Le principesse Disney cominciano a mostrare gli attributi. E si salvano da sole

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Patrizia Chimera
Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 5 minutiI tempi cambiano. Lo dicono anche i vecchietti che, braccia dietro alla schiena osservando un nuovo cantiere che ha aperto in città, ci tengono a precisare che le cose oggi sono molto diverse. Non ci sono più le mezze stagioni. Non c’è più rispetto per i capelli bianchi. E non ci sono più le principesse Disney di una volta.

C’era una volta Biancaneve, una principessa nata da un impero che fino ad allora si era fondato sulle storie di un topo antropomorfo (tra l’altro, tanti auguri Topolino: da 90 anni sei sulla cresta dell’onda). Non è nata in un periodo facile.

principesse disney
Photo by Mikael Kristenson on Unsplash

Era il 1937, il mondo si cominciava a svegliare da una guerra mondiale terrificante che aveva spazzato via una generazione. Servivano un po’ di sano ottimismo e un pizzico di bontà. Anche perché da lì a poco l’umanità avrebbe dovuto fare i conti con un altro terribile conflitto.

Biancaneve era l’emblema dell’ingenuità.

Buona da far venire il diabete. Si fidava sempre di tutto e di tutti. Tanto da accettare una mela da una vecchietta che si vedeva lontano un miglio che non prometteva nulla di buono. Sembra morta, i nani la piangono per lungo tempo e poi arriva lui, il principe azzurro che avrebbe bisogno di lezioni di moda e di stile, che la bacia e la fa tornare in vita.

Il solito clichè. La bella principessa salvata dal suo principe. Anche in Cenerentola le cose sono più o meno le stesse. La fanciulla che sogna a occhi aperti un futuro migliore, visto che la vita non le ha riservato un granché, riesce ad andare a palazzo e per poco non si lascia sfuggire l’occasione della vita per una scarpa.

Ma niente paura, è un film Disney e il lieto fine è assicurato.

Il principe non si dà per vinto, la cerca in lungo e in largo provando scarpe nei piedi femminili di tutto il regno (un po’ feticista come scena, in realtà) e poi la trova. E la porta via dal suo triste destino.

Nella Bella Addormentata nel Bosco le cose vanno ancora peggio. Ti hanno detto di non toccare il fuso. Non lo toccare! Che poi ti addormenti per 100 anni e insieme a te tutto il regno. Dormire fa bene, ma così è troppo. Ah già, contavi anche tu sul principe Filippo pronto ad affrontare ogni pericolo pur di darti il bacio che ti farà risvegliare. Ai tempi del movimento #MeToo c’è anche chi lo ha accusato di molestie nei suoi confronti: chi ce lo dice che Aurora fosse consenziente?

sirenetta
Photo by Nsey Benajah on Unsplash

Siamo nel 1959 e ancora la bella principessa è quella da salvare. Qualcosa comincia a cambiare 30 anni dopo, quando arriva sul grande schermo Ariel, la Sirenetta che sogna di avere due gambe per stare accanto al principe Eric. In quel caso lei cerca di risolvere i suoi problemi da sola, anche se alla fine a tirarla fuori dai guai è sempre il principe Eric, che trafigge il cuore di Ursula. Ma in realtà era stata lei per prima a salvare il principe dal naufragio, quindi sono di fatto pari! Ariel è più intraprendente, almeno ci prova a risolvere i suoi guai. Che poi si sa, sbaglia chi fa.

Le principesse Disney cominciano a mostrare gli attributi.

E la conferma di questa svolta epocale ci arriva dalla protagonista del film del 1991. Belle non è come le altre. Non aspetta che il principe o il valoroso condottiero, nel dettaglio Gaston, la porti via da quel villaggio che le sta un po’ stretto. Lei prima salva il padre, poi la Bestia e tutto il castello, dimostrandoci che oltre all’aspetto c’è di più.

E salva anche le principesse Disney.

E nata una nuova figura femminile, un nuovo esempio per le bambine di tutto il mondo che vengono invitate a rimboccarsi le maniche per crearsi il proprio futuro. Un bel messaggio dopo anni di principi che salvano le principesse.

Photo by sydney Rae on Unsplash

E se per una volta la principessa si salvasse da sola?

Mulan e Merida (del film d’animazione Ribelle) hanno finalmente sdoganato la figura dell’eroina femminile, che ora è veramente protagonista del suo destino. La prima salva la Cina. E scusa se è poco. La seconda si ribella al destino che è stato scritto per lei. E in un certo senso anche Rapunzel si dà parecchio da fare. Come sa difendersi lei con una padella, non lo sa fare nessuno.
Che poi un esempio di principessa che non aspetta di essere salvata lo abbiamo sempre avuto in casa nostra. Ricordi gli anni Novanta e le vacanze di Natale con Fantaghirò? Il personaggio interpretato da Alessandra Martines può essere considerato come una nonna o una zia delle moderne principesse Disney. Prova a rivederlo oggi, tralasciando gli effetti speciali che agli occhi dello spettatore moderno possono sembrare banali. E capirai che rivoluzione è stata per le bambine dell’epoca!

È in Frozen, però, che la Disney ci dimostra che è possibile proporre ai bambini (e non solo alle bambine, badate bene) storie con protagoniste femminili forti. Che funzionano lo stesso: incredibile vero? Le sorelle Elsa e Anna devono contare solo sulle loro forze. E alla fine non è il bacio del vero amore a risolvere il gelido problema che si è creato. Ma l’amore tra sorelle.

Certo, ci sono dei personaggi maschili. Ma il principe in questo caso si rivela un meschino doppiogiochista. Mentre Kristoff, venditore di ghiaccio cresciuto dai Troll che ha come migliore amico una renna, è più una spalla sulla quale Anna può contare sempre.

Le bambine, finalmente, possono immedesimarsi in figure femminili carismatiche.

Che non aspettano più in una torre di essere salvate. Ma agiscono. E non è cosa da poco nel mondo delle fiabe. Agiscono come Vaiana, protagonista di Oceania. Lei stessa nel cartone ci tiene a precisare che non è una principessa. Ma è la figlia del capo del villaggio. E affronta il mare e le avversità per salvare il suo popolo e per esaudire il suo sogno.

Anche nel nuovo film Ralph Spacca Internet le principesse Disney le possiamo ammirare sotto un’altra luce. Più umana, meno fantastica e fatata. Finalmente sono proprio come noi, con pregi, difetti, aspettative. E prima di entrare in scena indossano la tuta!

Altro che aspettare in una soffitta parlando con topi e uccellini, sperando che il sogno diventi realtà. Bambine, ragazze, donne, rimbocchiamoci le maniche. Sembra essere questo il nuovo messaggio della Disney. E non solo della Disney.

Alzi la mano chi conosce la Barbie.

È la bambola più famosa al mondo. Che nel corso della sua vita ha provato centinaia di lavori. Insoddisfatta nella vita? No, ama misurarsi con nuove esperienze.
E se all’inizio, ben 50 anni fa, anche lei era vittima dello stereotipo della donna bionda che ama la moda e i trucchi, con il passare degli anni si è emancipata. Già negli anni Sessanta Barbie faceva l’astronauta. E sappiamo bene quanto sia difficile per una donna emergere nel mondo delle scienze. Fortuna che in Italia abbiamo un bell’esempio: AstroSam è rimasta nei nostri cuori, non è vero?

Man mano che passavano gli anni, Barbie ha sempre incarnato lo spirito della società che cambiava. Le donne prendevano più consapevolezza dei loro diritti in un mondo maschilista? E lei seguiva l’onda femminista, diventando un esempio sempre più forte.

Con le bambole le bambine si immedesimano e giocano a inventarsi storie che possono aiutarle a esprimere chi sono e quello che desiderano dalla vita. La Mattel allora compie un ulteriore passo in avanti, proponendo delle bambole in stile Barbie che si ispirano a grandi donne del passato e del presente che hanno cambiato il mondo (2018).

Sara Gama, Patty Jenkins, Chloe Kim, Bindi Irwin, Nicola Adams, Çağla Kubat, Hélène Darroze, Hui Ruoqi, Leyla Piedayesh, Lorena Ochoa, Martyna Wojciechowska, Xiaotong Guan, Yuan Yuan Tan e Vicky Martin Berrocal. La collezione Inspiring Women vuole proprio proporre un nuovo modello.

Sheroes
Photo by Mattel

Ricordando alle bambine che possono essere tutto ciò che desiderano.

I maschietti hanno i supereroi, le bambine le Sheroes, come vengono definite. Anche i nuovi personaggi femminili della Marvel, più forti e delineati, sono un altro tassello di questa rivoluzione “femminista” per le più piccine. Come lo è stato il libro cult “Storie della buonanotte per bambine ribelli, a cui poi è seguito per par condicio quello per i bambini ribelli, ma anche un progetto appena lanciato su Kickstarter, Who’s She, l’indovina chi per imparare a conoscere e riconoscere le grandi donne della storia.

Le principesse non sono più quelle di una volta. Le Barbie non sono più quelle di una volta. Anche i giochi non dovrebbero esserlo più: basta distinzione tra giochi per bambini e giochi per bambine.

Basta etichette, stereotipi, classificazioni.

Libertà di essere è la parola d’ordine. Sogna in grande principessa, ci esorta la Disney. Quasi a voler sottintendere che non dobbiamo più aspettare il principe azzurro. Perché il bacio del vero amore è quello che ogni mattina ci diamo davanti allo specchio: poi viene tutto il resto, ma prima dobbiamo imparare ad amarci. E le bambine devono imparare a fare lo stesso.

Ma per fortuna i buoni esempi non mancano, basta solo ricordarli un po’ di più!

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