Ritorno alla terra dopo esperienze per il mondo: divento vignaiolo per riconnettermi con me stesso

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Ritorno alla terra. Ritorno alle origini. E ritorno ad antiche tradizioni e a mestieri che si pensavano persi con la globalizzazione e la tecnologia. Ma che, anche grazie a quest'ultima, possono rinascere e diventare i lavori del futuro. Perché in un mondo che corre a velocità troppo elevata, a volte è bene rallentare, magari tornare indietro, per poter finalmente andare avanti. Nel pieno rispetto di valori etici, solidali e sostenibili che non devono mai passare in secondo piano.
Sempre più giovani scelgono di seguire la strada dei loro nonni o dei loro bisnonni, tornando a coltivare la terra.

Filippo, ricercatore geologico e ambientale in zone sperdute del mondo. Giulia, formatrice in progetti educativi in India. Entrambi con un'infanzia legata alla terra. Quella stessa terra che a distanza di tempo li ha come richiamati a sé, per creare insieme, da marito e moglie, qualcosa che è sempre stato profondamente presente nella loro anima. Hanno seguito strade diverse e lontanissime. Ma quando si sono fermati e si sono guardati dentro hanno capito che dovevano tornare indietro. Per ricominciare a scrivere il loro futuro.

Bambina cammina in un vigneto tra l'uva

Photo by Jordan Rowland on Unsplash

"Tutto è nato quando ero ragazzino - racconta Filippo - e giocavo nei pomeriggi d’estate nella casa di campagna del mio amico la cui famiglia possiede un’azienda agricola nei Colli Euganei. Ricordo le corse in bicicletta fra i vigneti, gli spazi aperti, il sole cocente e poi via a rifugiarsi nel fresco della cantina. Ricordo l’odore dell’uva, le mani e il viso appiccicosi dalle scorpacciate di frutta; in quei pomeriggi avevo come l’impressione di avere tutto il mondo a portata di mano. Ho vissuto quei giorni con una serenità e un senso di libertà che mi hanno segnato e che porto dentro tuttora".
La sua passione per la natura è nata qui. E lo ha accompagnato anche nella scelta degli studi universitari, con materie come scienze naturali, fisiche e matematiche, ma anche discipline ambientali.

"È stato tutto molto spontaneo visto che sono nata a Jesi, dove la ruralità si fonde intimamente con la città.  - aggiunge Giulia, che per studio e per lavoro ha girato l'Italia e il mondo, riscoprendo così la bellezza delle sue dolci colline che la fanno ancora emozionare - Ricordo le giornate passate con i nonni a curare il loro orticello, il sapore delle carote appena raccolte e il profumo della passata di pomodori preparate all’aperto in grossi pentoloni, insieme a tutta la famiglia come se fosse una festaHo scelto di voler affondare le mie radici proprio qui dove sono nata, abbracciando uno stile di vita che riesce a farmi sentire libera e autentica".

Per Filippo e Giulia, l'incontro è stato ad un corso intensivo per aspiranti imprenditori agricoli sull'Appenino della Fondazione Garrone di Genova. In tre mesi hanno imparato tanto. E si sono innamorati. Hanno deciso di unire le loro vite e anche i loro sogni, per crearne uno comune. Che oggi è l'Azienda Agricola Colle Jano.

Photo by Cayton Heath on Unsplash

E pensare che il loro futuro sembrava essere ben segnato. Per Filippo, dopo un Erasmus in Olanda, il lavoro in Canada come ricercatore in ambito idrogeologico in una delle zone più remote e inesplorate del sub-Artico americano. Quegli spazi enormi e la convivenza con la comunità locale lo hanno spinto a guardarsi dentro per cercare di capire quello che desiderava veramente.
"Cominciavo a maturare l’idea di ritornare in Italia e di assecondare ciò che la nostra terra così generosa ci sa offrire. Così da studente perplesso e disincantato nei confronti del nostro paese quale ero, sono tornato con una nuova opinione sulla nostra cultura, sul nostro modo di essere e sul nostro territorio". Gli italiani tendono a lamentarsi sempre su chi sono e sui loro difetti, ma Filippo è convinto che "dovremmo provare maggiore rispetto e stima per ciò che siamo ancora, che siamo stati e che spero saremo".

Per Giulia un'esperienza unica in India, che le ha lasciato dentro qualcosa di profondo. Talmente importante, che ha voluto ricreare anche in Italia la sua India, quell'atmosfera capace di resettarla, di farla riconnettere con la parte più profonda di sé. E ora, grazie alla loro scelta, può dire di averla trovata.

Una scelta non facile, che però ha cambiato per sempre le loro vite.

Un ritorno al passato, alle nostre origini di contadini, un ritorno ai vecchi mestieri: quanto è importante oggi tutto questo?

FILIPPO - Un mio vecchio professore dell'Università diceva: “In un sistema finito (quale è il globo terrestre), non può esistere una crescita infinita (il capitalismo)".
Purtroppo credo che la presenza sempre più totalizzante del capitalismo, stia causando dei fortissimi effetti collaterali sia dal punto di vista ambientale che da quello politico e socio-culturale.
Vedo quindi di buon grado tutte quelle iniziative che in qualche modo vanno in direzione opposta all’autodistruzione e l’agricoltura sostenibile è forse il mezzo più intuitivo (ma non di certo l’unico) per poter contrastare questo fenomeno ormai fuori controllo.

Photo by Bianca Isofache on Unsplash

Passato e presente, tradizione e tecnologia: come possono convivere? Qual è la vostra esperienza?

FILIPPO - Il concetto di agricoltura sostenibile è molto ampio. Include buone pratiche in chiave ambientale, sociale ed economica. In agricoltura crediamo che le migliori pratiche si perseguano apportando una combinazione di moderna tecnologia e di metodi ripresi dalla tradizione.
Nella nostra piccola realtà vitivinicola per sostenibilità ambientale intendiamo la chiusura di cicli ecologici con il reimpiego di prodotto di scarto e non, che provengono da altri processi aziendali.
Utilizziamo pratiche agronomiche che non includono l’utilizzo di prodotti di sintesi chimica e che mirano alla riduzione di prodotti che, anche se contemplati in agricoltura biologica, non risultano certo innocui per l’ambiente (quali il rame). Facciamo questo in favore di sostanze naturali autoprodotte come oli essenziali di timo e sostanze derivanti da altri estratti vegetali che inducono una forma di auto-resistenza delle viti alle loro più comuni malattie.

I locali dell’azienda e la nostra abitazione vengono riscaldati esclusivamente tramite l’utilizzo di una caldaia a biomassa, la quale consuma la legna che ricaviamo dalle potature dei nostri olivi e dalla pulizia del bosco. La cenere che risulta, molto ricca in potassio e fosfato, viene mischiata al compost di autoproduzione e distribuita nei campi per reintegrare ciò che le nostre colture asportano ogni anno.

Inoltre, ci siamo resi conto che il nostro vigneto storico di Verdicchio DOC comprende varietà ormai in disuso nella viticoltura moderna, ma che sanno regalare al vino caratteristiche molto interessanti e peculiari. Questo prezioso patrimonio cerchiamo ogni giorno di custodirlo e tutelarlo, rispettando a pieno la salute delle nostre vecchie vigne e non solo. Infatti, al fine di evitare che queste antiche linee genetiche arrivino ad un binario morto, abbiamo deciso di replicare (tramite innesto) la stessa genetica nel nostro nuovo ettaro di vigneto che ora è popolato da quegli stessi esemplari di verdicchio antichi. Pratichiamo anche il sovescio, pratica tanto antica quanto efficace per rendere fertile il suolo.

GIULIA - Per sostenibilità sociale intendiamo la divulgazione al pubblico dei nostri valori, che vorremmo tutta la comunità condividesse al fine di risvegliare una coscienza comune basata sul riconoscimento dei patrimoni agrari e delle pratiche virtuose in agricoltura.
Infine, ultimo ma non ultimo, è la sostenibilità economica, che consente una crescita duratura ed equilibrata, rispettando pur sempre ambiente ed identità.

Quale suggerimento dareste a quei giovani con anima green che vogliono mettersi in gioco e magari sono interessati proprio a un ritorno alla terra e all'agricoltura sostenibile?

GIULIA- A tutti i giovani sensibili al futuro del nostro pianeta ed interessati ad un ritorno alla terra ci sentiamo di dire che il cammino può essere tortuoso e disseminato di ostacoli, che per iniziare un progetto da zero sono richiesti in genere degli investimenti iniziali consistenti, con tempi di rientro non rapidi.
FILIPPO - È necessaria una rigorosa pianificazione finanziaria oltre che operativa, ma siamo assolutamente certi che la passione e gli ideali rendano tutto davvero entusiasmante, unico e gratificante.

Filippo e Giulia

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Patrizia Chimera
Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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