Visita 52 paesi del mondo a 19 anni. La storia di Pamela Violanti

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Viaggiare per rilassarsi. Viaggiare per ritrovarsi. Viaggiare per partire. Per non stare fermi, per raccontarlo sui social, per scoprire il mondo e sé stessi.
Viaggiare è chiedersi: “E se questo provassi a farlo in modo diverso, da ora in poi?”. Questo lo spirito che muove Pamela Violanti, marchigiana di nascita (di Senigallia) e cittadina del mondo.
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Ebbene sì, ho 19 anni e ho visitato 6 continenti, 52 paesi e mi sono intrufolata in 8 famiglie nel mondo (Cile, Argentina, Australia, Stati Uniti, Malta, Inghilterra, Messico, Spagna), curiosando tra i loro modi di fare a vivere”.

Photo by Roi Dimor on Unsplash

Pamela, perché lo fai, cosa ti spinge?

La passione. Le emozioni che ogni singolo viaggio mi ha fatto provare vorrei che si moltiplicassero all’infinito e per questo sono in continuo movimento: ho bisogno di cambiare, vedere posti nuovi, emozionarmi ancora. La routine mi annoia.
Viaggiando sto vedendo il mondo con occhi diversi e solo ora mi rendo conto delle numerose opportunità che ci sono, basta non smettere di cercare e lasciarsi ispirare. Quel sorriso in taxi alle Barbados, la gentilezza del popolo Maya, le persone conosciute in aeroporto anche se solo per ammazzare il tempo durante la coda al check-in, quel tramonto alle 23.30 di sera, gli occhioni dolci di quel tenero canguro… tanti piccoli pezzi di cuore sparsi per il mondo che arrivata a questo punto non mi faranno più fermare.

Cosa consigli ai tuoi coetanei che non sono mai usciti dai confini del luogo in cui vivono?

A volte cerco di immaginare me stessa prima di tutti questi viaggi, ma per quanto mi sforzi non riesco a ricordare come era la mia visione del mondo.
La Terra per me è colorata, ricca di odori e sapori, sorrisi a 52 denti o a volte meno, ma pur sempre sorrisi che ti scaldano il cuore. Viaggiando ho scoperto che il mondo ha più mondi dentro di sé. Basta pensare a New York, il mondo sotterraneo delle sue metropolitane, il livello comune e i rooftop. Uso la parola mondi perché penso sia la più azzeccata in quanto un solo luogo può avere mille sfumature e cambiare ogni 100 metri. Apri gli occhi. Cambia prospettiva. Una opportunità tira l’altra, questo il consiglio che darei.

Cosa hai imparato, ti sei portata a casa dai tuoi viaggi?

Quanto tempo ho a disposizione? Potrei scriverci un libro. Ho indossato la stessa maglietta per una settimana o i vestiti della stagione passata ma mi sono arricchita così tanto interiormente che pochi saranno in grado di capirmi fino in fondo.

Foto di Arnel Hasanovic su Unsplash

Qual è l’approccio che hai quando ti confronti con gli altri, con il nuovo?

Sono una ragazza spontanea, ho lasciato da molti anni la timidezza a casa, partendo leggera. Con rispetto ed educazione mi apro a nuove persone, faccio domande, fornisco risposte, chiedo aiuto e lo offro. Uno scambio reciproco, un confronto di storie e percorsi di vita.
Secondo me è più facile aprirsi con persone che non si conoscono. È tutto più semplice, spontaneo, nessuno che giudica. Viaggiare è lo sconosciuto incontrato per caso che diventa il tuo migliore amico. Viaggiare è ritrovarsi pieni di mamme, papà, sorelle e nonni, ognuno con un accento diverso.

Le regole fondamentali da ricordare quando si viaggia da soli?

Contare su sé stessi, mai dubitare delle nostre capacità. Viaggiare è pensare di non essere in grado di saper fare alcune cose e ritrovarsi a farle. Viaggiare è imparare a reagire agli ostacoli e trovare una soluzione ad ogni difficoltà. Ci vuole coraggio; averlo non significa non aver paura, ma metterla da parte e provarci comunque. No regrets, nessun rimpianto.
Conoscere altre lingue è già un modo per avvicinarsi ed abbattere sin da subito alcune differenze. È davvero un arricchimento ed è così soddisfacente poter dialogare e capirsi! Un consiglio che mi sento di dare è di coltivarle e studiarle con interesse. La mimica facciale, il cibo e la musica sono altre forme di comunicazione che uniscono le persone.

Ti senti mai sola o un pesce fuor d’acqua?

Conoscere altri viaggiatori come me è la sensazione più bella del mondo, si crea subito una connessione e il mondo si fa più piccolo. Ridiamo insieme e quel racconto della loro avventurosa giornata è così simile alla mia provata qualche anno fa. Ci capiamo alla perfezione. Seppure con percorsi diversi, sappiamo cosa vuole dire sentirsi a tutti quei chilometri da casa.
Mi sento più un pesce fuor d’acqua quando mi trovo con persone che non viaggiano di solito o che lo fanno per vacanza, semplicemente per staccare la spina, far serata in luoghi più o meno lontani e postare fotografie su Instagram. Magari hanno mangiato nelle solite catene come McDonald’s per risparmiare e quando tornano sono le stesse persone di sempre, magari un pò più abbronzate.
All’inizio, nel viaggiare, ci si può sentire un pesce fuor d’acqua solo perché si considera “diverso” ciò che non è come lo facciamo noi. Ma poi le esperienze fatte diventano nostre e magari si cucinerà quel piatto assaggiato in quel luogo così distante da noi. Mai lasciarsi spaventare, ma osservare e custodire tutto come un prezioso ricordo.

Quali credi siano le abilità che hai sviluppato, grazie al tuo essere “nomade”?

Ho totalmente cambiato me stessa, mettendomi in gioco ogni volta. Non mi sento più cittadina di un solo posto ma del mondo. Sono diventata più sicura, matura, determinata, forte, felice, spontanea, coraggiosa. Ho tirato fuori qualità che erano dentro di me, sviluppandole.

Come è iniziato tutto?

Nel 1999: 40 giorni di vita, aereo con destino Barcellona, il mio primo viaggio. Le vacanze di famiglia mi hanno dato una base. Quelle studio mi hanno formata rendendomi indipendente. Gli scambi scolastici interculturali e i parenti che ho sparsi nel mondo mi hanno fatta diventare una viaggiatrice. La mia tenacia a dire sempre sì e i miei genitori, sempre pronti a sostenermi, mi hanno fatto diventare quella che sono ora: una ragazza geograficamente instabile con la testa fra le nuvole e i piedi per terra autrice di geographically-unstable.com

Come cerchi le esperienze da fare?

Ogni singola cosa che riguarda i viaggi mi è sempre interessata. Libri, pubblicità in tv, volantini appesi qua e là in città, storie di viaggiatori, siti online e blog di viaggi mi hanno spinta a curiosare sempre di più.

Cosa studi?

Mi sono diplomata lo scorso anno ad un tecnico turistico alberghiero con 100. Al momento mi trovo negli Stati Uniti da quasi 10 mesi come au pair e vivo in una famiglia americana. Qui la mia vita è cambiata ulteriormente e il mio modo di pensare ha acquisito tantissime altre informazioni delle quali farò tesoro. Sto vivendo ogni giorno al massimo e sto capendo sempre di più il significato di “pura vita” e quello che è “vivere davvero”.

Come immagini il tuo futuro?

Sono una grande sognatrice e inseguo ogni giorno ciò che mi fa star bene e mi rende felice, così come nel corso di una giornata nella vita. Il mio obiettivo più grande è quello di realizzarmi come persona, svolgendo un lavoro che mi piaccia così da non dover più lavorare. Voglio riempire le mie giornate dando al mondo ciò di cui ha bisogno. Se si fanno le cose con passione, vengono meglio. Ho un amore immenso per il mondo, una voglia di viaggiare pazzesca e adoro scrivere: unire queste cose e farle diventare la mia professione sarebbe uno dei miei sogni nel cassetto. Al momento mi concentro sul cogliere ogni opportunità che mi si presenta davanti. Da tutto e da tutti si può imparare qualcosa, basta solo cambiare la prospettiva di come si guarda. C’è chi di una farfalla vede solo un insetto e chi di fa di quella farfalla un’ispirazione. Io sono fatta così e non voglio smettere di emozionarmi.

Pamela Violanti

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Monia Donati

Direttore responsabile. Giornalista, esperta in comunicazione e marketing, curiosa del mondo.


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