Il ritorno al tempo libero: (in)sostenibile leggerezza della stasi?

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Come per tutte le cose, vale la legge che ognuno ha bisogno dei suoi tempi, dei suoi modi e dei suoi spazi per comprendere e assimilare la realtà che ci circonda, così sfuggente e in eterno mutamento.
Questa volta bisogna dire che, per quanto alcuni l’avessero predetta, questa pandemia ci ha sicuramente colti alla sprovvista.

Leggerezza della stasi

Photo by Pawel Tadejko on Unsplash

C’è chi non l’avrebbe mai neanche immaginato di vivere una situazione simile, chi pensava fosse ancora lontana, chi tuttora stenta a crederci.

Le misure urgenti prese dal governo al fine di contenere e gestire quest’emergenza epidemiologica da COVID-19 hanno toccato le vite di tutti noi, chi più chi meno.
Ci è stato chiesto di restare a casa e in questa prima settimana di quarantena estesa all’intera nazione molte sono state le voci illustri che si sono spese per questa campagna. Dal mondo dello sport a quello dello spettacolo, tra fundraising per gli ospedali e forme d’arte di vario tipo comunicate tramite i social, si può dire che
nessuno si sia fatto da parte.
Nel proprio piccolo, anche la gente comune ha cercato di creare per via telematica uno spazio di condivisione, con i propri cari, del tempo e delle varie attività che si possono svolgere in casa.
Tramite le famose stories di Instagram, molte persone hanno comunicato ai loro follower come stessero impiegando il loro tempo durante questo periodo di quarantena.

Si può dire che grazie allo sviluppo tecnologico di cui godiamo, molto di quel tempo che dedicavamo ad attività quotidiane come il lavoro, le lezioni a scuola e all’università, le attività sociali e lo sport, è stato colmato con una serie di attività virtuali che vanno dalla semplice videochiamata con i propri cari, alla visita di musei in tutto il mondo tramite un sito web.

Nonostante fuori dalla finestra tutto sia fermo e immobile, dentro la nostra testa e dietro i nostri schermi le vite continuano a viaggiare alla velocità della luce. Senza che il limite spazio-temporale vi ponga freno.

Photo by Eugeniya Belova on Unsplash

Ed è proprio così che, almeno in parte, arginiamo la nostra paura nei confronti di un tempo vuoto, obbligato alla stasi.

Sicuramente questo tempo andrebbe sfruttato, proprio per stare fermi e riflettere alle dinamiche globali in cui siamo immersi.
La poetessa Mariangela Gualtieri, riguardo alla situazione attuale, scrive e recita queste parole.

Questo ti voglio dire
ci dovevamo fermare.
Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti
ch’era troppo furioso
il nostro fare. Stare dentro le cose.
Tutti fuori di noi.

Da qualche tempo, ormai, le diverse catastrofi ambientali e il repentino e perenne cambiamento climatico ci avvertivano della necessità di rallentare, di modificare le nostre vite. Sempre state freneticamente orientate al progresso e al guadagno, inneggiando alla decrescita felice.
La teoria della slowbalization, esposta in un articolo dell’Economist di gennaio 2019, e un’annata all’insegna delle rivendicazioni ambientali e dei Fridays for future non sono stati sufficienti a rallentare i nostri tempi vitali e produttivi.

Musicalmente parlando, non siamo stati in grado di passare da un Prestissimo ad un Allegro moderato. Così ora siamo costretti a fermarci.

Non che i due avvenimenti siano scientificamente correlati. Ma se prima erano gli ambientalisti a dar voce ad una necessità di cambiamento del nostro stile di vita, ora un virus prepotente e difficilmente comprensibile ci sta costringendo all’arresto totale. Prima di una partenza inevitabilmente differente.

In questo senso ci danno un grande esempio Alice e Federica, due giovani ragazze che da un anno hanno scelto di provare, nel loro piccolo, a cambiare.
Per Federica, valdostana DOC, è stato un po’ come tornare alle origini dopo la migrazione verso il centro di Torino ormai avvenuta molti anni fa.
Per Alice, invece, è un po’ una realizzazione step by step del suo sogno, l’ampliamento graduale del suo orto vitale.

Consapevoli entrambe delle difficoltà e dell’utopia che sta dietro al raggiungimento della completa autonomia, hanno deciso insieme di andare a vivere nella collina torinese, che concede loro di vivere una vita semplice e immersa nel verde. Cercando di sfruttare al meglio le possibilità che la natura concede per potersi autosostentare, almeno in minima parte, per quanto riguarda il mangiare.

Pur restando connesse e vicine alla realtà cittadina.

Qui hanno un orto e delle galline, ma è solo l’inizio di un grande progetto su cui sognano da tempo.
L’idea, come ci spiega Alice, “nasce dal bisogno umano di tornare alla natura. La frenesia e la corsa contro il tempo sono limitate. Vogliamo cambiare le persone in ciò che facciamo.”

Il progetto prevede la realizzazione, con altri due soci, una ceramista e un falegname, di un ristorante creato, allestito e gestito il più possibile in maniera autonoma. “Verdure dell’orto e materie prime, come la ceramica
appunto”, affermano.

In questa situazione di emergenza globale, nel sentire i loro amici o i loro cari disperatamente confinati tra le mura delle loro case cittadine, Alice e Federica si sono trovate a riflettere sulla fortuna di poter mettere le mani nella terra, di poter uscire nel loro orto e respirare aria di normalità.
Federica a tal proposito afferma: “Ci sono dei giorni in cui ci sembra che non sia successo nulla, qui il disagio della quarantena si percepisce meno e questa è un’enorme fortuna”.

A loro non manca sicuramente da fare.

Ma nel partecipare con preoccupazione a questo momento d’emergenza sanitaria sostengono entrambe la necessità di fermarsi a riflettere, per poter ripartire avendo a cuore i veri valori. Come ci insegna il genetista John Burdon Sanderson Haldane, all’aumentare della scala e della complessità di un organismo compaiono nuove proprietà. E, siccome le leggi della fisica sono applicabili a tutta la materia, questa vale per gli organismi biologici come per i processi sociali.

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About Author

Beatrice Gagliardo

Studentessa appassionata di musica e culture del mondo. Autrice del blog De-Genere.


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