Negozi 4.0: (buoni) racconti di sostenibilità. Grandi boutique, ma pure mall e botteghe

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La sostenibilità è un mood. È uno stile. Che si deve indossare sempre. E che deve far parte di ogni ambito della nostra vita. Non è solo una parola che si perde nel mare di quelle pronunciate ogni giorno. È uno state of mind. Che dovremmo avere tutti. Che dovrebbe essere presente ovunque. Anche nei luoghi in cui meno te lo immagini.
Quando entriamo in un negozio ci aspettiamo di avere la migliore esperienza di shopping. O di trovare la migliore offerta, cercando di fare il più in fretta possibile per non perdere tempo. Perché l'orologio è sempre tiranno. Le boutique sono pensate, progettate e realizzate al fine di garantire la massima fruibilità. E anche per indurci in tentazione. Ogni maledetto giorno.

Mai ci aspetteremmo di trovare in un negozio il racconto di una storia.

Che ha il sapore della sostenibilità, il profumo dell'innovazione, l'estetica della contemporaneità. Parliamo di riciclo e di esperienza a 360 gradi, per immergersi in un mondo in cui il bello sposa una causa. In cui lo shopping è il tramite per promuovere comportamenti e stili di vita eco friendly.
Ambiente e uomo, due facce della stessa medaglia che devono completarsi e non farsi battaglia.
Per un mondo che sarà rispettoso di sé e di chi lo abita. Senza dimenticare il lato estetico.
Da questo racconto nel quale la natura è il deus ex machina che ci guida, nascono realtà già tangibili. E da ammirare. Non sogni utopici, ma idee concrete che possiamo già vivere e sperimentare.

Photo by Inspirationfeed on Unsplash

Sostenibilità e alta moda.

A Miami la nuova boutique di Versace, progettata da Gwenael Nicolas è un progetto di architettura moderno e all'avanguardia che sposa la causa ambientalista. E che ha ottenuto il LEED Gold per struttura e design, un riconoscimento che lo US Green Building Council concede solo a chi sa guardare al futuro con ottimismo.
Ma possiamo anche andare da Stella McCartney, paladina della sostenibilità e del rispetto per gli animali anche nel mondo della moda. Il suo negozio sostenibile di Londra, così come ogni sua collezione, ne è un esempio lampante: realizzato con materiali riciclati, è anche in grado di purificare l'aria.
Non è solo questione di mettere in commercio prodotti che sono sostenibili. La causa la si sposa completamente o non la si sposa affatto.

E la moda sembra averla sposata. Soprattutto in Italia. È con orgoglio che leggiamo le linee guida dello studio intitolato "Principi per la sostenibilità del retail" promosse dalla Camera della Moda, la prima nel mondo a dare suggerimenti, indicazioni e strade da intraprendere per rendere i negozi davvero eco friendly. E non solo a parole. Insieme a Unicredit è stato lanciato anche il Funding Sustainability per finanziare i progetti di quelle aziende che vogliono investire nel sostenibile per quello che riguarda la produzione e il retail.
Si ha sempre più bisogno di progetti per incentivare la creazione di spazi vendita attenti alle tematiche ambientali. Lo sapevi che questi edifici costano il 30% in meno di quelli tradizionali? Sembra incredibile, ma è così.

Anche piccole realtà artigiane accolgono la sostenibilità.

Il progetto bolognese del 2016 "La sostenibilità il nostro centro" ne è una dimostrazione effettiva. Ma ci sono tante botteghe che scelgono di essere eco friendly e lo fanno da tempo. Come questa falegnameria in provincia di Ravenna, che lo ha capito nel 1988 e che con orgoglio afferma "Produciamo cose solamente fatte con prodotti naturali”.

Photo by Alex wong on Unsplash

Ne sono consapevoli anche i mall.

I centri commerciali, i colossi dello shopping, hanno deciso di sposare la causa ambientalista. Sì, proprio il centro commerciale, quello criticato perché incentiverebbe il consumismo sfrenato e privo di scrupoli anche con l'ambiente, si sta trasformando. Con progetti in cui le parole d'ordine sono risparmio energetico e sostenibilità. Coop Alleanza 3.0 a Formigone (Modena), ad esempio, propone un punto vendita con solar tube che catturano la luce del sole e la trasportano all'interno, banchi frigo che recuperano energia, una parete verde che assorbe le emissioni di anidride carbonica e anche un albero del riciclo per permettere alla plastica di avere una seconda vita.
Ma già nel 2006 il Carrefour di Limbiate aveva fatto storia con il legno lamellare. Materiale che ritroviamo anche ne Il Centro di Arese (progetto di Michele De Lucchi), che presenta una copertura in Glulam, materiale sostenibile per la prima volta utilizzato in un centro commerciale.

Eataly nel 2020 aprirà a Torino il Green Pea, un negozio che venderà mobili, moda, giocattoli, bici. Il tutto in ottica green. Oscar Farinetti, paladino del cibo Made in Italy, ora propone anche una nuova esperienza di shopping che passa per la vendita di prodotti naturali, capi e arredi ecosostenibili, cosmetici bio, giocattoli eco: il tutto venduto in uno spazio a sostenibilità energetica totale.
Tante le idee innovative in Italia. Ci vorrebbe  una mappa per potersi fare un'idea di quanto il mondo del retail e della grande distribuzione si sta muovendo. E infatti c'è. Quantomeno c'è nella città delle due torri. 
Bologna is fair
, mappa ideata dalle cooperative ExAequo e C'e' un mondo, comprende 63 attività di 11 categorie diverse. Linda Triggiani, presidente di C'è un mondo, ammette di essersi ispirata proprio ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030.

La sfida è grande. Ed etica.

Tutto può essere green. Da quello che si vende a come lo si vende, arrivando anche allo spazio in cui si vende, per un'industria 4.0 dove la sfida è etica (store 4.0 dove tecnologia, innovazione e rispetto).
Nei dettagli si vede l'umanità della nuova architettura e del design del futuro. Sta tutto qui il senso dell'eticità. Un'architettura che deve essere viva e mettersi a disposizione dell'uomo e dell'ambiente. Farsi espressione di un cambiamento epocale, che necessariamente deve anche passare attraverso gli edifici che viviamo ogni giorno. E di fatto anche le città. Perché portando etica e sostenibilità nei palazzi che compongono il tessuto urbano, si trasmette anche la voglia di voltare pagina. La sfida è grande.
Accettarla vuol dire impegnarsi a cambiare. Ad affrontare ostacoli diversi da quelli del passato. E trovare soluzioni inaspettate e sorprendenti. Nulla deve più essere lasciato al caso. Tutto deve far parte di un cerchio che si apre e si chiude, abbracciando un'idea di sostenibilità che riguarda tutti gli attori che entrano in gioco in questa storia. Anche diventando impopolari.

L'architettura porta cambiamenti, trasformazioni. Non si fa architettura con l’indice di gradimento: si fa dicendo la verità e la verità è dare forma a un cambiamento.

Renzo Piano docet.

 

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Patrizia Chimera
Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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