmo continuare a leggere oltre. Mente l’anima di Francesca diceva queste cose, Paolo piangeva, e io fui tanto sconvolto dalla pietà che mi sentii morire e caddi in terra come un corpo privo di vita.
(Inferno, Canto V, Paolo e Francesca. Lussuriosi)

Di rietro a loro era la selva piena
di nere cagne, bramose e correnti
come veltri ch’uscisser di catena.

In quel che s’appiattò miser li denti,
e quel dilaceraro a brano a brano;
poi sen portar quelle membra dolenti.

Dietro di loro, la selva era piena di cagne nere, affamate e che correvano come cani da caccia appena sciolti dalla catena.Esse piantarono i denti in colui che si era nascosto, e lo dilaniarono pezzo per pezzo; poi si portarono via quelle membra doloranti.
(Inferno, Canto XIII, Pier della Vigna. Violenti contro se stessi, suicidi, scialacquatori).

Foto di loveombra da Pixabay

Dante è spettatore delle storie altrui.
Un po’ come facciamo noi sfogliando le bacheche di Instagram e Facebook.
Riesce a cogliere benissimo le emozioni umane, le racconta e le trasmette con un linguaggio che tu interpreti al volo. E senti anche tu quell’emozione.

Amor, che al cor gentil ratto s’apprende, prese costui della bella persona che mi fu tolta; e il modo ancor m’offende. Amor, che a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amore, che rapisce facilmente un cuore gentile, fece innamorare costui (Paolo) del bel corpo che mi venne tolto in un modo che ancora mi offende.Amore, che a nessuno risparmia di amare quando è amato, mi prese a sua volta della bellezza di costui (Paolo) in un modo tanto forte che ancora non mi abbandona.
(Inferno, Canto V, Paolo e Francesca. Lussuriosi)

Non ragioniam di lor,
ma guarda e passa.
(Inferno, Canto III. Ignavi)

Ha una narrazione per aforismi, frasi eterne, un po’ nello stile social.

Io credo ch’ei credette ch’io credesse…

Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria.

La Divina Commedia si legge e studia a scuola. E il suo essere materia di interrogazioni e compiti scritti, ne offusca probabilmente la bellezza.
Ma è una guida. Intenta a “removere viventes de statu miserie”, a ricordarci che non siamo bestie, che non dobbiamo accettare passivamente il mondo, ma che siamo fatti “per seguir virtute e canoscenza“.

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Monia Donati

Direttore responsabile. Giornalista, esperta in comunicazione e marketing, curiosa del mondo.


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