La Notte della Taranta sceglie il rock e la parità di genere. Melozzi: «Balleranno tutti, anche i sassi»

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Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

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Un concerto di pizzica a La Notte della Taranta (Youtube)

La musica che fa ballare e che guarisce. La musica che unisce migliaia di persone in una notte speciale. Parliamo della Notte della Taranta, la più importante manifestazione folcloristica che quest’anno tornerà a riempire il piazzale dell’ex convento degli Agostiniani, a Melpignano (Lecce), con il concertone finale in programma la sera di sabato 28 agosto. Quest’anno, per la sua 24^ edizione, è stato chiamato un nuovo maestro concertatore: Enrico Melozzi, 44 anni di Teramo, violoncellista, direttore d’orchestra e compositore, fondatore delle orchestre 100 Cellos e Orchestra Notturna Clandestina. All’attivo 16 album (di cui 13 registrati in studio) e l’orchestrazione del brano vincitore di Sanremo 2021 “Zitti e buoni” dei Maneskin. Il Festival itinerante prenderà il via il 4 agosto da Corigliano d’Otranto, con i laboratori di pizzica e, alle 21,30 in piazza Vittorie, con il concerto “Suspiri Suspirandu” dedicato a Daniele Durante, il direttore artistico della manifestazione scomparso a giugno scorso (leggi qui il programma completo).

A Melozzi è stato affiancato un altro maestro concertatore: Madame, nome d’arte di Francesca Calearo, 19 anni di Creazzo (Vicenza), rapper e cantautrice con un album all’attivo e la partecipazione al Festival di Sanremo 2021 con il brano “Voce”. Anche lei una figura rivoluzionaria per la Notte della Taranta, che ha visto tra i maestri concertatori nomi del calibro di Ludovico Einaudi, Giovanni Sollima, Steve Copeland, Goran Bregovic. L’edizione 2020 era stata affidata a Paolo Buonvino, celebre compositore di colonne sonore nonché assistente musicale di Franco Battiato.

Tra linguaggio popolare e urban rock

Enrico Melozzi e Madame si sono divisi i compiti. Lui ha curato la scelta musicale, l’orchestrazione, gli arrangiamenti. Ogni musicista dell’Orchestra Popolare ha già ricevuto tutti gli spartiti del concertone. Melozzi è pronto a dirigerli insieme agli altri musicisti che saranno invitati alla Notte della Taranta. «Sul palco saremo una settantina», confida il direttore, che ai grandi numeri è più che abituato. A Madame il compito di scegliere i brani, alcuni dei quali saranno cantati da lei stessa. Una doppia scelta che, nelle intenzioni degli organizzatori, punta «alla commistione tra linguaggio popolare e urban rock e determina, di fatto, la parità di genere sul podio».

La direzione artistica, dopo la scomparsa prematura di Durante, è stata affidata all’Orchestra Popolare. Questa edizione è stata dedicata a Daniele Durante, il “genio della pizzica” che nel 1998 affiancò Daniele Sepe nell’opera di rinnovamento della tradizione musicale salentina.

Il direttore Enrico Melozzi (foto Carlo Arace – Giovanni Crispino)

Da musicista a maestro concertatore

«L’incontro con la Notte della Taranta risale al 2014, quando maestro concertatore è stato Giovanni Sollima», racconta Melozzi. «Ho suonato diverse volte in questa manifestazione, e ho studiato molto la pizzica salentina, per questo quando recentemente sono stato contattato dalla Fondazione per l’orchestrazione del concertone della Notte della Taranta non toccavo terra dalla gioia. Potermi confrontare con una tradizione così antica e importante è una di quelle sfide che non puoi non accettare».

La Pizzica come liberazione

Sulle scelte musicali che caratterizzeranno la Notte della Taranta 2021 il maestro Melozzi fa solo piccole anticipazioni: «Sono andato alla radice della pizzica, quando i brani originali venivano cantati a cappella durante la raccolta nei campi, o al mare durante la pesca, o mentre si lavorava in miniera. L’uso degli strumenti diatonici, come l’organetto e il tamburello, e in seguito anche la chitarra, è arrivato dopo. Ma chi suonava non era un musicista, aveva soltanto il compito di accompagnare il ritmo ripetendo freneticamente i due accordi. Ecco», sottolinea Melozzi «ho reso molto potente, molto rock questo ritmo, e dove si poteva sono andato oltre: ho creato una musica epica, evocativa. Ho inserito tanti ricami, fugati, fanfare barocche, contrappunti, chitarre elettriche e voci simultanee. I brani sono tutti in lingua greca e dialetto salentino. Niente lingua italiana. L’italiano non c’entra nulla con la pizzica, mi sembra solo un tentativo di rendere borghese un canto popolare. Al limite metteremo i sottotitoli. Inoltre ho composto la Pizzica della Liberazione, musica e testo: vuole essere un omaggio a quanti lottano per liberarsi dalla pandemia e dalle sue conseguenze. Una canzone dedicata soprattutto a noi musicisti, che con il lockdown abbiamo sofferto molto la mancanza di pubblico, ma anche a tutti i cittadini, ai giovani rimasti per mesi isolati, e a chi deve gestire questo difficile momento storico».

La Notte della Taranta per guarire dalle ferite del corpo e dell’intelletto. Un concertone che, sottolinea Melozzi, rimarrà nella storia. «Balleranno tutti. Anche i sassi». Il 4 settembre, a partire dalle ore 22.30, Rai 1 trasmetterà per la prima volta il concertone della Notte della Taranta.

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