Dante a 700 anni dalla sua morte: mostre, teatro, convegni e la lettura di Benigni

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Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

Tempo di lettura stimato: 4 minutiNel settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri, il ministro della cultura Dario Franceschini ha presentato le iniziative scelte dal Comitato per le celebrazioni che si terranno in tutta Italia a partire dal 25 marzo, data in cui, con decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri, si celebra ogni anno la Giornata nazionale dedicata a Dante, il Dantedì. Ad aprire il programma il prossimo 25 marzo dal Quirinale sarà la lettura di un canto della Divina Commedia da parte dell’attore e regista Roberto Benigni. La lettura avverrà alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e verrà trasmessa in diretta Rai.

La presentazione della lettura di Dante a cura di Roberto Benigni

Franceschini: Dante ci insegna ad avere fiducia

«È un anno particolare e anche in questo momento Dante aiuta a sentirci comunità nazionale e insegna ad avere fiducia. Per quest’anno dovremo avere in mente l’ultimo verso dell’Inferno che deve essere di monito, di insegnamento e di speranza: “E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Siamo tutti in attesa di riveder le stelle, ascoltare musica, vedere teatro, guardare cinema insieme nelle meravigliose piazze italiane». Così Dario Franceschini sabato scorso ha presentato, in una conferenza stampa on line, il programma delle iniziative insieme al presidente del Comitato per le celebrazioni di Dante Carlo Ossola, alla segretaria generale del Comitato Maria Ida Gaeta, al sottosegretario di Stato del ministero della Cultura Lucia Borgonzoni, al presidente delle Scuderie del Quirinale Mario De Simoni, al sindaco di Firenze Dario Nardella, al sindaco di Ravenna Michele de Pasquale, al sindaco di Verona Federico Sboarina e alla direttrice di Rai Cultura Silvia Calandrelli.

Mostre, spettacoli, letture, festival culturali

Sono 104 i progetti finanziati dal Comitato, circa 400 quelli patrocinati. I progetti finanziati prevedono 19 convegni e seminari nazionali e internazionali, 34 mostre, 10 pubblicazioni, 36 spettacoli e 4 cammini nei luoghi danteschi, 2 assegni di ricerca, 3 corsi di scuole estive nazionali per i docenti delle superiori e la composizione di un’opera lirica. Ben 43 i Festival Culturali italiani «uniti sotto un unico progetto, chiamato “Piazza Dante. Festival in rete”», ha illustrato Maria Ida Gaeta.

Pompei ospita la “Commedia Divina”

Tra questi il progetto triennale “Commedia Divina” di cui è capofila l’Associazione Teatrale Pistoiese. «Il progetto prevede la rielaborazione scenica del poema dantesco, sulla base delle tre drammaturgie che Federico Tiezzi chiese nell’89 a tre grandissimi personaggi della cultura italiana, ovvero Edoardo Sanguinetti per l’Inferno, Mario Luzi per il Purgatorio e Giovanni Ciucci per il Paradiso», continua la segretaria generale del Comitato per le celebrazioni Dantesche. L’inaugurazione di questa importante iniziativa si terrà a luglio nel Teatro Grande del Parco archeologico di Pompei e poi proseguirà in tour in tutta Italia.

Dante nei teatri e nell’arte contemporanea

Anche altri teatri nazionali hanno aderito con una serie di iniziative, come quello di Roma che ha scelto di celebrare Dante puntando sul linguaggio teatrale e sul dialogo con le nuove generazioni con numerosi laboratori di coinvolgimento scolastico. Non manca infine l’arte contemporanea. “’La Vita Nova. L’amore in Dante nello sguardo di dieci artiste contemporanee’, è una mostra che darà spazio alla creatività femminile in campo artistico», spiega la Gaeta, elencando nomi noti del panorama artistico femminile, come Letizia Battaglia, Elisa Montessori, Elisabetta Benassi, Rä di Martino tra le altre, in un progetto a cura di Alessandra Mammì. Le loro opere saranno in mostra al Museo Barracco Braschi di Roma, per poi partire alla volta di altre città italiane.

Photo by Birmingham Museums Trust on Unsplash

A ottobre la mostra alle Scuderie del Quirinale

Bisognerà invece attendere il 5 ottobre per ammirare le opere della grande mostra “Inferno”, a cura dell’Accademico di Francia Jean Claire, che verrà allestita alle Scuderie del Quirinale di Roma. Si ipotizza l’esposizione di circa 180 opere provenienti da tutto il mondo, ma le trattative, come ha spiegato il presidente delle Scuderie, sono ancora in corso. La mostra si snoderà per le dieci sale delle Scuderie indagando le tante interpretazioni nei diversi stili artistici. In due sale, ha spiegato Mario De Simoni, «ci sarà una traslitterazione dal cielo alla terra». Infine, «la mostra si chiude con l’evocazione dell’idea di salvezza che Dante affida all’ultimo verso della cantica, quindi uscimmo a riveder le stelle».

Borghi e Cammini danteschi

Spazio anche al “turismo lento”, e alla riscoperta di luoghi legati alla vita di Dante attraverso iniziative che facciano emergere l’essenza e l’anima profonda dei luoghi danteschi. Si attraverseranno anche i paesaggi italiani con i “Cammini di Dante”, dando lustro a tutti quei luoghi che per l’Alighieri sono stati fonte d’ispirazione. Passeggiate itineranti con l’ausilio di attori e la partecipazione attiva del pubblico, visite guidate, escursioni, conversazioni, reading letterali e musicali, performance teatrali, presentazioni di libri, eventi gastronomici, attività per famiglie e bambini accompagneranno i curiosi alla scoperta dei borghi del Mugello, del Casentino, del Faentino e di Brisighella sulle orme di Dante a partire, si spera, dal mese di maggio.

Il racconto dell’esilio a Ravenna e a Verona

Dal 24 aprile al 4 luglio 2021 la chiesa di San Romualdo di Ravenna ospiterà la mostra “Dante, gli occhi e la mente. L’arte al tempo dell’esilio”. L’intero itinerario sarà presentato attraverso l’esposizione di varie opere suntuarie, di sculture di Giovanni Pisano, Arnolfo di Cambio, di manoscritti miniati, pitture, elementi di oreficeria e preziosi tessuti, articolati all’interno di sezione dedicate alle diverse tappe dell’esilio di Dante. Dal 23 aprile al 3 ottobre 2021 si terrà invece la mostra “Tra Dante, Shakespeare e il mito di Verona”, che valorizza il ruolo di Dante Alighieri come padre della moderna civiltà europea, il suo influsso sulle arti figurative e l’eredità culturale lasciata dal Poeta a Verona, città che fu per Dante il «primo… refugio e ‘l primo ostello» nel 1303. E dove egli beneficiò della «cortesia del gran Lombardo», Bartolomeo della Scala e poi di Cangrande della Scala, cui il Poeta fu legatissimo, tanto da dedicargli la terza cantica della Commedia. Dal fulcro espositivo presso la Galleria d’Arte Moderna a Palazzo della Ragione il percorso si articola attraverso i luoghi veronesi della vicenda di Dante tra cui : Sant’Elena, Biblioteca Capitolare, Palazzo della Ragione, Palazzo del Capitanio, Palazzo della Provincia, Palazzo della Prefettura, Piazza dei Signori, Arche Scaligere, San Fermo, Santa Eufemia, Santa Anastasia, Basilica di San Zeno. L’itinerario si conclude al Museo di Castelvecchio con la sezione espositiva Dante negli archivi. L’Inferno di Mazur: 41 acqueforti e acquetinte che Michael Mazur (1935-2009) produsse ispirandosi alla prima cantica della Commedia.

Alla scoperta del Dante politico

Perché studiare Dante a 700 anni dalla sua morte? Perché non c’è migliore occasione di questo grande rispolvero del Sommo Poeta per conoscere anche le sue opere “minori”. A scuola si studiano soprattutto la Divina Commedia e la Vita Nova, ma il Dantedì 2021 è l’occasione ghiotta per allargare e approfondire la conoscenza dei suoi trattati “civili”. Come ad esempio il “De Vulgari Eloquentia” (1303-05), in cui Dante sostiene l’inderogabilità della padronanza linguistica, condizione indispensabile per la realizzazione della “cittadinanza attiva”. O come il Convivio (1304-07), in cui Dante sottolinea l’irrevocabile necessità di una formazione adeguata e mirata per chi aspira a ricoprire cariche politiche. E, soprattutto, il “De Monarchia” (1312-13, periodo post esilio), trattato storico politico scritto ancora in latino e suddiviso in tre libri, condannato dalla Chiesa e bruciato nel 1329.

In “De Monarchia” Dante perora la causa della divisione di compiti tra Stato e Chiesa, in quanto l’ingerenza della seconda nelle competenze del primo determina quella che oggi definiamo la “deriva istituzionale”. Profetica l’elencazione dei meccanismi perversi dell’azione politica: dalla macchina del fango (Pier delle Vigne, Manfredi) alla comoda neutralità (gli ignavi), dalla faziosità radicalizzata (guelfi bianchi e neri) all’interessato cambio di schieramento (cardinal Ruggieri) fino alla duplice morale pubblica e privata. Il poeta fiorentino risulta spietato nell’indicare nell’avidità, “la lupa”, la causa della decadenza della società. Dante guardava all’impero romano e alla monarchia illuminata come al rimedio dei mali dell’epoca. Chissà, sette secoli dopo, a quale tipo di governo anelerebbe.

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