Quanto sono sostenibili i ricordi?

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La vita di ognuno di noi è scandita dai ricordi. Senza memoria, storica e personale, noi, né la nostra vita, saremmo niente. Ma quanto influiscono i ricordi nella nostra vita? Ci aiutano davvero o sono un ostacolo per vivere bene?
Rispondere a queste domande non è forse così scontato. È chiaro che l'accezione positiva o negativa di un ricordo riguarda la soggettività della persona che lo rivive. Quindi ci saranno ricordi belli e ricordi brutti, detto molto semplicemente. Eppure questa visione bianco/nero della memoria non è poi così corretta.

Photo by Laura Fuhrman on Unsplash

L'importanza dei ricordi.

Se volessimo citare il giovane favoloso, per dirla con Martone, cioè Giacomo Leopardi, dovremmo ricordarci che, nonostante la sua vita, soprattutto l'infanzia e l'adolescenza, siano state tristi e dolorose, con solo brevissimi sprazzi di felicità, il poeta illustre mai dimenticò l'importanza dei ricordi, arrivando a sostenerne la bellezza nonostante il ricordo fosse triste e nonostante la sofferenza perdurasse nel presente:

(…)
E pur mi giova
la ricordanza, e il noverar l'etate
del mio dolore.
Oh come grato occorre

nel tempo giovanil, quando ancor lungo
la speme e breve ha la memoria il corso,
il rimembrar delle passate cose,
ancor che triste, e che l'affanno duri!
(Giacomo Leopardi)

Questo ci dice Leopardi alla fine della meravigliosa poesia Alla luna, scritta a Recanati nel 1820. Non importa che il ricordo sia triste, non importa che la sua vita perduri nell'affanno: sempre occorre grato al poeta il ricordo del suo passato e della sua giovinezza.
E se escludiamo casi patologici, malattie neurodegenerative, psicosi ecc., tutti hanno dei ricordi del passato, chi più, chi meno. Curioso il caso di un uomo, Solomon Shereshevsky, che venne studiato e riportato dallo psicologo sovietico Aleksandr Romanovič Lurija, considerato il padre della neuropsicologia. Il caso, descritto nel libro Viaggio nella mente di un uomo che non dimenticava nulla, racconta di un russo dotato di una memoria prodigiosa, che riusciva a ricordare complesse formule matematiche senza comprenderle, poemi in lingue straniere ed enormi griglie di numeri. Ma la cosa incredibile è che queste informazioni non andavano perse dopo poco, bensì si consolidavano nella sua memoria a lungo termine. Alla base di questi incredibili poteri della memoria c’è la cosiddetta sinestesia sensoriale (da due vocaboli greci e cioè sin: insieme e aestesis: senso o sensazione), fenomeno per cui l’esperienza di un senso, ad esempio l'olfatto, ne stimola un altro, ad esempio la vista, associando elementi appartenenti a campi sensoriali diversi.
In questo modo l'uomo riusciva ad immagazzinare quantitativi immensi di dati senza peraltro mai perderli. Chiaramente la vita di Solomon era molto particolare ed essendo un uomo strano ed impacciato per altri versi la sua non fu una vita così facile e bella come potremmo immaginare.

Photo by Simson Petrol on Unsplash

Torniamo ora alla normalità, alla persona media che vive, si emoziona, e, passato del tempo, ricorda.

Siamo sicuri che i ricordi siano innocui?

Probabilmente no. Essi si aggirano nella nostra mente, a volte risvegliati ed evocati anche da elementi all'apparenza non inerenti al ricordo stesso: pensiamo alla nota Madeleine di Proust, efficacemente (di)spiegata in immagini nella scena della ratatouille assaggiata al ristorante dal critico Egon nel film che porta il titolo di quel piatto colorato e saporito.

La nostalgia.

I ricordi ci possono alleviare la giornata, ma possono anche gettarci a terra, schiacciandoci sotto il peso di un passato mai dimenticato e a volte ingombrante. Anche e soprattutto per quel che riguarda le storie d'amore. La nostalgia di persone, luoghi, circostanze può farci terribilmente soffrire se quel passato non è stato rielaborato a dovere. Non a caso nostalgia viene dal greco nostòs: ritorno e algòs: dolore. Nella nostalgia soffriamo infatti perché vorremmo che qualcosa o qualcuno tornassero. E questo lavorio della mente talvolta ci appare poco sostenibile, poco gestibile nella vita quotidiana quando non siamo in grado di relegare le emozioni e i periodi della nostra vita al loro posto. E allora soffriamo e talvolta non riusciamo ad andare avanti, ci arrovelliamo in un presente che sembra sempre sfuggirci, facendoci domandare se avremo fatto le scelte giuste o se forse non dovremmo invece ricominciare tutto da capo.

Photo by Lindsay Moe on Unsplash

Ricordi? il film.

Un film appena uscito nelle sale, indaga e mette in scena questa tematica in maniera originalissima.
"Ricordi?" di Valerio Mieli: di impegnativa fruizione, forse, ma pellicola molto valida che mostra tanti piani di realtà appartenenti a tempi differenti, incastrati tra loro in maniera sapiente da un montaggio straordinario. Questo è sicuramente un film mentale, o psicologico, dove non è tanto la storia, ad essere straordinaria. Straordinario è il modo, appunto, di narrarla. E questo è in fondo quello che fa la differenza in un romanzo, in un racconto, in un quadro o in un film, appunto, dandocene la caratura.

La trama è banale, se vogliamo: lei è una giovane insegnante allegra e solare, pura nella sua ingenuità e dolcezza. Lui, un giovane affascinante professore universitario di storia romana, cupo, difficile, tormentato. La loro complementarietà li fa attrarre subito, una sera d'estate, ad una festa su un'isola del Mediterraneo. Il film è la loro storia d'amore, infatti alla fine questo è un film sull'amore, sui ricordi, sulla vita. Proustiano, joyciano. Che ricorda altri film, da Se mi lasci ti cancello di Michel Gondry a The tree of life di Terrence Malick e molto altro.

E c'è tanta acqua in questo film. Il nuotare (spesso inquadrato da bellissimi plongées, ovvero inquadrature dall'alto , come da un occhio che guardi dal cielo) ritorna spesso. Metafora della (ri)nascita e della vita e il fluttuare dei ricordi. Come c'è tanta vita dentro ogni storia d'amore. Ma non solo la vita di una storia d'amore: anche le vite dei personaggi, e di tutto ciò che ruota loro intorno. Ci sono tutti i ricordi, quelli che lei dice che sono belli, mentre lui dice che invece mentono, perché ci fanno sembrare belle, cose che non lo erano. Quelli che ci fregano, che ci fanno ricordare cose che non c'erano; che ci fanno scambiare un partner con un altro nella memoria. Ricordi che vorremmo dimenticare, senza riuscirci. E non ce ne accorgiamo, ma è vero che ognuno di noi ha vissuto così tante cose e ha così tanti ricordi, che ci vorrebbe un'altra vita per raccontarli tutti. E questi si affastellano nella mente, ci sorprendono mentre non ce l'aspettiamo, ci tormentano o ci fanno compagnia, ma sono sempre lì, dentro di noi. E un po' alla maniera di Joyce, viaggiano in un flusso di coscienza nella nostra mente in ogni momento della nostra esistenza. Non sempre è facile conviverci, ma solo se sapremo porre al loro posto, nella scatola del passato, i nostri ricordi, accettandoli, sorridendone, ricercandoli anche ma senza rammarico, allora potremo vivere serenamente il nostro presente, la nostra vita, i nostri affetti.

"È che le cose sono belle, perché finiscono", dice lei a metà film.
No, ribatte lui: "le cose sono meno belle perché ci angosciamo che finiranno".
E, forse, hanno ragione entrambi.

Photo by Gemma Evans on Unsplash

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Angela Guardato
Angela Guardato

Docente di Lettere. Scrittrice. Curiosa. Ha pubblicato il libro di poesie: "Se sapessi contare".


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