Rientro a scuola, ma non per tutti. E il Comitato scientifico scarica sulle Regioni

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Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

Tempo di lettura stimato: 2 minutiLa didattica in presenza va garantita in tutti i cicli. La responsabilità e le modalità dell’apertura delle scuole sono degli enti locali. E, in ogni caso, il ritorno in aula degli studenti non è più procrastinabile per il grave impatto sull’apprendimento.

Il ministro della Salute Roberto Speranza (governo.it)

Sono queste le indicazioni sul rientro in classe degli studenti suggerite dal Comitato tecnico scientifico che supporta le decisioni di ministero della salute e governo in tema di emergenza Coronavirus. Riunitosi d’urgenza per valutare – su richiesta delle Regioni – il rientro in presenza come previsto dall’ultimo Dpcm, il Comitato ha riconosciuto il diverso impatto che il virus sta avendo nei vari territori, dando però il via libera al rientro per le zone gialle e arancioni. Da tempo gli esperti hanno sottolineato l’importanza di far tornare i ragazzi in classe, lanciando l’allarme sulle condizioni psicologiche sempre più sfavorevoli. Le lezioni on line hanno cancellato la socialità e il 33% dei ragazzi in fascia d’età critica avrebbe bisogno di un supporto psicologico. Che non sempre le famiglie riescono a compensare.

Photo by MChe Lee on Unsplash

Le aperture restano quelle già decise

Per quanto riguarda Lazio, Molise, Piemonte ed Emilia Romagna (quest’ultima in seguito al ricorso vinto davanti a Tar) è previsto il ritorno in aula nelle scuole superiori da domani, lunedì 18 gennaio, con presenze del 50%. L’Alto Adige ha fatto rientrare gli studenti di tutti i cicli didattici fin dal 7 gennaio. In Abruzzo, Toscana Valle d’Aosta il via libera alla presenza al 50% è stato dato lunedì scorso, 11 gennaio. La campanella domani mattina avrebbe dovuto suonare anche negli istituti superiori di Lombardia e Sicilia, ma essendo state dichiarate zona rossa, la didattica proseguirà a distanza. Classificata zona rossa dal governo anche la provincia autonoma di Bolzano, che però ha deciso di aprire il 7 con una presenza in classe tra il 50 e il 75%.

Per quanto riguarda le altre regioni, la Campania e la Puglia stanno attendendo le decisioni dei rispettivi governatori De Luca ed Emiliano dopo le valutazioni del Cts di oggi, mentre in Liguria e Umbria si è deciso di riaprire le superiori il 25 gennaio. Gli studenti degli istituti superiori torneranno in classe, sempre con il massimo del 50% di presenza e senza nuove ordinanze dei presidenti di Regione, solo dal primo febbraio in Friuli Venezia Giulia, Veneto, Marche, Sardegna, Calabria e Basilicata.

La responsabilità di chi è già responsabile

Scaricare la responsabilità di aperture e mancate aperture alle amministrazioni regionali è sembrato, da parte del Cts, un modo semplice e sbrigativo per liquidare i governatori preoccupati dai contagi. Rientrare a scuola in sicurezza vuol dire tante cose. Vuol dire che tutto deve essere funzionante e funzionale: dal sistema del trasporto pubblico ai controlli all’ingresso degli istituti, dalla presenza di aule spaziose alla tutela della salute dei professori e del personale, dagli orari scaglionati di ingresso alla messa in quarantena degli studenti positivi al virus… Ma questo sistema può avere vari punti deboli, come ad esempio nell’organizzazione dei trasporti, o nella prevenzione. In Veneto circa 200 classi di scuole elementari e medie sono in quarantena. Quattromila studenti bloccati a casa in attesa del tampone e dei risultati negativi. Per non parlare dei loro familiari. Di chi è la responsabilità?

Gli enti locali sono già responsabili di ogni azione che compiono sul proprio territorio. Nel frattempo – soddisfatti dal milione di vaccinati – nessuno parla più dei banchi con le rotelle, e neanche che fine abbiano fatto. È stato sufficiente fare la prova nelle scuole che li hanno già ricevuti per capire l’inadeguatezza e la spesa inutile affrontata. Si pensi che sul piano dello scrittoio di questi nuovi banchi mobili uno studente, durante il compito in classe, deve scegliere se poggiarvi il vocabolario o il foglio su cui scrivere. A creare i problemi alle istituzioni locali non c’è solo la pandemia. Ma anche certe decisioni – o non decisioni – che arrivano – o non arrivano – dall’alto.

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