Abbiamo ancora bisogno di Mary Poppins?

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Monia Donati
Monia Donati
Giornalista pubblicista, esperta in comunicazione e marketing, curiosa del mondo.

Tempo di lettura stimato: 4 minutiLa risposta è sì. Nel testo che segue ti spieghiamo il perché.

Se come noi hai visto almeno più di tre volte la nanny che piove dal cielo con sciarpone, ombrello nero e margherite nel cappello, se almeno una volta hai canticchiato “basta un poco di zucchero e la pillola va giù” o ti sei divertito a sciogliere la lingua decantando “Supercalifragilistichespiralidoso”, allora sai già di chi stiamo parlando.

Ma perché è attualissima e perché ci piace?

Invidia estrema a parte per la sua borsa incredibile, da cui estrae nell’ordine: un attaccapanni, uno specchio, una pianta, una lampada pied a terre, un paio di scarpe con il tacco, uno specchietto portatile, un soprabito, un metro, per non parlare di come riordina e fa le pulizie, schioccando le dita che poi “hop! Il gioco vien” dice lei, ci piace perché canta, balla, ci fa sorridere e ci trasporta in un mondo ricco di magia.

E, diciamocelo, è un po’ sopra le righe.

Frequenta uno spazzacamino artista tuttofare, Bert, con cui entra nei disegni fatti con il gesso, per poi ballare con dei pinguini, se ne frega dei legami contrattuali e afferma che farà un periodo di prova per poi decidere se accettare il posto, porta i bambini dallo zio Albert e con lui si intrattiene per un tè sul soffitto dagli effetti a dir poco esilaranti.

E poi Mary Poppins non se le manda a dire, lei ciga.

Chiudi la bocca, Michael, non sei un merluzzo”, o da vera donna di mondo: “Oh, promessa da marinaio. Presto fatta, presto dimenticata”. È zelante, un po’ narcisa: “Come supponevo: “Mary Poppins. Praticamente perfetta sotto ogni aspetto“, e non perde mai di vista il suo ruolo: “Non giudicare mai le cose dal loro aspetto”, forse uno degli insegnamenti più grandi del film e del personaggio.

Mary Poppins incarna una figura che milioni di famiglie vorrebbero a casa.

Ha garbo e compostezza english, cortesia da bambinaia come da immaginario collettivo, anche se, è esigente, permalosa e a volte pure brusca.
E siamo sicuri che in tempi in cui si va a parlare con la maestra se mette una valutazione che non è quella che ci aspettavamo, non per comprendere, ma più spesso per disapprovare, ci piacerebbe avere questa nanny in casa?
Mary Poppins insegna l’importanza dell’immaginazione, della fantasia.
Ci spinge a fare il nostro dovere, ma anche a divertirci nel farlo.

Photo by glacika56 on Pixabay

Tutto parte dal libro di P. L. Travers (1934), poi il film con Julie Andrews (1964), i musical a Londra (2004), a Brodway (2006) e in Italia (2018), la pellicola “Saving Mr. Banks” (2013) sulle sue origini, sempre a firma Walt Disney con Tom Hanks nei panni del grande Walt ed infine il ritorno nelle sale con Emily Blunt nel ruolo della nota nanny (“Il ritorno di Mary Poppins”, 2018).

Lo scenario sociale e familiare su cui si muove Mary Poppins è realtà d’altri tempi.

Siamo a Londra nel 1910, tempi di austerità, con un ammiraglio che con un cannone ricorda l’ora esatta, le suffragette e la loro battaglia per l’estensione di voto anche alle donne.

Ma la trama racconta anche la storia un padre severo, austero, affettuosamente assente, focalizzato sulle regole e l’economia familiare. Ed una madre più amorevole, ma sbadata e poco partecipe, che non si sente realizzata come donna ed investe energie e tempo su qualcosa che pensa possa gratificarla. Conosci qualche famiglia così? Ti viene in mente nessuno?

E i due bambini? Nessuno se li caga e sono insubordinati, fanno fuggire le tate, pestiferi, probabilmente feriti.
Poi arriva lei, piovuta letteralmente dal cielo: libertà nella regola, magia nell’ordine. Lei che ti fa prendere le medicine al sapore di lampone o menta, ti fa esprimere e non ti manda in punizione. Se ce ne fossero ancora, certo.

Photo by Alex Holyoake on Unsplash

Il successo dei musical e la riedizione del film confermano quanto il ruolo di Mary Poppins sia attuale.

Ma lo hanno ricordato anche le 8 edizioni del programma televisivo SOS Tata.

Pioveva dal cielo, mossa dal vento, Mary Poppins. Suona alla porta come Equitalia, Tata Lucia. Balli e canzone per la prima, regole appese e turni di guardia per la seconda.
A tratti scorbutica la prima, forse a dire il vero più tenera la seconda.

Mr. Banks cerca la tata con un annuncio sul Times (a cui si aggiunge l’annuncio scritto dai figli Jane e Michael), le famiglie di oggi arrivano alla tata lanciando un SOS.
Perché sono destrutturate, famiglie in cui si è persa autorevolezza dei ruoli ed il potere è detenuto spesso dagli under.
Ma se quelle stesse mamme mettono in dubbio la credibilità ed autorità della maestra, una fra molti, come possono poi pensare di essere autorevoli, verrebbe da dire?

Photo by stevepb on Pixabay

Mary Poppins arriva in una società dedita al dovere.

E ribalta il contesto con la magia e l’immaginazione, frapponendosi ad un modello di educazione patriarcale in cui la parola d’ordine era ubbidire ed i ruoli erano chiari, netti e definiti, così come la distanza fra di essi: la mamma non era amica e complice, il papà era babbo e ci si rivolgeva a loro dandogli del voi. A scuola il copione si ripeteva: entrava il maestro e si stava sull’attenti. Non si rispondeva, non erano concesse volgarità o ottemperanze. Pena la punizione. E se lo raccontavi a casa, beccavi anche un sonoro ceffone. La reiterazione non era gradita e se eri maschio, il collegio militare era dietro l’angolo.

Una società del fare dove i bambini aiutavano, rispettavano le regole, avevano chiaro il loro ruolo sociale attuale e futuro: i maschi collaboravano nel lavoro genitoriale paterno (campi, bottega,..), le femmine nei lavori domestici. A scuola si andava percorrendo lunghi tragitti senza essere accompagnati. La famiglia preparava futuri cittadini consapevoli ed operosi.

E pensiamo alla famiglia di oggi.

Fragile, allargata, sfilacciata, con figli deresponsabilizzati. E se prima la società era quella del dovere e del fare, oggi è quella del piacere. La tata del programma si lanciava in carrozza e con un intervento di emergenza rimetteva la famiglia sul giusto binario.
La baby sitter, part time, interviene per tappare i buchi più che per educare: preleva da scuola, fa fare i compiti, prepara un pasto caldo, qualche volta riordina anche, fa compagnia mentre si va a prendere un aperitivo, al cinema, al teatro, a fare festa perché ogni tanto ci vuole pure quello. Ed in questo contesto, che ruolo hanno i nonni? La tengono già tutto il giorno e per una sera in più potrebbero dare di matto. I nonni accudiscono, spesso viziano e fanno compagnia, ma più che altro all’interno della sicurezza e praticità delle mura domestiche.

Cappelli e cappotti – sollecitava Mary Poppins – È ora della passeggiata nel parco.”
io non voglio uscire dice Michael, voglio mettere in ordine la stanza” (ha appena finito di sistemare la cameretta schioccando le dita al suono di “basta un poco di zucchero” e ci aveva preso gusto).
E lei, implacabile: “lo sai che il troppo storpia. Hoplà. A passeggiar”.
E si scende scivolando per il corrimano.

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