Sussidi alle aziende agricole: l’insostenibile politica dell’Unione Europea a favore dell’agricoltura intensiva

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Redazione i404
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Da una parte si impongono norme e si fissano scadenze per obiettivi di sostenibilità globali, dall’altra si finanziano aziende e categorie che sostenibili non sono. Una schizofrenia, quella della leadership dell’Unione Europea, già largamente dimostrata nel finanziare la pesca industriale, che ha distrutto la biodiversità di mari e oceani. E che ora viene confermata dalle scelte sulla politica agricola.

Venerdì scorso, dopo due anni e mezzo di negoziati, una nuova Politica agricola comune (PAC) quinquennale è stata approvata in via provvisoria dal Parlamento europeo, dalla Commissione europea e dal Consiglio che rappresenta i 27 Stati membri. La voce critica che si è levata nel corso degli anni dai parlamentari Verdi e da numerose associazioni ambientaliste prende di mira il sostegno fornito all’agricoltura intensiva su larga scala e la mancanza di trasparenza sui beneficiari dei fondi. Il denaro guadagnato da organizzazioni con stretti legami con i primi ministri ungherese e ceco, Viktor Orbán e Andrej Babiš, ad esempio, è stato una delle cause del recente malcontento.

Dalla tutela della biodiversità alla riduzione delle emissioni

Le richieste di riforma sono state sempre più focalizzate su una migliore protezione della biodiversità e una maggiore spesa per tipi di agricoltura che ridurranno le emissioni di carbonio del settore. Richieste che sono state accolte solo in parte. In piccola parte.

Il vicepresidente della Commissione europea, Franz Timmermans, ha affermato di ritenere che la nuova politica rappresenti un «vero cambiamento nel modo in cui pratichiamo l’agricoltura in Europa». E ha aggiunto: «Nei prossimi anni proteggeremo le zone umide e le torbiere, dedicheremo più terreni agricoli alla biodiversità, stimoleremo l’agricoltura biologica, apriremo nuove fonti di reddito per gli agricoltori tramite l’agricoltura al carbonio e inizieremo a correggere le disuguaglianze nella distribuzione del sostegno al reddito». Per la prima volta la PAC includerà anche la “condizionalità sociale” per ricevere fondi, in base alla quale i beneficiari saranno monitorati sul rispetto del diritto sociale e del lavoro europeo, a riconoscimento dei bassi salari pagati in Europa occidentale ai lavoratori migranti dall’Est .

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Le critiche al programma

Tuttavia, nonostante i buoni intenti dichiarati, i critici affermano che rimane un sostegno insufficiente per i piccoli agricoltori e un margine di manovra troppo ampio per i governi nazionali sugli impegni per la spesa verde.

Gli ultimi punti critici nei recenti colloqui interni tra il Parlamento, la Commissione e il Consiglio erano concentrati sulla percentuale destinata alla spesa ecologica e sul collegamento nella politica all’obiettivo del Green Deal del blocco di neutralità climatica entro il 2050. L’importo da spendere in “regimi ecologici” sarà fissato al 20% dei pagamenti agli agricoltori nei primi due anni, 2023 e 2024, fino al 25% tra il 2025 e il 2027.

Nel PAC è contenuto anche un riferimento alla coerenza con l’obiettivo dell’UE sui gas serra, sebbene solo nel testo del preambolo, che secondo i critici ha scarso valore legale. Il gruppo dei Verdi in parlamento ha affermato che non sosterrà questa “nuova” politica e ha invitato i gruppi liberali e di sinistra a unirsi ad essa per far naufragare l’accordo provvisorio, prima che venga firmato dagli Stati membri e dall’assemblea plenaria del Parlamento Europeo.

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L’eurodeputato verde: un piano senza garanzie

In una recente intervista rilasciata al quotidiano inglese The Guardian, Bas Eickhout, eurodeputato verde olandese, ha affermato che non vi sono garanzie sufficienti per garantire che il 25% venga speso per iniziative credibili, con i governi nazionali che svolgono un ruolo chiave nel decidere cosa fosse un progetto verde. «Questi schemi ecologici non sono ancora definiti», ha affermato. «Si tratta di una realtà cartacea costruita dai conservatori. Invitiamo davvero tutti i nostri amici progressisti a prendere sul serio la situazione, perché altrimenti stiamo avallando un’altra non riforma della PAC».

L’European Enviromental Bureau (EEB), la più grande federazione europea che riunisce circa 140 gruppi ambientalisti, ha affermato che circa tre quarti del budget di 270 miliardi di euro per i pagamenti diretti agli agricoltori andrebbero ancora agli allevamenti intensivi. Questo mese la Corte dei Conti europea, l’organismo di controllo della spesa dell’UE, si era lamentata del fatto che, secondo la vecchia politica, 100 miliardi di euro di fondi della PAC attribuiti all’azione per il clima avevano un impatto limitato su tali emissioni nel settore.

L’Ufficio europeo dell’ambiente ha aggiunto che la PAC non ha cercato di limitare o ridurre il bestiame, che rappresenta fino al 50% delle emissioni di carbonio agricole, e sostiene gli agricoltori che coltivano torbiere drenate, che rappresentano il 20%. Il succo del problema lo ha spiegato a chiare lettere Célia Nyssens, responsabile della politica agricola dell’EEB: «Questa nuova politica è un enorme fallimento della leadership nell’affrontare quelle gravi minacce. Stiamo già vedendo i governi nazionali pianificare le attività come al solito, per mantenere il flusso di denaro verso le aziende agricole intensive».

Forse a Bruxelles, contrariamente a quanto dettato dalla regola del gattopardismo, tutto va conservato affinché tutto cambi…
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