Dai musei aperti alla capitale del libro: ecco come la cultura è diventata protagonista nei territori

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Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

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Foto di StockSnap da Pixabay

Difficile ricordare a memoria tutte le iniziative che il ministro alla Cultura più longevo della storia d’Italia, Dario Franceschini, ha promosso da quando siede sulla poltrona di via del Collegio Romano. Se si esclude la breve parentesi del primo governo Conte, infatti, Franceschini è stato ministro per i Beni e le attività culturali e il turismo (Mibact) dal 22 febbraio 2014 al 12 dicembre 2016 con il governo Renzi, dalla fine del 2016 fino al 1° giugno 2018 con il governo Gentiloni, dal 5 settembre 2019 a oggi con i governi Conte bis e Draghi. Da febbraio 2021 però il suo ministero si chiama MiC, ministero alla Cultura, in quanto il turismo è stato scorporato dal dicastero.

Il ministro Dario Franceschini (beniculturali.it)

Dai musei aperti gratis al jazz eccellenza italiana

L’esordio di Franceschini non è passato inosservato. Con il decreto del 27 giugno 2014 n. 94 il Ministero dei Beni e delle attività culturali (MiBact), allora guidato appunto da Franceschini, stabilì che, a partire dal primo luglio di quell’anno, «la prima domenica di ogni mese è libero l’accesso a tutti gli istituti ed ai luoghi della cultura di cui all’articolo 1, comma 1” del decreto ministeriale 507 dell’11 dicembre 1997». Ovvero «monumenti, musei, gallerie, scavi di antichità, parchi e giardini monumentali dello Stato». Vale a dire 486 sedi dalle Alpi all’Etna che aprivano gratuitamente non solo a turisti e appassionati d’arte, ma a famiglie e stessi residenti di città d’arte che, spesso, non erano neanche a conoscenza del grande patrimonio culturale presente a casa propria. Il successo fu a dir poco dirompente, tanto che da subito aderirono all’iniziativa anche centri e musei privati. Un’altra iniziativa che ha distinto la presenza di Franceschini al dicastero della cultura è stata la legge che nel 2017 ha riconosciuto e finanziato l’eccellenza del jazz italiano: un contributo straordinario di un milione di euro all’anno alla Fondazione “Umbria Jazz” di Perugia. Un riconoscimento che ha affiancato per importanza il festival jazz alla Fondazione Rossini Opera Festival, al Festival Pucciniano di Torre del Lago, al Festival dei due Mondi di Spoleto, alla Fondazione Ravenna Manifestazioni, a Romaeuropa Festival e alla Fondazione Teatro Regio di Parma. Alla legge ci si è arrivati dopo che, nell’estate del 2015, Franceschini aveva avuto modo di apprezzare i protagonisti del jazz italiano inventando, insieme al direttore artistico Paolo Fresu, l’evento “Il jazz italiano per L’Aquila”, per riportare turismo culturale nel capoluogo abruzzese ancora ferito dal terremoto del 2009.

Pat Metheny a Umbria Jazz, foto di Marcello Migliosi da Pixabay

Dalla capitale italiana della cultura al premio nazionale del paesaggio

Per bilanciare il prestigio del concorso riservato alla Capitale europea della Cultura, nel 2014, anno in cui Matera viene appunto designata Capitale europea della Cultura 2019, il Mibact decide di creare anche un riconoscimento per la Capitale italiana della Cultura. La prima città designata, nel 2015, è stata Ravenna; quest’anno spetta a Parma, mentre nel 2022 capitale italiana della cultura sarà Procida. Due anni più tardi, siamo nel 2016, con Decreto Ministeriale numero 457, il Mibact istituisce il Premio nazionale del Paesaggio, che viene conferito al progetto individuato quale candidato italiano al Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa. Quest’anno il riconoscimento è stato assegnato alla Val d’Astino, Bergamo. Il vulcanico ministro non si ferma qui: l’amministrazione di musei e parchi archeologici italiani si apre al mondo, con direttori stranieri che vengono selezionati attraverso bandi europei, dove pesano soprattutto meriti e risultati. Quindi ha in cantiere altre iniziative di grande importanza culturale che prenderanno vita nel 2020: il Dantedì – giornata nazionale dedicata all’opera di Dante Alighieri – e il Premio Art Bonus, riconoscimento simbolico assegnato ai mecenati che sostengono le spese di restauro, manutenzione e conservazione di opere d’arte pubbliche.

La lettura alla base del riscatto culturale e sociale

Restiamo al 2020, quando il ministro Franceschini partorisce la legge 13 febbraio 2020 numero 15 per la promozione e il sostegno della lettura. Il titolo di Capitale Italiana del Libro viene conferito alle città che si distinguono per le attività di promozione dei libri, e il primo anno a vincere è la città di Chiari, in provincia di Brescia, particolarmente colpita dalla pandemia. La città vincitrice riceve un finanziamento pari a 500mila euro per la realizzazione di progetti. Un po’ come accaduto per il titolo di Capitale Italiana della Cultura – che ha tratto “ispirazione” da quello di Capitale Europea –, anche questa nuova iniziativa del Ministero sembra ricalcare le orme di un titolo internazionale, ovvero quello di Capitale Mondiale del Libro, assegnato ogni anno dall’Unesco alla città che si è particolarmente distinta per la qualità dei programmi rivolti alla promozione del libro e della lettura. Fondato nel 2001, in venti anni il riconoscimento dell’Unesco è andato una sola volta all’Italia, nel 2006, a Torino e Roma a pari merito.

Maria Limardo, sindaco di Vibo Valentia

Vibo Valentia capitale del libro 2021

Quest’anno il riconoscimento è stato assegnato alla città di Vibo Valentia, in Calabria, che ha battuto in finale le altre candidate Ariano Irpino, Caltanissetta, Campobasso, Cesena e Pontremoli. Alla notizia data in diretta dal ministro, il sindaco vibonese Maria Limardo ha pianto per la commozione. «È un riscatto per la nostra comunità», ha detto il sindaco «città sempre ultima in tutte le graduatorie, ma che stavolta risulta orgogliosamente prima. Qui c’è tanta bella gente, gente che legge. E che scrive. Così ora siamo agli onori della cronaca: quella bella». Molto soddisfatto Franceschini della scelta fatta dalla giuria presieduta dall’autore, libraio e direttore delle librerie Feltrinelli (fino al 2000) Romano Montroni: «Una bellissima competizione: 23 città, 6 finaliste, una vincitrice. Tutti insieme per sostenere il libro e la lettura. Dopo Chiari e Vibo Valentia, seguiranno per tanti e tanti anni altre città». Questa la motivazione della giuria che ha scelto il progetto di Vibo Valentia: «La città prescelta si è distinta per la qualità delle iniziative presentate, esposte con una chiarezza in cui si fondono rigore ed entusiasmo: “L’idea di base”, era scritto nell’introduzione al progetto che ha vinto, “è di far entrare prepotentemente il libro nella vita delle persone”. Un concetto che, siamo certi, verrà tradotto in comportamenti virtuosi, destinati a lasciare un’impronta duratura. La giuria ha dunque scelto all’unanimità come Capitale del libro 2021 la città di Vibo Valentia, premiando il programma che più degli altri sembra efficace per diffondere e promuovere i libri e la lettura».

Con il Recovery Fund tanti eventi e più interventi

C’è da scommettere che, per tutta la durata del governo Draghi, il ministro Franceschini produrrà altre iniziative per promuovere e sostenere ancora maggiormente la cultura, grazie anche ai fondi del Next Generation EU. Ma, proprio per quello che è accaduto con la pandemia, è molto probabile che l’attenzione dell’avvocato cassazionista con la passione per la cultura (ha iniziato a impegnarsi come amministratore nel 1994, quando fu nominato assessore alla cultura della sua città, Ferrara) si concentri non solo sugli eventi, ma anche sul consolidamento della rete delle strutture di produzione, oltre che sul finanziamento della riorganizzazione degli spazi chiusi. Si tornerà a parlare di distretti culturali e di governance digitale, della necessità di investire più risorse sui territori, anche attraverso il mecenatismo. Una rete di protezione necessaria per garantire ai lavoratori del settore di non fermarsi mai più.

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