Uomo e ambiente, un rapporto di amore e odio raccontato anche dall’arte

Il rapporto tra uomo e ambiente ha tanti volti. È a tratti idilliaco, con l’essere umano che si sente parte di un tutto che comprende e rispetta. Ma è anche conflittuale, con l’uomo che si sente minacciato dalla natura, che sfrutta, che danneggia.

Questo rapporto è stato affrontato spesso dagli artisti. Anche quando sicuramente non era un’emergenza come quella che stiamo affrontando noi oggi. Con tematiche e approcci diversi che hanno sempre analizzato questo dualismo di sentimenti che porta l’uomo ad amare la natura, ma anche a non comprenderla mai fino in fondo.

L’ate si pone quindi come espressione di bellezza, capace di suscitare emozione, veicolare messaggi più forti di molte ricerche e che hanno il potere di riportarci all’essenza delle cose.
Ma l’arte anche come mezzo per raccontare la sostenibilità. Per sostenerla e promuoverla. Arte per recuperare gli spazi urbani e rendere più armonioso il rapporto tra uomo e ambiente. Ma anche come strumento divulgativo.

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L’arte ha sempre indagato la natura. E il rapporto dell’uomo con il mondo.

È sempre stata fonte di ispirazione per pittori e poeti. Non una mera rappresentazione di quello che si vede. A emergere pennellata dopo pennellata, parola dopo parola, sono le emozioni che l’uomo prova nell’elemento naturale. Che possono essere positive o negative, a seconda se la Natura è vista come Madre benevola o Matrigna crudele.
Il paesaggio è spesso protagonista delle opere di grandi pittori, che lo contemplano, lo analizzano, lo ammirano, per quello che di misterioso incarna la natura. Non è mai semplice riproduzione, ma è un tentativo di capire e districarsi nel rapporto con essa.

Se nel Medioevo è tutto avvolto da misticismo e mistero, con l’uomo non protagonista, ma succube di un ordine più grande che lo sovrasta e lo governa, nel Rinascimento si ribalta la situazione, con l’uomo che diventa artefice del suo destino, che prende le redini e il comando della sua vita. Senza deus ex machina che lo possano stravolgere a loro piacimento. Ed è nel Romanticismo che si compie un ulteriore passo in avanti: i pittori del XVIII ritrovano nella natura la grande fonte di ispirazione, per indagarla e renderla parte di un sogno di un mondo nuovo.

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Il mondo sta cambiando. E anche i sentimenti dell’uomo nei suoi confronti.

Siamo alla fine del Settecento, l’Ottocento sta arrivando di corsa con tutte le sue innovazioni. La prima rivoluzione industriale ha già cominciato a modificare le carte in tavole. E a breve la seconda rivoluzione industriale avrebbe cambiato ogni cosa, anche l’ambiente in cui l’uomo vive e lavora. La prima rappresentazione di un treno nell’opera Pioggia, vapore e velocità di Turner rappresenta le sfumature di un cambiamento epocale, anche nel rapporto tra uomo e natura. Nel bene e nel male, perché non è più la natura che detta le leggi all’uomo, ma è quest’ultimo che cerca di prevaricarla. Non pensando alle conseguenze.
Il mondo cambiava. E con lui anche le rappresentazioni artistiche del mondo.
Ne il Mare di Ghiaccio di Friedrich (anche conosciuto come Naufragio della speranza) si legge tutta la disperazione dell’essere umano che tenta di dominare una natura che si fa sempre più forte. Sentimento che ritroviamo anche in “Tempesta di neve. Battello a vapore al largo di Harbour’s Mouth” di Turner.

Cambia il mondo e cambia anche l’uomo, che si sente smarrito, che deve ritrovare una connessione con gli elementi naturali, in un periodo in cui l’industrializzazione è forte e presente.

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La Land Art, rivoluzione degli anni Sessanta.

In un periodo di profondi mutamenti per il mondo intero, appare la Land Art, una nuova forma d’arte strettamente collegata alla natura, con cui l’artista interagisce per comprendere lo stretto legame tra ambiente e arte.
La Land Art ha permesso agli artisti di uscire dai musei, per esprimersi nel mondo. La forma d’arte è nata negli Stati Uniti intorno al 1968 e presto si è diffusa fuori dai suoi confini. Caratteristica fondamentale è l’intervento diretto dell’artista sul territorio naturale, spesso in spazi incontaminati, per opere che diventano effimere, non destinate a essere per sempre. L’artista non crea nulla, ma lavora su elementi naturali che già esistono.
Una rivoluzione, raccontata anche nel film Land Art di Gerry Schum del 1969, che porta gli artisti a interagire con gli elementi naturali, per criticare gli atteggiamenti della società moderna nei confronti della natura e cercare di proteggerla. La scelta di agire in un luoghi isolati e solitari permette all’artista di affrontare un tema che è caro all’arte quando si parla di uomo e paesaggio: l’essere umano si rende conto di essere piccolo di fronte alla vastità del cosmo.

La Spiral Jetty di Robert Smithson, opera del 1970 di colui che è considerato il pioniere della Land Art, ne è l’esempio più sublime. Il molo a spirale realizzato a Rozle Point, vicino al Grande Lago Salato dello Utah, è una riga che si allunga per 1450 metri con una spirale del diametro di 450 metri. Per realizzarla l’artista ha usato 6000 tonnellate di rocce, cristalli di sale, acqua e alghe. Materiale trovato in una zona isolata e desolata. Il riferimento a un progetto di costruzione industriale abbandonato è il punto di partenza per un’analisi dell’artista che presenta il Great Lake Salt come un luogo rovinato e abbandonato dall’uomo, sfruttato nelle sue risorse fino a quando non è risultato inutile. La spirale non è scelta a caso: è simbolo della perfezione del mondo naturale, di vita, dell’energia della natura.

Tutti i nostri sforzi di dominare la natura sono resi vani dalla sua eternità. La sfruttiamo, la deturpiamo, compiamo violenze, ma alla fine lei che ci presenta un salato conto da pagare. E oggi ce ne accorgiamo più che mai. Sostenibilità diventa la parola d’ordine, anche nel mondo dell’arte.

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Arte e sostenibilità da allora sono una realtà che indaga il rapporto tra uomo e natura.

Sono tante le iniziative volte a indagare questi due aspetti che oggi convivono in opere che hanno fatto la storia. Dal 2013 Ca’ Foscari sviluppa il tema di Arte e Sostenibilità, con progetti che spesso sono collegati alla città di Venezia e coinvolgono studenti, docenti, artisti, ricercatori, comunità locale e internazionale. Il fine è “aumentare la consapevolezza delle problematiche legate ai cambiamenti globali“. Il Sustainable Art Prize ne è una dimostrazione.
Dal 2000, invece, Andreco, dottore di ricerca in Ingegneria Ambientale sulla sostenibilità urbana, non solo conduce ricerche, ma crea anche opere d’arte che parlano del dialogo tra paesaggio urbano e paesaggio naturale. E, quindi, tra uomo e ambiente.
WALDEN, ovvero arte tra i boschi” è un progetto del Comune di Cavriglia nel Valdarno Aretino per parlare di cultura e natura, con la creazione di un parco nato per ospitare sculture di celebri artisti che ne indagano il rapporto. E sono previsti anche festival, attività collaterali, eventi di formazione. Il progetto è stato anche sostenuto da una raccolta fondi su Produzioni dal basso.

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Ma l’arte si fa sostenibile e portavoce di un cambio di rotta.

Anche riprogettando gli spazi che ospitano le opere dei più grandi artisti.
Fondazione Prada ed Edison hanno rivoluzionato il museo per un uso efficiente delle risorse. L’Hermitage di San Pietroburgo usa solo lampade ad alta efficienza energetica. Il Museo Mart di Rovereto utilizza un programma per il controllo delle luci. Mentre a Parigi Quai Branly Museum ospita una grande parete green e musei come l’Explora di Roma e la Sala Nervi in Vaticano sfruttano il fotovoltaico. Senza dimenticare i musei del riciclo e il museo della frutta di Torino, dove la biodiversità è la protagonista.

L’arte può anche raccontare i 17 obiettivi dell’Agenda 2030.

17 opere d’arte del passato o più contemporanee, per raccontare i 17 obiettivi dell’Agenda 2030  per lo Sviluppo Sostenibile (il programma d’azione sottoscritto dai governi dei Paesi membri dell’ONU nel 2015, per guidare il mondo sulla strada da percorrere nell’arco dei 15 anni successivi).
Un progetto tutto da ammirare per capire il contributo che l’arte può dare per raggiungere i traguardi che l’Onu ha delineato nel 2015. Gli artisti selezionati raccontano le sfide del mondo moderno, offrendo un punto di vista personale.
Non solo statistiche, ma anche emozioni per parlare degli obiettivi che il mondo si è prefissato di raggiungere, offrendo una lettura diversa. L’arte ci ricorda che per raggiungere gli SDG, i Sustainable Development Goals, la creatività è la nostra arma vincente. Per un cambiamento che parte dall’uomo, per creare un mondo a sua misura e un’umanità a misura di mondo.

Bisogna cambiare mentalità, perché lo ricordava anche un genio come Einstein:

Non si può risolvere un problema con la stessa mentalità che l’ha generato.
(Albert Einstein)

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Redazione i404
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