Storia di Gaia, da fotografa a moglie di un guerriero Masai

In evidenza

Redazione i404
i404 racconta com'è cambiato il mondo e dove sta andando. Quello che raccontiamo è un’opportunità.

Tempo di lettura stimato: 4 minutiSiankiki nella lingua swahili vuol dire “giovane donna”. Ma da due anni e mezzo Siankiki è anche il profilo Instagram di Gaia Dominici, 30 anni, nata in Colombia, cresciuta a Genova con i genitori che l’hanno adottata, trasferitasi per studio in Australia e poi in Inghilterra, dove si è laureata in fotogiornalismo. Durante uno dei suoi fotoreportage in Africa, Gaia è approdata in Kenya, al confine con la Tanzania, nel Parco nazionale del Kilimangiaro, dove ha vissuto in un villaggio Masai. È qui che nel 2014 ha incontrato Ntoiyai, un giovane guerriero Masai che ha sposato quattro anni dopo, e dal quale ha avuto una figlia: Lily Rose Naresiai. Mentre il marito alleva il bestiame in proprio, Gaia ha imparato a realizzare collane, bracciali, orecchini e cinture di cuoio tipiche della cultura Masai, oggetti originali di artigianato che vende attraverso un negozio on line.

Photo by Anna Cavigioli on Unsplash

Giraffe in giardino, serpenti in casa

Da circa due anni e mezzo, attraverso il profilo Instagram che conta 61.300 follower, Gaia racconta la sua scelta di vivere nella savana insieme al marito che, come tradizione Masai, dopo il matrimonio ha realizzato la sua manyatta, capanna fatta con sterco di mucca e fango. Sterpi, rovi, rami secchi e alberi costituiscono la recinzione che serve a proteggere la capanna dagli animali, dalle giraffe e soprattutto dagli elefanti, ma non dai serpenti, che a volte si intrufolano nell’abitazione costringendo Gaia e la bambina a restare fuori. Almeno fino a quando Ntoiyai non rientra dal lavoro e, con il suo machete, libera la casa dal pericolo. Da brava fotogiornalista, la giovane Masai ha trasformato il suo profilo Instagram in un interessante e colorato diario di bordo, dove anche le piccole storie diventano perle di conoscenza. E arrivano a ottenere più di 10 mila cuoricini. Non a caso il profilo ha come sottotitolo “La nostra vita nella savana”.

Venti chilometri per andare al bagno

Prima che nascesse Naresiai, Gaia aveva un problema: per andare in bagno doveva uscire di casa e percorrere venti chilometri per raggiungere, in un villaggio vicino, la latrina di una chiesa. Quando è rimasta incinta, arrivata al sesto mese, appesantita, con il fiato grosso e con il bisogno continuo di urinare, ha chiesto al marito di costruire un bagno all’esterno della capanna. Una struttura molto semplice, essenziale, ma molto, molto gradita dalla giovane donna. Il simbolo moderno di un mondo rurale ancora non contaminato dalla “civiltà”, ma sostenibile e rispettoso della natura.

L’Africa nel cuore e nel sangue

In un’intervista rilasciata alla giornalista e conduttrice tv Daria Bignardi, Gaia parla delle sue origini sudamericane, e in un post su Instagram rimarca il fatto che in Colombia, la terra che le ha dato i natali, siano molti gli afro discendenti. «Forse anche la mia famiglia di origine aveva l’Africa nel sangue, e questa mia scelta di vivere in Kenya rappresenta probabilmente la chiusura di un cerchio, il ritorno alla mia essenza». Ma quella di Gaia è stata anche una scelta d’amore. Una scelta che inizialmente ha sconvolto soprattutto il padre, avvocato e professore universitario, che per la figlia aveva sognato un futuro diverso. Ma per il genitore è stato sufficiente trascorrere qualche giorno in Kenya, con la famiglia di Ntoiyai e con gli altri Masai, per comprendere quanto fosse veramente felice e amata Gaia.

Nella povertà la ricchezza dei valori

«Vivere qui mi ha fatto capire quanto fossi egoista, egocentrica». La fotogiornalista ha vissuto in due mondi molto diversi. Nel primo, la povertà come sinonimo di disperazione, dolore, a volte rabbia. Tra i Masai invece la povertà è semplicità, ma anche ricchezza di valori. Nel “secondo mondo”, infatti, la famiglia, la comunità, il rispetto per gli anziani, che i Masai hanno in grande considerazione, sono valori ancora fortissimi. Come il tempo da dedicare agli altri, che in Occidente sembra essersi trasformato in “tempo perso”.

«La porta di casa è sempre lasciata rigorosamente aperta e se qualcuno viene a trovarti anche senza preavviso tu hai l’obbligo di mollare tutto quello che stai facendo, sederti e trascorrere del tempo con chi è tuo ospite. Il tempo. Questo era uno dei miei limiti più grossi. Abituata a calcolarlo, soppesarlo, misurarlo ed investirlo… Nella mia vita tra i Masai ho imparato invece a regalarlo, dimenticarlo, viverlo e apprezzarlo. Non esiste nulla di più prezioso del tempo che dedichi a qualcuno, che togli a te stesso per donarlo al mondo esterno. Io, questo, non ero in grado di farlo».

Continua a scrivere Gaia nello stesso post che ha registrato 7.445 “cuori”: «I Masai possiedono poche cose e quel poco che hanno spesso lo regalano. A chi ne ha più bisogno, a chi lo chiede in prestito e anche a chi non ne meriterebbe nemmeno la metà. Io, neanche questo ero in grado di fare. Abituata a guadagnare, risparmiare, mettere da parte per il mio unico ed egoistico benessere; nella mia vita tra i Masai ho imparato che cosa è l’aiuto reciproco, la gioia di donare senza aspettarmi nulla in cambio e di pensare anche agli altri, oltre che a me stessa (…) Ora mi sento più ricca, più piena, più grata. Forse… più umana».

Un invito a cambiare. Cuore e pensiero

Dopo aver girato quattro continenti, Gaia può dire di aver trovato la felicità. I Masai con Gaia hanno arricchito la loro comunità, e non solo. Il commercio on line di gioielli tipici sta dando piccoli risultati economici e lavoro sostenibile alle giovani donne che realizzano i manufatti. A volte le culture “altre” fanno paura. Tutto ciò che è diverso fa paura. E quando i pensieri sono offuscati da pregiudizi e paure è difficile essere liberi di amarsi e di amare. La scelta di Gaia, l’unica donna “straniera” tra i Masai, dovrebbe anche farci riflettere su quanto dev’essere stato difficile per un guerriero Masai accettare e far accettare, alla propria comunità, una così grande diversità. Alle radici di un cambiamento c’è sicuramente una scelta d’amore. Ma se oltre al proprio cuore aprissimo anche gli orizzonti del pensiero, quanta bellezza e quanti valori scopriremmo nelle persone diverse da noi?

@RIPRODUZIONE RISERVATA

- Pubblicità -spot_imgspot_img