Una donna per la prima volta sulla Luna. Nuova missione internazionale in programma nel 2024

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Raffaella Lobello
Laureanda in Ingegneria dei Materiali e delle Nanotecnologie. Amante dei viaggi e dell’astronomia, sogna di diventare una ricercatrice scientifica.

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Photo by NASA on Unsplash

L’ultima volta che l’uomo ha raggiunto il suolo lunare è stato nel 1972, grazie alla missione Apollo 17. Da allora nessun altro essere umano ha visitato il satellite e per svariate ragioni c’è stato un calo di interesse a riguardo. Oggi, dopo circa mezzo secolo dal famoso Apollo 11, che ha permesso a Neil Armstrong e Buzz Aldrin di raggiungere la Luna per la prima volta nella storia, si torna a parlare di esplorazioni lunari.

Grandi agenzie internazionali, quali la NASA o l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), fanno sognare grazie alle missioni periodicamente messe a punto. A lavoro ci sono anche società private ormai collaudate nel mondo dell’aerospazio, come la statunitense SpaceX, startup, centri di ricerca ed università.

Il programma Artemis della NASA

La NASA (National Aeronautics Space Administration), supportata da partner internazionali come l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), l’Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA) e l’Agenzia Spaziale Canadese (CSA), con la missione Artemis, vuole riportare l’uomo sulla Luna nel 2024. L’agenzia, in realtà, vuole spingersi oltre il singolo sbarco: intende tornare sulla Luna «per restarci», afferma l’amministratore Jim Bridenstine, e per sfruttare le conoscenze apprese per raggiungere, successivamente, Marte.

Con il programma Artemis, inoltre, la NASA vuole far allunare per la prima volta nella storia una donna ed una persona di colore.

La missione prevede tre fasi e l’impiego di differenti mezzi, tra i principali:

  • Orion, la sonda spaziale che trasporterà l’equipaggio in orbita e fornirà un rientro sicuro sulla Terra;
  • lo Space Launch System, il razzo più potente mai costruito;
  • il Gateaway, una stazione spaziale fondamentale per il rientro e come punto di sosta durante le esplorazioni;
  • Lunar Lander, accurati sistemi di atterraggio;
  • tute spaziali più flessibili e funzionali per la raccolta di campioni scientifici.

L’Agenzia, non a caso, ha selezionato SpaceX, azienda aerospaziale statunitense costituita nel 2002 dal visionario Elon Musk, per lo sviluppo del primo lander che trasporterà i prossimi astronauti sulla Luna.

La prima missione, Artemis I, è in programma per quest’anno, ma in assenza di astronauti, Artemis II volerà con l’equipaggio nel 2023, infine Artemis III, nel 2024, permetterà lo sbarco degli astronauti sul Polo Sud lunare.

Photo by SpaceX on Unsplash

Il progetto Moonlight dell’Esa

Se la NASA, da un lato, studia come far arrivare fisicamente l’uomo sulla Luna, l’Agenzia Spaziale Europea, dall’altro, intende creare una costellazione di satelliti in modo da facilitare le comunicazioni e la navigazione per gli astronauti, per le prossime basi e, perché no, per i futuri turisti. L’Esa ha incaricato due consorzi industriali europei per lo sviluppo del progetto Moonlight: la Surrey Satellite Technology del Regno Unito e l’italiana Telespazio, affiancata da diverse aziende, centri di ricerca e università come la Bocconi e il Politecnico di Milano. Il progetto potrebbe essere approvato dagli stati membri dell’Esa entro il 2022. Si vuole, innanzitutto, sfruttare satelliti già in orbita attorno alla Terra, in grado di offrire informazioni utili. 

Produrre acqua sulla Luna

Dopo aver pensato al viaggio, ai sistemi GPS, alle comunicazioni, non è possibile dimenticarsi di uno dei maggiori beni primari: l’acqua. Il Politecnico di Milano e OHB Italia hanno collaborato nel progetto ISRU (In-Situ Resource Utilisation) dell’Esa, finalizzato alla produzione di acqua e ossigeno sulla Luna. Il mondo dell’industria e quello accademico si sono incontrati per studiare il processo chimico-fisico che trasforma la sabbia in ossigeno. Si tratta di un grande passo avanti, in quanto la produzione di acqua e ossigeno in loco ridurrà la necessità di continui rifornimenti sulla Terra. In questo modo si potrà semplificare la logistica ed abbattere i costi relativi al trasporto di materiali.

Photo by Wai Siew on Unsplash

Cosa si cela dietro le missioni lunari

Perché dopo circa mezzo secolo si sente il desiderio di voler rimettere piede sulla Luna?

L’obiettivo ultimo, in realtà, come visto precedentemente, è quello di arrivare su Marte e colonizzarla. La Luna verrà sfruttata quindi come base intermedia su cui poter sperimentare astronavi, equipaggiamenti e sistemi di atterraggio per le missioni future. Questo satellite naturale, inoltre, ha da sempre affascinato per le sue riserve minerarie. È ricco di terre rare, che scarseggiano sulla Terra, di acqua racchiusa in tonnellate di ghiacciai e minerali preziosi. Molte aziende, non a caso, mirano a trasformarla in una meta turistica.

Negli anni Sessanta e Settanta, in piena Guerra Fredda, la spinta a raggiungere il suolo lunare è stata la volontà di supremazia tra le due superpotenze USA e URSS. La riuscita della missione Apollo 11 è stata devastante per il morale dei russi. Oggi, nonostante i tanti anni trascorsi, lo scenario non sembra differire. La corsa alla Luna è ripartita e gli sfidanti sono sempre più agguerriti: dalle potenze maggiori come USA e Russia, a potenze in ascesa come Cina, India, Emirati Arabi e Giappone. Si prospetta uno senario caratterizzato da nuove alleanze. E da cospicui investimenti.

Se da un lato i bambini potranno sognare con più leggerezza di diventare i prossimi astronauti e conquistatori dello spazio, dall’altro il conflitto che si cela, seppur silenzioso, è sempre più inevitabile.

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