I monumenti italiani sono maschilisti. Poche statue di donne importanti

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L’Italia è famosa per i suoi monumenti e per le sue statue.
Statue per ricordare grandi personaggi che hanno fatto la storia. Affinché le loro imprese siano ricordate dai posteri.
Ti sei mai fermato a chiederti quante statue di donne ci sono nelle nostre città? Quanti monumenti celebrano le più grandi donne italiane del passato?
Poche, troppo poche. Perché in Italia (e non solo) il gender gap riguarda anche l’arte. I monumenti italiani sono vittime di maschilismo.

statue di donne

Photo by Tingey Injury Law Firm on Unsplash

Statue di donne in Italia.

Scarseggiano le statue di donne in Italia. Eppure monumenti che ricordano grandi uomini del passato non mancano. Ma quando si tratta di celebrare donne che hanno fatto la storia, le idee e i progetti latitano.

Giuseppe Landonio e Giuseppe Cozzi, rispettivamente medico ex consigliere comunale e fotografo, hanno fatto una sorta di censimento tra piazze e parchi di Milano. Scoprendo che nessun monumento qui era dedicato a una donna che ha fatto la storia della città meneghina. Non che non ce ne siano state. Ma nessuno ha mai pensato di dedicare a figure del calibro di Maria Montessori e Ada Negri. A Milano la prima statua è stata dedicata a settembre 2019 in ricordo dell’artista e scultrice Rachele Bianchi. L’opera è stata donata dal figlio.
A Torino non c’è nessuna donna realmente esistita che ha fatto la storia del capoluogo sabaudo. Tante figure allegoriche, immagini dal mito, nessuna donna reale.
A Roma, secondo i dati resi noti da Toponomastica Femminile, nel 2016 nelle 16.140 strade o piazze ce n’erano 7.600 dedicate agli uomini e 630 alle donne.
Non cambia poi molto anche per le intitolazioni di strade. A Milano più della metà delle strade censite hanno nomi maschili (2535 su 4241), a Torino ci sono 1054 intitolazioni maschili e 65 femminili, a Napoli 1726 maschili e 279 femminili, a Bari 1220 maschili e 90 femminili, a Palermo 2406 maschili e 239 femminili.v

statue

Photo by Holger Link on Unsplash

Statue di donne nel mondo.

Nel 2019 a New York sono state aggiunge le statue di quattro donne per cercare di recuperare il terreno perduto con i corrispettivi maschili. Sono state così celebrate la cantante Billie Holiday, la dottoressa Helen Rodríguez Trías, l’attivista per i diritti civili Elizabeth Jennings Graham e la guardiana del faro di Robbins Reef Katherine Walker, che ha salvato la vita a molti marinai in difficoltà. Queste quattro statue vanno a sommarsi a quelle dedicate a Gertrude Stein ed Eleanor Roosvelt.
Sempre a New York, il 26 agosto sarà finalmente visibile l’opera di Margareth Bergmann dedicata a tre suffragette, Sojourner Truth, Susan B. Anthony ed Elizabeth Cady Stanton.

Se negli USA il 7% delle statue ricorda una donna realmente esistita, in Inghilterra la percentuale sale di un po’, ma non di molto, arrivando al 13%. Nel Regno Unito se si aggiungono anche personaggi non reali si arriva al 30% (con 110 statue di figure femminili che appartengono al mito).

statua femminile

Photo by Luigi Boccardo on Unsplash

Dal gender gap al monumental gap.

Mentre nel mondo si abbattono statue, bisognerebbe fermarsi un attimo a riflettere su cosa rappresentano i monumenti eretti in ricordo di personaggi storici. E bisognerebbe anche capire perché in un mondo in cui il contributo femminile è stato ed è fondamentale non si senta il bisogno di erigere statue in loro ricordo.

Roberto Malini, Dario Picciau e Glenys Robinson, co presidenti di EveryOne Group, hanno già scritto al Sindaco di Milano, Beppe Sala, e agli assessori all’urbanistica e alla cultura, oltre che alla delegata alle Pari Opportunità, di colmare questo divario. Il monumental gap, l’abisso tra monumenti maschili e monumenti femminili, rappresenta una società che non tiene quasi mai in considerazione il lavoro femminile. Soprattutto in ambiti in cui si crede che siano gli uomini a farla da padrone, come la scienza.
Il gruppo chiede di ricordare le donne che nella storia più antica e più recente hanno dato contributi fondamentali alla crescita culturale, civile e umana di Milano. Perché “a parte le Madonne” e altre pochissime statue che si contano sulle dita di una mano, sono troppo pochi i monumenti dedicati a figure femminili. A fronte di un numero molto alto di donne purtroppo dimenticate che dovremmo invece ringraziare ogni giorno.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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