L’Aquila, l’ingegnere del terremoto Elena Cagnetti: la nostra casa è a prova di sisma?

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L’ingegnere del terremoto, Elena Cagnetti, ci racconta la sua esperienza personale e professionale all’Aquila, poco dopo il sisma.
Un passato con una laurea in ingegneria delle strutture, un percorso professionale vissuto tra i sismi d’Italia, fra le attività di ricostruzione e quelle per le valutazioni del rischio, un progetto, innovativo in Italia, chiamato Casa sisma e la ferma volontà di mettersi al servizio di una passione per le costruzioni che l’ha animata sin da piccola. Perché “capire come le cose restano su”, vuol dire anche non tradire la storia architettonica del nostro paese e fornire, nel presente e nel futuro, sicurezza e serenità a chi, questo paese, lo vive ogni giorno e la cui esistenza non deve essere spezzata.

Raccontaci della tua esperienza professionale all’Aquila.

Lavoravo in uno studio di Ancona che ha preso una serie di incarichi e ha collaborato per diversi progetti di ricostruzione.
Da lì mi è arrivata la proposta di trasferirmi nella città abruzzese. Sono stata 2 anni all'Aquila, dal 2010 al 2012. Poi sono rientrata. I miei colleghi dello studio sono rimasti lì un altro paio d'anni. Ho lavorato per la curia arcivescovile, per palazzi storici, a diversi progetti. Eravamo una bella squadra, con collaborazioni con figure universitarie di rilievo. È stata un'esperienza bellissima.

Ricordo ancora benissimo il primo giorno. Ho lavorato. Quando ho finito, ho preso l’auto ed ho fatto un giro. Avevo la musica alta. In poco tempo ho fatto il giro del centro. Senza prevederlo, davvero per caso, sono arrivata davanti alla casa dello studente.
Ho spento la musica. Mi sono sentita assalire da un senso di angoscia.
Per me che amavo studiare e amavo il recupero degli edifici del terremoto, quel luogo era carico di significati ed emozioni che mi hanno pervasa.

Com'è nato questo interesse per gli edifici, l’ingegneria?

Mi piacevano le costruzioni sin da bambina. Però l'architettura era troppo estetica per me.
Mi sono appassionata da subito a cercare capire come una cosa sta su e non crolla.
All'Università ho preso l'indirizzo strutture con specializzazione sulle tematiche del sisma.
Oggi è chiarissimo che non si può progettare una struttura solo per stare in piedi.
Da queste considerazioni è nata Casa sisma, un'agenzia che si occupa di pensare l'edificio nella sua interezza.
Quanta gente compra casa e butta giù un muro, senza pensare che l'edificio è un tutt'uno.
Casa sisma si occupa della valutazione sismica degli edifici, fino alla valutazione dei possibili interventi di miglioramento o adeguamento strutturale.
Di recente sono uscite le nuove linee guida per la certificazione sismica degli edifici. Nel 2010 questa discussione era in embrione.
Ma sono linee guida volontarie. E la cosa è inquietante, specie se si pensa al grado di sismicità del nostro paese.

Come è stato accolto Casa sisma e cosa vuol dire sentirsi sicuri a casa propria?

Pensiamo ad una casa in cui negli anni vengono effettuati interventi postumi, non appropriati, senza un coordinamento nella ristrutturazione delle varie parti. La casa è vulnerabile.
Con Casa sisma quest'anno ho fatto 30 preventivi. Ne ho chiusi 3.
Perché se la casa che ho comprato non è sicura, fare delle valutazioni, delle prove, sembra come voler dire che non ho comprato nulla, che la mia casa non ha valore.
Finché non vengono rese le linee guida obbligatorie, rimane un po’ materia di nicchia.
Se compro una casa, per legge devo avere documentazione sulla proprietà dell’immobile, sulla sua certificazione energetica, ma non sulle condizioni dell’intero edificio. Non sapere con quale normativa (se sismica o no) e con quale criterio è stato costruito e ristrutturato un edificio in base alla sua epoca è un fattore grave: ogni cittadino dovrebbe sapere se può o meno sentirsi sicuro all’interno della propria abitazione.
Forse lo Stato arriverà a dire che non risarcisce più se il proprietario della casa non si adopera per fare una valutazione e a mettere in sicurezza l’abitazione.
Sai quanto incidono i terremoti sui costi dello Stato? (125.138 M€ il costo degli ultimi 50 anni. 17.458 M€ quello in Abruzzo ndr).

Com'è stata la tua esperienza personale all’Aquila?

All’Aquila quei due anni sono stata molto bene. L’Università ha riaperto subito. E per incentivare e non perdere iscritti, ha azzerato i costi delle tasse universitarie.
Io che amavo gli studi, mi sono iscritta per una seconda laurea, in Psicologia.
Era il 2010, un sacco di gente se ne era andata via. Nel centro storico era stata data l’agibilità parziale a qualche bar e locale. Il giovedì sera era la serata degli studenti ed era affascinante. La città era puntellata, ma per le vie c’erano frotte di ragazzi che volevano riappropriarsi del loro centro.
La razza aquilana è tosta. Non è gente che si abbatte.
Una cosa positiva che mi ha colpito sono state le strutture collaterali nate dopo il sisma.
Nella tragedia, l’inventiva.

Maria Elena Cagnetti. Foto by Warehouse Coworking Factory

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Monia Donati
Monia Donati

Direttore responsabile. Giornalista, esperta in comunicazione e marketing, curiosa del mondo.


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