Vaccini: due secoli di storia contro le preoccupazioni dei no-vax

In evidenza

Redazione i404
i404 racconta com'è cambiato il mondo e dove sta andando. Quello che raccontiamo è un’opportunità.

Tempo di lettura stimato: 2 minuti

obiettivo 3 agenda 2030
Foto di Zach Vessels su Unsplash

Dal dottor Mario Lizza, presidente della sezione Abruzzo della Società Italiana di Sanità Pubblica e Digitale, medico competente, riceviamo e pubblichiamo.

E se avessero ragione i no-vax quando dicono di essere preoccupati per gli effetti a distanza dei vaccini contro la CoViD-19 ritenuto come veleni in corpo? Però, studiando gli oltre 200 anni di storia di vaccinazioni nel mondo, non risulta che qualche vaccino abbia mai provocato chissà quali effetti nocivi/indesiderati a distanza. È certo invece che per varie malattie infettive, per le quali esiste la possibilità di vaccinarsi, si possono avere, oltre gli effetti immediatamente conseguenti, gravissimi effetti avversi a distanza.

Cosa si rischia con l’influenza

Possiamo cominciare dalla classica influenza stagionale. A parte i 6-7 mila morti all’anno (tranne nell’inverso 2020), dopo 6-12 mesi dall’avvenuta guarigione si può avere un’anemia aplastica, anticamera di leucemia.

Cosa si rischia con l’Herpes zoster

E il fuoco di Sant’Antonio, ovvero l’Herpes zoster? Circa due persone su 10 che hanno avuto la varicella, dopo i 50 anni di età avranno l’Herpes zoster, con quei dolori, brucianti, che duranno anni, soprattutto a carico del sistema nervoso.

Cosa si rischia con il morbillo

Uno sguardo anche al morbillo. A parte le conseguenze immediate e la mortalità dovute direttamente dalla malattia, dopo 8-10 anni si può avere una panencefalite sclerosante subacuta post-morbillosa con mortalità quasi certa. È una forma rara, ma nella mia esperienza professionale mi è capitato un caso in un paese della provincia con il decesso della piccola paziente.

Foto di Polina Tankilevitch da Pexels

Cosa si rischia con la poliomelite

In Italia sono ancora viventi circa 60 mila malati di poliomelite, malati negli anni ’40 e ’50 del secolo scorso, prima del vaccino anti polio Sabin. Dopo 10, 20 o 30 anni dall’inizio della paralisi muscolare, fino al 70% di questi pazienti vanno incontro alla cosiddetta sindrome post-polio, con difficoltà nella respirazione e dolori neuropatici resistenti a tutti i farmaci antidolorifici e antinfiammatori. Ricercatori dell’Università dell’Insubria (Varese) stanno studiando questo grave fenomeno.

Cosa si rischia con la covid

Sulla long-Covid si è detto già molto: anche nelle forme lievi, a qualunque età, nel 25% delle persone dopo oltre sei mesi dalla remissione della fase acuta si possono avere fame d’aria, artralgie, disturbi neurologici e cognitivi (disorientamento nel tempo e nello spazio, confusione mentale, disturbo della memoria), disturbi cardiovascolari ecc. e ultima, per finire, un’insufficienza renale.

Da questi numeri deriva una sola conclusione: no, non hanno ragione i no vax!

Mario Lizza

@RIPRODUZIONE RISERVATA

- Pubblicità -spot_imgspot_img

Commenta

Perfavore inserisci un commento!
Nome

- Pubblicità -spot_img

Correlati