Vero falso o falso vero? Una scuola per distinguere i prodotti di lusso autentici da quelli taroccati

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Sabatino Ciocca
Autore e regista. In attesa di defungere scrive su commissione, compreso il suo epitaffio. Pecunia non olet.

Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Photo by Tamara Bellis on Unsplash

Ci mancavano gli effetti del covid ad aggravare la crisi economica, già di per sé da tempo anemica, delle famiglie italiane meno abbienti. E allora che si fa? Ci si arrangia. Chi non è mai andato ad acquistare dai cinesi per risparmiare alzi la mano.

– Scusi vorrei… – Il cinese fa cenno di non capirmi. E mi indica con l’indice una ragazza, mora, occhi leggermente a mandorla. Le vado incontro.

– Buongiorno signore. In cosa posso esserle utile?

– Parla italiano?

– Sono italiana.

– Ah, bene. Mi occorrerebbe un catino di plastica.

– Guardi, la seconda corsia a destra, di fronte ai guinzagli per cani.

– Gentilissima.

Trovo il catino giusto, plastica dura, ben fatto, resistente. Vado alla cassa dove una seconda commessa in perfetto italiano, mi dice:

– Dieci euro e cinquanta.

– Non le sembra un po’ troppo caro?

– Ma questo è “Made in Italy”, signore. Se vuole roba cinese la trova in un negozio italiano.

Sconcerto. Rifletto. E già. L’ultima volta che ho acquistato mocassini in un negozio italiano erano “Made in China”, sicuramente originali perché la prima volta che li ho indossati il loro colore ha trovato il modo di colonizzare i fantasmini. Originali. Mi riferisco ai mocassini. Ripenso al catino in plastica. “Made in Italy”. Avrò mica acquistato un prodotto taroccato?

Mi toccherà aspettare per vedere se al primo ammollo la camicia bianca si tingerà di rosa, dato che il colore del catino acquistato è rosso.

Proprio giorni addietro leggevo che l’Italia è tra i primi paesi in Europa per consumo di prodotti contraffatti, soprattutto di quelli del settore moda, buona parte dei quali provenienti dalla Cina. Del resto la nostra tradizionale eleganza, la nostra creatività, l’amore per le cose belle ci ha da sempre contraddistinto, ci ha portato ad essere invidiati dagli altri Paesi. E dunque nei periodi di crisi la tentazione all’acquisto consapevole, che so, di un Rolex, di un jeans Armani, di una borsa di Louis Vuitton, di un paio di occhiali Ray-Ban taroccati cinesi diventa una necessità. E i prodotti non venduti, quelli in eccedenza, quelli non sequestrati, mi chiedo, che fine fanno?

Se l’è chiesto anche la Extraordinary Luxuries Business School di Pechino. Il suo fondatore, Zhang Chen, insegna agli iscritti come distinguere i prodotti di lusso autentici da quelli contraffatti. Un corso di 7 giorni costa 2.400 dollari.

Un bell’affare per Chen, considerato il numero dei professionisti della contraffazione che certamente si affretteranno ad iscriversi per affinare la tecnica. Quanto a me, beh, sono tentato di iscrivermi, non foss’altro per togliermi la soddisfazione di sapere se il mio catino sia davvero “Made in Italy” senza correre il rischio di rovinare la mia camicia firmata Brioni.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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