Ritorno al futuro o al passato? Il cinema prova a reagire

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Da quando è nato il cinema ha dovuto affrontare spesso sfide che sembravano impossibili da affrontare. Riuscendo a uscire sempre a testa alta.
Dopo l’avvento della televisione di massa, negli anni Cinquanta, ha dovuto reinventarsi, dimostrandosi migliore di quel mezzo che era entrato nelle case di moltissime persone. Con il Technicolor, i kolossal, soluzioni alternative come il cinema 3D, ad esempio.
Anche l’avvento dei Blockbuster ha messo a rischio l’esistenza stessa non del cinema in quanto arte, ma del cinema in quanto luogo dove fruire questa forma d’arte. E in seguito anche i servizi di streaming.
Oggi la sfida è ancora più grande. Si chiama Covid-19. Torneremo mai a vedere un film in una sala cinematografica? E in quale modo?

Si parla di un ritorno al futuro, anzi, di un ritorno al passato. A soluzioni che consentono di rimanere a distanza pur vivendo la magia del cinema in condivisione con altre persone, nello stesso luogo e nello stesso momento.

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Photo by Edwin Hooper on Unsplash

Il cinema non è morto. Viva il cinema.

Il cinema inteso come arte non è affatto morto. Come molti altri settori si è dovuto prendere un momento di pausa durante le prime fasi dell’emergenza Coronavirus. Con set bloccati, doppiaggi non disponibili (così abbiamo potuto seguire film e serie tv in lingua originale, migliorando il nostro inglese), uscite al cinema fermate, programmazioni in stand by.
Molti film che erano in corso di registrazione hanno subito uno stop forzato. In tutto al mondo. Anche l’Italia ha sofferto molto. Prima si sono fermati i set internazionali, bloccati del tutto o trasferiti in altri paesi (tra le produzioni più famose bloccate in Italia Mission: Impossible 7 con Tom Cruise, che forse potrà riprendere a giugno). E poi quelli nazionali. Se consideriamo che ogni anno in Italia vengono girati circa 124 film, tre mesi di black out possono essere molto pesanti.
Fermo anche il doppiaggio dei film e delle serie tv stranieri.
Annullato anche il Festival del Cinema di Cannes 2020. E cosa ne sarà del Festival del Cinema di Venezia di settembre? Intanto la premiazione dei David di Donatello è avvenuta in teleconferenza…

Non si girano nuovi film, ma non si può nemmeno andare al cinema. Le sale cinematografiche sono state tra le prime a essere chiuse. Niente film al cinema, come nessun concerto, spettacolo teatrale e anche le mostre nei musei.
E questo si traduce anche in molti lavoratori del mondo dello spettacolo che sono rimasti a casa.

Ciak si gira, nel Lazio.

Qualcosa ha cominciato a muoversi a inizio maggio, quando la Regione Lazio ha annunciato che da lunedì 4 maggio sarebbero stati riaperti set cinematografici e televisivi. Ovviamente con regole molto ferree.
La produzione audiovisiva italiana, come quella di altri paesi europei, passa alla Fase 2. Con un protocollo che tutti si impegnano a seguire.
Obbligo di utilizzo di mascherine per chi è presente sul set (a eccezione per gli attori impegnati a girare le scene). Controlli sulle condizioni di salute di attori e addetti ai lavori. Distanziamento sociale sempre, quando possibile ovviamente.
La Regione prevede anche una particolare formazione del personale per usare i dispositivi di sicurezza e seguire le norme igienico sanitarie. E non dovranno mancare soluzioni idroalcoliche per mantenere le mani igienizzate all’ingresso e sul set.

Anche in altri paesi d’Europa si è tornati sul set. Ma il problema più spinoso sembra essere quello che riguarda le sale cinematografiche.

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Photo by Zhifei Zhou on Unsplash

Le sale cinematografiche si adeguano al distanziamento sociale.

Torneremo mai al cinema come facevamo una volta? In cinema multisala o realtà più piccole, seduti uno di fianco all’altro con tanta o poca gente a seconda del successo e della popolarità del film che andavamo a vedere, oltre che alla data di uscita?
Al momento non possiamo rispondere a questa domanda. E nessuno può farlo. Il Coronavirus ci ha spinto a rivedere comportamenti, abitudini, modalità di azione in ogni ambito della vita. Anche e soprattutto per quello che riguarda l’intrattenimento.
Quello che è certo è che l’industria del cinema dovrà rivedere le modalità di accesso alle sale cinematografiche. Seguendo le indicazioni fin qui fornite dagli esperti.

Le ipotesi degli esperti.

Il Comitato tecnico-scientifico della Protezione civile sarebbe già al lavoro per aprire a giugno cinema e teatri. Nessuna certezza, ancora, perché vanno analizzati i dati epidemiologici derivanti dalle prime riaperture delal Fase 2.
Numero limitato di spettatori per garantire il distanziamento di un metro (si parla di 200 persone al chiuso e 1000 all’aperto). Obbligo di mascherina. Controllo della temperatura in entrata e anche in uscita. Dispenser igienizzanti. Biglietti acquistabili online. No alle code in biglietteria. Si entrerà solo biglietto in mano, con una prenotazione.

Sono solo ipotesi, ma tra le più plausibili, come sottolinea anche la GAe Engeneering di Torino, società che dal 2009 opera nel settore della sicurezza applicata anche alle grandi manifestazioni pubbliche, prova a tracciare un’immagine di come sarà il futuro delle sale cinematografiche.
Si ipotizza una riduzione del 60% di capienza in sale con 450 posti, per garantire il distanziamento tra gli spettatori.
Esternamente si pensa a due corridoi di ingresso da 1.5 metri. Gli spettatori saranno ammessi due alla volta e nell’atrio potranno esserci un massimo di quattro persone per il controllo del biglietto comprato online o su app.
All’inizio potrebbe essere richiesto anche il controllo della temperatura corporea prima di entrare al cinema.
In sala distanza di almeno 1 metro.
Per uscire, si dovrà aspettare il proprio turno: fila per fila tutti usciranno attendendo che le file precedenti siano uscite.

Drive in e arene potrebbero spopolare.

L’ipotesi del cinema all’aperto rimane la più in auge in questo primo momento di emergenza. I drive in del passato potrebbero ritornare a rappresentare una modalità di intrattenimento molto interessante per mantenere le distanze, ma non rinunciare al cinema.
Se per gli addetti ai lavori, però, i drive in sono un investimento importante e che magari non è facilmente realizzabile in breve tempo, ci sono anche le arene che potrebbero diventare il modo migliore per vedere le nuove uscite. Del resto le arene erano una piacevole realtà nelle estati italiane più recenti, con proiezioni sold out in un periodo dell’anno in cui di solito si va meno al cinema.

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Photo by The New York Public Library on Unsplash

Come reagisce il resto del mondo.

Il distanziamento sociale spinge a rivedere le sale cinematografiche e le modalità di fruire il cinema in spazi condivisi.
Dovranno essere adottate misure di sicurezza a garantire le distanze tra gli spettatori. Come quelle già ipotizzate in precedenza. Ma al vaglio degli addetti ai lavori anche nuovi modi per poter assistere alle proiezioni cinematografiche in tutta sicurezza. Come già ha fatto qualcuno all’estero.

Sale già riaperte anche in Corea del Sud, Hong Kong e Cina, ma in quest’ultimo caso dopo una prima riapertura le sale sono state nuovamente chiuse. Ma presto verranno prese ulteriori misure.
In Germania si pensa di aprire nel mese di maggio, con i Land che potrebbero scegliere date differenti a seconda dei dati epidemiologici a disposizione.
La Danimarca riapre le sale l’8 giugno con limitazioni per il numero di partecipanti.
In Olanda si potrebbe riaprire il primo giugno. Nelle sale potranno entrare solo 30 spettatori. E dovranno mantenere le distanze.
La Spagna si preparare a ritornare al cinema nella Fase 2, che dovrebbe partire alla fine del mese di maggio.
Invece la UK Cinema Association sta pensando di riaprire a fine giugno, con una ripartenza soft e protocolli rigidi.

E negli USA?

In Texas si è pensato di adottare un protocollo simile a quello di accesso agli aeroporti, per garantire sicurezza a tutti gli spettatori. Gli spettatori entreranno tramite corridoi di sicurezza. Le persone dovranno essere sottoposte a rilevazioni della temperatura con termoscanner: chi ha più di 38 e chi ha avuto in passato anche solo contatto con famigliari con sintomi influenzali negli ultini 14 giorni non potrà accedere. La capienza verrà ridotta del 25%. Verranno invitati tutti a usare mascherine.
Anche la Georgia spinge in questo senso.

Sempre negli USA la Directors Guild of America ha chiesto a Steven Soderbergh, regista di Contagion, di essere a capo di una task force composta anche da epidemiologi che dovrebbe stilare le linee guida per tornare a girare film.
Contagion è un disaster movie del 2011 che a molti in questa emergenza è apparso alquanto profetico. Il suo regista recentemente si è unito ad altri famosi personaggi del mondo dello spettacolo americano per degli spot di servizio pubblico dedicati alla pandemia, per educare sui comportamenti da adottare. In passato ha anche collaborato con gli esperti della Columbia University Mailman School of Public Health, proprio per la realizzazione del suo film più famoso.

Il nuovo cinema sarà diverso da prima?

Probabilmente sì, ma sarà diversa solo la modalità di fruizione. Il cinema rimarrà sempre quel mezzo di comunicazione magico che dai fratelli Lumière in poi si è evoluto, è cambiato, è cresciuto, ha subito modifiche. Ma che non è mai morto. E che non morirà mai. 

Il cinema è il modo più diretto per entrare in competizione con Dio.
(Federico Fellini)

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Redazione i404

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