Sciopero globale per il clima, a novembre anche i musei in piazza

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Quarto sciopero globale per il clima di novembre 2019. Venerdì 29 studenti, insegnanti, genitori, nonni, adulti, tutti sono invitati a scendere in piazza per protestare contro l’inattività di governi per trovare una soluzione ai cambiamenti climatici.
Anche i musei appoggiano i ragazzi di Fridays for future nel quarto sciopero globale per il clima. Nasce Museums for future. Arte e cultura si mettono a disposizione della rivoluzione green e a sostegno di chi lotta per un futuro migliore.

Museums for future

Photo by Mike Kotsch on Unsplash

29 novembre 2019, quarto sciopero globale per il clima.

Come annunciato già a settembre 2019, all’indomani del terzo sciopero globale per il clima, venerdì 29 novembre 2019 il movimento di Fridays for future torna in piazza per il quarto global strike. Dopo il successo inatteso del primo sciopero mondiale per il clima di marzo, il secondo di maggio e il terzo di settembre, i manifestanti tornano in piazza per chiedere che gli obiettivi dell’Agenda 2030 legati ai cambiamenti climatici siano rispettati. E vengano prese soluzioni per poter sperare in un futuro degno di questo nome.

Il 29 novembre sono invitati tutti in piazza. Studentesse e studenti, giovani, adulti, anziani. Tutti sono chiamati ad agire. Il giorno non è stato scelto a caso. È a ridosso della COP25 che si sarebbe dovuta svolgere in Cile nella prima settimana di dicembre. Ma a causa dei disordini in corso, la conferenza sul clima è stata spostata a Madrid, dal 2 al 13 dicembre prossimi.
E Greta Thunberg, arrivata nel continente americano con una barca a vela per partecipare al Summit del Clima dell’Onu e alla Cop25 in Cile, cerca ora una barca per poter riaffrontare il viaggio in mare e ritornare in Europa.

Ma il 29 novembre è anche un’altra data simbolica. Il giorno del Black Friday. Degli acquisti, soprattutto online, folli, complici gli sconti di una giornata che in America da decenni rappresenta un’occasione per fare affari in vista del Natale, subito dopo il giovedì del Ringraziamento. E che nel resto del mondo si è trasformata nell’ennesima corsa consumistica a comprare beni di cui non abbiamo bisogno.

Museo

Photo by Jonathan Singer on Unsplash

Anche i musei in piazza. Nasce Museums for future.

Tutti sono invitati a scendere in piazza. Non solo i ragazzi che lottano per il loro futuro e che con il movimento Fridays for future hanno accolto la sfida lanciata dalla giovane attivista 16enne svedese. Ci sono gli insegnanti, i Teachers for future, accanto ai loro studenti fin dalla primissima ora. E si sono aggiunti anche altri gruppi, come i Parents for future, i genitori. E i giornalisti. Ora anche i musei hanno deciso di aderire. Arte e cultura si uniscono alla protesta.

#MuseumsforFuture è il nuovo movimento nato per invitare i professionisti del patrimonio culturale a partecipare al quarto sciopero globale per il clima del 29 novembre.
Tutti gli operatori museali e coloro che lavorano nell’ambito dell’arte e della cultura sono invitati a supportare il movimento #FridaysForFuture. Il progetto, sostenuto da Nemo, rete delle organizzazioni dei musei europei, è stato presentato in occasione della conferenza dedicata allo sviluppo sostenibile andata in scena dal 7 al 10 novembre in Estonia.

Visitatore al museo

Photo by Joshua Earle on Unsplash

10 azioni per i musei per salvare la terra.

Anche il movimento #MuseumsForFuture ha deciso di dotarsi di un vademecum di 10 semplici azioni che ogni museo può intraprendere per supportare la protesta di Fridays for future:

  1. Dare il benvenuto agli striker nei musei. Potrebbero avere bisogno dei bagni, di fontanelle per l’acqua, di sedie per riposarsi.
  2. Organizzare un evento per i bambini per parlare di futuro sostenibile, così da permettere ai genitori di partecipare alla marcia.
  3. Garantire spazi per organizzare workshop o altri eventi.
  4. #ArtStrike, partecipare allo sciopero scegliendo un oggetto che partecipi alla protesta, “oscurandolo” per un giorno con la scritta “Artwork on strike“.
  5. Creare un archivio dedicato agli scioperi, insieme a chi protesta, per conservare i documenti per i posteri.
  6. Raccontare la storia dei giovani attivisti di tutti i tempi e di tutto il mondo.
  7. Nei punti di ristoro mettere a disposizione solo cibo locale e sostenibile.
  8. Fare in modo che almeno una parte delle operazioni condotte dal museo sia sostenibile: packaging, trasporto, scontrini, così da rendere lo sciopero duraturo nel tempo.
  9. Promuovere l’uso del trasporto pubblico per raggiungere il museo.
  10. Smettere di accettare soldi dalle aziende di combustibili fossili. No all’artwashing, no al greenwashing.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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