Ingo Maurer, l’artista della luce che illuminava le nostre case di bellezza, benessere e sostenibilità

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È morto Ingo Maurer: designer e imprenditore tedesco, era un artista della luce. Per lui illuminare case e spazi pubblici era molto più di un semplice gesto automatico e meccanico. Era parlare di arte, di bellezza, di benessere e di sostenibilità.
La sua era vera e propria arte al servizio del quotidiano. Accendere una lampadina doveva essere molto di più che illuminare con luce artificiale una stanza. Doveva emozionare, lasciare il segno, nel rispetto della persona e dell’ambiente.

illuminazione

Photo by Jarylle Adriane Paloma on Unsplash

Chi era Ingo Maurer

Ingo Maurer era nato a Reichenau il 12 maggio 1932. Designer e imprenditore tedesco, ha lavorato come un artista nel campo dell’illuminazione.
La sua azienda è nata nel 1960 come piccola bottega artigianale, che portava semplicemente il suo nome. Dopo aver lavorato in campo tipografico e aver studiato grafica, Ingo Maurer ha lavorato come designer indipendente tra New York e San Francisco, creando uno stile tutto suo.
La sua missione non era semplicemente creare sistemi di illuminazione. Ma raccontare la luce, la sua storia, il suo rapporto con l’uomo. Un poeta del design, che tramite l’immaterialità della luce e l’innovazione tecnologica è sempre stato un passo avanti rispetto agli altri suoi colleghi.

A 87 anni muore lasciandoci un’eredità che non è fatta solo di opere di design che diventeranno immortali. Ci lascia anche concetti che sono alla base del futuro dell’architettura, non più concepita solo come mero esercizio di stile o risposta ai bisogni quotidiani dell’uomo. Ma sempre più strumento per portare benessere, bellezza e poesia nelle nostre vite.

lampada

Photo by Jonathan Simcoe on Unsplash

L’illuminazione intesa come opera d’arte.

Questo era una lampadina per il designer tedesco. Fin dal suo primo lavoro, la lampada da tavolo Bulb del 1966, il suo esordio. Eleganza e raffinatezza, grazie al vetro soffiato di Murano.
Negli anni Ottanta sconvolge il mondo dell’illuminazione con YaYaHo, piccoli punti luce posizionati su dei cavi, che ricordano la fune del trapezista. Ingo Maurer racconterà sempre che da piccolo sognava di fare il giocoliere o il trapezista, perché l’equilibrio è fondamentale. Come lo è giocare.
E ancora, Campari Light, che ha saputo trasformare un oggetto di uso quotidiano in un’opera d’arte ironica e contro ogni convenzione, le lampade in carta giapponese, Luccellino rivestita di piuma d’oca. Soluzioni non banali, che non ti aspetti, anticonformiste, che anticipavano i tempi per donare nel presente un futuro fatto di emozioni, di gioco, di studio incessante e di un’anima calda per illuminare ogni ambiente.

luce

Photo by Thomas Peham on Unsplash

Sostenibilità e bellezza, due anime indivisibili.

In un’intervista rilasciata in occasione del Salone del Mobile 2015, Ingo Maurer sottolineava anche l’importanza di dotarsi di sistemi di illuminazione che fossero sempre più sostenibili e green. Ma non per questo meno belli da vedere.

Quando produciamo lampade prendiamo sempre in considerazione il consumo, non si tratta solo di espressioni artistiche, si tratta di essere responsabili. Ma questo non significa usare quelle orribili lampadine a risparmio energetico.
Ingo Maurer

Ingo Maurer credeva nel futuro, nell’innovazione tech, nella creazione di “prodotti onesti, sostenibili, innovativi“. Lui sognava lampade senza elettricità, che si accendono schioccando le dita. Come se fosse una magia.
Perché per lui la luce era “la quarta dimensione. Qualcosa di spirituale, di mistico, strettamente connesso con il nostro benessere“. Usare fonti di luce sbagliate è uno degli errori più grandi che si possano commettere. E anche se non si può imitare la luce naturale del sole e del giorno, si può lavorare per creare qualcosa che si avvicini a questa bellezza.

L’innovazione tecnologica, la ricerca di nuove soluzioni, il lavoro incessante del designer per coniugare stile, praticità d’uso e sostenibilità sono la chiave di svolta per un design e un’architettura che sia veramente a misura d’uomo. E a misura d’ambiente.
Perché il rapporto tra uomo e natura non debba più essere conflittuale, ma armonioso. Magari celebrato ad arte da una luce che sappia non solo illuminare laddove è buio. Ma che sappia anche creare emozioni, bellezza, stupore in chi la vive.

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Redazione i404

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