Federico Fellini: Nulla si sa, tutto si immagina. Un poeta visionario attuale più che mai

Tempo di lettura stimato: 5 minuti

Nulla si sa, tutto si immagina.
Nel 2020 si celebra il centenario dalla nascita di Federico Fellini. Uno dei registi più iconici del cinema italiano. E internazionale.
Un regista visionario che ha saputo usare il mezzo cinematografico per raccontare storie e creare personaggi che oggi sono attuali più che mai.

Un viaggio nel suo immaginario per ricordare chi è stato Federico Fellini. E cosa rappresenta ancora oggi la sua poetica.

Cinema di Federico Fellini

Photo by John Moeses Bauan on Unsplash

Federico Fellini, un artista immortale.

Federico Fellini è nato il 20 gennaio del 1920 a Rimini. Ed è morto a Roma il 31 ottobre 1993. Regista, sceneggiatore, fumettista, scrittore italiano, è considerato uno dei massimi esponenti del cinema italiano. In 40 anni ci ha regalato veri e propri capolavori. Perle di cinema che ancora oggi sanno emozionarci e lasciarci sensazioni intense. Visione dopo visione.
Il primo film è Lo sceicco bianco del 1952. L’ultimo La voce della luna nel 1990. Nel mezzo decine di film (come La strada, Le notti di Cabiria, 8½ e Amarcord, vincitori del premio Oscar per il miglior film straniero) ricchi di personaggi passati alla storia e descritti abilmente dal regista che ha spesso sfruttato il linguaggio onirico e malinconico per rappresentare un mondo altro tra sogno e realtà, tra immaginario e concreto.

Personaggi, ambientazioni e storie di Fellini sono diventati negli anni iconici, simbolo di una cultura moderna tra contrasti, contraddizioni, problematiche che potrebbe sembrare appartengono solo ai suoi tempi.

Federico Fellini, Oscar

Federico Fellini e Giulietta Masina, nella loro casa dei Parioli, posano con l’Oscar riveuto per il film “La strada” – piano americano patrimonio.archivioluce.com data: 06.04.1957

Quanto sono attuali oggi quelle tematiche e quelle rappresentazioni?

Lo abbiamo domandato a Letizia Magnani, giornalista e scrittrice, che per lavoro ha studiato e approfondito la storia di Federico Fellini.
Letizia Magnani è autrice del libro “Grand Hotel: Rimini il mito“. Proprio al Grand Hotel di Rimini il maestro Fellini ha dedicato pagine indimenticabili nei suoi film, da “Amarcord” a “E la nave va”. E al Grand Hotel di Rimini amava soggiornare.  Considerava infatti il Grand Hotel la sua seconda casa.

“Sono molto più che attuali. La grandezza di Fellini sta nel fatto di essere classico, ma anche completamente transmoderno. Questo lo rende immortale. Ogni artista è figlio del suo tempo, ma per alcuni di questi è una definizione che non vale. Fellini è figlio del suo tempo, ma il suo tempo diventa in qualche modo dilatato. La percezione che noi abbiamo, anche in questi giorni in cui riusciamo finalmente a vedere anche in tv tutte le sue pellicole, è che quello che ci racconta è di assoluta modernità.
Questo anche perché i suoi personaggi sono iconici. Non è solo il fatto di immedesimarsi in quei personaggi, ma anche che le storie che quei personaggi raccontano sono talmente enormi, talmente fuori dal tempo e dallo spazio, che finiamo per immedesimarci nella storia stessa. Pensa ad Amarcord, a E la nave va… In fondo Fellini racconta sempre il viaggio, il sogno, il gioco, il circo. La sua dimensione è quella atemporale dell’immortalità“.

Dal cinema neorealista ai film che lo hanno consacrato nel mondo.

Il cinema di Federico Fellini parte da uno stile più neorealistico, per poi abbracciare alla fine della sua carriera, nei suoi lavori più “maturi”, nuovi linguaggi e nuovi approcci cinematografici, più contemporanei e moderni. Senza mai abbandonare la realtà, proponendo una visione onirica in cui appariva sempre come un sogno.
I suoi film celebrano secondo te il mezzo cinematografico come un mondo dove si creano sogni, che permette agli spettatori di essere accompagnato in realtà parallele senza distaccarsi troppo dalla realtà?

“Sicuramente sì. Io sono una giornalista e una scrittrice, non un critico cinematografico, ma quello che ho sempre notato in Fellini è che lui è sempre fuori dallo stile e dal tempo, pur partendo da stili e tempi molto chiari. Una cosa che mi ha sempre colpita è il fatto che lui faceva recitare non con le battute, ma ripetendo dei numeri, lavorando poi con il doppiaggio in post produzione. Un aneddoto che ci racconta molto su cosa volesse dire per lui produrre un film: era una sorta di meta-film, di meta-linguaggio. Anche la scelta di girare tutto nello studio 5 di Cinecittà e nulla in Romagna va in questo senso, nel voler ribadire che lui è il grande regista, il grande creatore della realtà. Lui è molto più che neorealista nei primi film, molto più di un regista maturo, quasi melanconico, negli ultimi film. La sua più celebre frase è “Nulla si sa, tutto si immagina“. Lui gioca con l’arte dell’immaginazione e del sogno.

Tutti i suoi personaggi, veri e inventati, nascono però da qualcosa di vero. Questa è la sua grandezza: lui amava osservare le persone. Ne Il libro dei sogni lui mette in scena tutto il suo immaginifico. Legare Fellini a uno stile è impossibile. Perché in Fellini ci sono tutti gli stili e non ce n’è nessuno”.

Federico Fellini e Giulietta Masina

Giuletta Masini e Federico Fellini con in mano un mazzo di fiori all’aeroporto di Ciampino. Campo medio
patrimonio.archivioluce.com – data: 24.03.1958

Le donne di Federico Fellini.

Sono tante le donne di Federico Fellini. Dalle muse che hanno ispirato Federico Fellini, che sono diventate a loro volta icone del cinema e dell’immaginario, alle donne che gli sono state accanto nella vita. Non erano mai donne stereotipate, come spesso accade nel mondo del cinema e dello spettacolo. I loro ruoli erano sempre molto forti.

Secondo te Letizia, questo deriva dal suo profondo amore per l’universo femminile?

“Sì. Il suo Libro dei sogni e i suoi film ci raccontano di due tipi di donne fondamentale. C’è la donna che spesso l’uomo teme e non comprende: ne La città delle donne vediamo il sogno infinito di un uomo a cui piace il femminile che nella donna moderna vede una donna troppo forte. E c’è la donna apparentemente debole interpretata da Giulietta Masina: ne La Strada il suo ruolo sembra debole, ma in realtà è molto forte, perché con l’intelligenza batte la forza bruta, con la sensibilità e l’amore batte la violenza. Ma c’è anche la donna sognata, come Sylvia, Giulietta degli spiriti.
Ci sono 100, 1000 infinite donne. Da un lato la donna musa, Anita Ekberg su tutte, dall’altro la donna bella, carnale, divertente, come Sandra Milo, ad esempio. Federico Fellini ci racconta il panorama infinito delle donne senza mai stereotiparle, perché sarebbe impossibile farlo”.

anita ekberg

Esterni notte. Anita Ekberg posa sul set del film, in quattro episodi, Boccaccio ’70 (Le tentazioni del dottor Antonio di Federico Fellini); ciak in campo – totale patrimonio.archivioluce.com data: 29.06.1961 Luogo della ripresa: Roma

Federico Fellini e Rimini, un rapporto complesso.

Fellini nasce a Rimini. Ma tutto il suo lavoro si svolge a Roma, in uno studio di Cinecittà. Quanto la provincia romagnola ha influenzato il suo immaginario?

“Secondo me tantissimo. Lui definiva Rimini un pastrocchio. E l’ha amata così profondamente da averne reverenza per tutta la vita. Non amava tornare nella città, ma nel Grand Hotel di Rimini, dove si sentiva protetto. Lui ha sempre parlato di un rapporto di amore e odio: Rimini era quasi più vera del reale, quando la descrive nei suoi film, senza mai citarla mai, la immortala come iper reale.
Lui non gira effettivamente niente a Rimini. C’è però un rapporto di grande intensità. Mi piace immaginare che gran parte dei suoi personaggi sia nata dall’osservazione del reale. Il Grand Hotel di Rimini ha avuto un’influenza forte nel suo immaginario. Veniva spesso, si sedeva nei suoi saloni con i suoi fogli da disegno: osservava e disegnava il reale. Quindi molti dei personaggi che abbiamo conosciuto e amato provengono da lì.

Il Grand Hotel è spesso presente come citazione nelle sue pellicole. Sicuramente in Amarcord, nella scena della Gradisca che si offre al principe, impersonando di fatto il turismo nascente dell’epoca, e nella scena dei ragazzi che ballano sulla terrazza tra la nebbia. Una scena felliniana che si può rivivere a Rimini e nelle città di mare in generale in ogni giornata di nebbia.
Il Grand Hotel lo ritroviamo anche nel film E la nave va, con la scena della hall all’inizio. E il narratore è di fatto il direttore dell’albergo”.

federico fellini

FONDO DIAL / Fellini sul set di un film (probabilmente La dolce vita) patrimonio.archivioluce.com

Spesso le cose più interessanti sono le più folli.
Federico Fellini

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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