Le parole dei poeti contro la paura del Coronavirus

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Ventinove autori che riflettono sulla vita sospesa e sulla paura della morte. Una morte che fa ancora più paura perché invisibile. Perché veicolata dalle persone più vicine a noi, e che in molti casi dovrebbero avere cura di noi. Una paura che costringe a chiudersi in casa, a fare i conti con la propria capacità di adattamento. Di resistenza. Di tolleranza. E di amore.

“Sulla Paura” (sottotitolo: “parole in soccorso ai tempi del coronavirus”), è il titolo del libro a più voci stampato a febbraio scorso da AnimaMundi Edizioni, e giunto nel giro di un mese alla stampa della seconda edizione, tra l’altro quasi esaurita anche questa. Un libro formato pocket che può essere richiesto scrivendo alla casa editrice salentina diretta da Giuseppe Conoci, presente anch’egli nella raccolta con vari pensieri, tra cui uno dedicato a quello che definisce “l’allenamento” a sentire la paura.

La copertina della raccolta “Sulla paura”

Tra gli autori presenti con pensieri e componimenti in questa raccolta di 168 pagine ci sono anche i giganti del primo Novecento, che ebbero a che fare con ben altre paure, in primis quelle conosciute dalla storia come febbre Spagnola e Prima Guerra Mondiale: Rainer Maria Rilke, William Butler Yeats, Simone Weil, José Ortega Y Gasset. Ma anche autori più “antichi” e meno noti, come il poeta e filosofo statunitense Henry David Thoreau. E naturalmente quelli contemporanei, come il francese Christian Bobin, la polacca Wislawa Szymborska, e gli italiani Franco Arminio, Davide Rondoni, Fabio Magnasciutti, Marco Guzzi, Antonio Ferrara e Beatrice Leone.

“Questo libretto non è in vendita”, avverte l’editore-autore Giuseppe Conoci. “Riteniamo che non si possa speculare su questioni che riguardano la vita di tutti in un momento di emergenza. Tuttavia la casa editrice AnimaMundi non riceve finanziamenti per le proprie pubblicazioni, e per stampare questo libretto, che vorremmo far circolare gratuitamente, sosteniamo dei costi. Abbiamo pensato allora che chi lo desidera potrà dare un contributo libero per riceverne una o più copie. Le somme in eccedenza che riceveremo verranno impiegate per ristampare il libretto ampliando di volta in volta l’edizione con materiali nuovi”.

Photo by Brandi Redd on Unsplash 

Di seguito riportiamo un brano presente nel libro “Sulla Paura”, scritto dal poeta e drammaturgo forlivese Davide Rondoni. E’ intitolato: “A salvarci tutti sarà la gentilezza”, e offre una visione poetica dell’anima umana davanti all’esperienza del Coronavirus. Una gentilezza effimera,  direbbero il poeta frentano Giuseppe Rosato, il cantautore emiliano Francesco Guccini e, più recentemente, il sociologo romano Alberto Abruzzese, i quali sostengono che, dopo un primo momento di “unione” e sentimento di appartenenza, gli impulsi peggiori dell’uomo verranno amplificati. E la gentilezza, insieme alla paura superata, sotterrata.

A salvarci tutti sarà la gentilezza

C’è un virus di cui tutti parlano e che segnalano come Covid-19. E ci sono le sue conseguenze, l’allarme, le cautele, persino le isterie. E però c’è un’altra cosa, di cui si parla poco. Una conseguenza quasi invisibile. E’ la gentilezza. Anche lei, se si può dire, una conseguenza del virus.

Photo by Kevin Butz on Unsplash

Appare e scompare rapida, in gesti quasi impercettibili. Una attenzione verso qualcuno che sta entrando, un sorriso cortese in più, una sfumatura di cura. Soprattutto verso quelli che sentiamo più esposti. Insomma, piccoli gesti o atteggiamenti che portano scritto addosso, come un tatuaggio invisibile, “eh, ci tocca vivere questa situazione, almeno trattiamoci bene tra noi”, o qualcosa del genere. E allora si tiene una porta aperta per chi sta uscendo dopo di noi, si bada un attimo se la signora anziana non ha difficoltà a scendere il gradino. Come se lo tsunami di senso di fragilità che ha investito il mondo avesse ridestato – insieme a molte cose più superficiali – anche qualcosa di profondo, di propriamente nostro e nascosto.

Quella gentilezza che segnala come primo fiore tremante sul ramo di acerba primavera la nostra natura cosa sia. Orrore, sì, ma anche propensione all’aiuto reciproco. Un segno fragile ma incancellabile. Di sorriso all’essere dell’altro. Qualcosa di discreto, che se ne sta spesso e volentieri nascosto, che insomma ci sta depositato dentro come un segreto. Una specie di anima che viene ridestata – e a volte ci vogliono dei veri tsunami perché succeda. Ma quando accade, se si hanno gli occhi per vederla, per notarne le mosse rapide e semplici, è lo spettacolo più bello e meno scontato tra tutte le scene che si vedono in casi come questi. E di scene ne abbiamo viste in questi giorni!

Ma da dove viene quest’altra cosa, la gentilezza? Che tesoro è? Da dove viene in giorni in cui per mille sacrosanti motivi si potrebbero aver ragioni invece d’esser solo arrabbiati e scontenti? Anche Dante se lo chiedeva, e imputava a Federico II, che pure era uomo intelligente e di gran potere e sfarzo da venir chiamato “meraviglia del mondo”, di non averla difesa nell’Impero. Come dire: anche la politica ha una responsabilità nel favorire o meno la gentilezza. (…) La gentilezza, aveva capito Dante, viene da una predisposizione interiore, da qualcosa che è naturale in noi ma se non la coltivi diminuisce, si sclerotizza, muore. Quei poeti sapevano che la gentilezza coincide con un vivo senso del destino, cioè si è gentili quando ami e tratti bene qualcosa o qualcuno che non è tuo.

Come quando guardi tuo figlio e tremi, vedi scritto in modo invisibile sul suo viso: non è tuo, è del destino. E anche sul viso della donna o dell’uomo che ami. E mai è tuo possesso. Così quando succedono certi fatti è come se quella scritta ce la vedessimo addosso un po’ tutti. Quando il destino fa un segno, allora in chi ce l’ha dentro coltivata, la gentilezza emerge. Sono sicuro che ce n’è in tutti.

(…) Intanto però lei, la gentilezza un po’ nascosta, si mostra in queste ore e in popolazioni che di solito vengono dipinte come rudi e un po’ rapaci. Una gentilezza che ha accenti diversi ma occhi simili. C’è una gentilezza veneta, una gentilezza lombarda e una emiliano-romagnola. Si potrebbe dire che insegue e fronteggia il virus, e quelle conseguenze peggiori. Opponendosi lei, che sembra invisibile tra news e analisi, alla disgregazione del Paese. La gentilezza italiana salverà l’Italia, i poeti l’han sempre saputo. Ma ora va detto forte. (Davide Rondoni, Sulla Paura, AnimaMundi Edizioni 2020).

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About Author

Luigi Di Fonzo

Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.


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