Due sposi e una luna di miele diversamente romantica. In giro per il mondo

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Redazione i404
i404 racconta com'è cambiato il mondo e dove sta andando. Quello che raccontiamo è un’opportunità.

Tempo di lettura stimato: 4 minuti13 giorni di luna di miele, 360 di pura avventura.
28 anni, lui, Matteo, 31, lei, Simona, che zaino in spalle e scarpe da trekking ai piedi, dopo il taglio delle torta e le foto con i parenti, sono partiti per un viaggio lungo un anno, che gli ha fatto esplorare il mondo e conoscere meglio sé stessi.
Niente mutuo o settimana all inclusive. Ma una scelta coraggiosa, perché “SimuMatti”, la loro autodefinizione divenuta quasi un brand.
Altro che zona di comfort e choosy.

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Matteo, a chi è venuta in mente l’idea di partire per questa impresa?

Fu Simona che, un tiepido giorno di primavera inglese, tirò fuori questa strampalata idea, prima ancora che si iniziasse a parlare di matrimonio. “Che ne pensi se un giorno partissimo per fare il giro del mondo in luna di miele?”. Lo chiese con occhi sognanti, inconsapevole di ciò a cui sarebbe andata incontro. E io, che prendo la vita poco sul serio, ma Simona un po’ di più, ho deciso di stupirla.
Dopo un periodo di silenzio sono tornato da lei con una bozza di itinerario e un preventivo dei costi. Le avevo appena dimostrato che il sogno poteva diventare realtà. Purtroppo per lei quel giorno ho omesso i particolari: sarebbe stata una luna di miele diversamente romantica. Santa donna!

Avevate una situazione professionale stabile, in un momento in cui i giovani lamentano precarietà. Invece voi avete scompigliato le carte e lanciato i dadi. Qual è stata la spinta?

Simona ha rifiutato a priori gli incarichi che le sono stati proposti, accantonando anche un’importante candidatura. Io ho rifiutato un tempo indeterminato, rischiando di rimanere senza lavoro. Insomma, non abbiamo mai avuto dubbi su quale fosse la nostra priorità: partire.
Ma se non si fosse capito dalle scarpe strappate con cui siamo tornati o dai 9 kg da me persi nel giro dei primi due mesi, non siamo “figli di papà”. Questo sogno ci è costato caro (anche se molto meno di quanto si immagini), eppure non avremmo dubbi a farlo di nuovo. È stato il miglior investimento che potessimo sostenere per il nostro futuro.

Avevate paura?

Ne avevamo, tanta. Ma non riguardava il posto di lavoro o il pericolo di tornare a casa senza riuscire a trovarne un altro. Riguardava proprio il viaggio, l’organizzazione di un itinerario così complesso e le difficoltà di coppia che ne sarebbero derivate. La vera paura, quella sottovalutata, è fare il salto nel vuoto, uscire dalla cosiddetta comfort-zone. I grandi esploratori del passato sono partiti per spedizioni avventurose, senza nessuna certezza sul loro esito. Noi non siamo stati così scapestrati, ci tenevamo alla nostra pelle. Però ne abbiamo condiviso la motivazione, la voglia di lasciare da parte abitudini e comodità per abbracciare l’ignoto, per scoprire una fetta di mondo a noi sconosciuta. La paura serve a farci rimanere coi piedi per terra ma non è un limite invalicabile. Superarla non è facile, ci vuole una bella dose di coraggio. Ma spesso, in cambio, si riceve grande felicità.

Avete fatto un viaggio immersivo, soggiornando spesso in casa di gente del luogo. Cosa avete portato a casa umanamente?

Abbiamo visto una piccola fetta di mondo coi nostri occhi, senza filtri, e adesso sappiamo che la televisione trasmette solo cattive notizie, un orribile modo per fare audience.
Abbiamo imparato ad ascoltare, perché le persone dicono molto di più rimanendo in silenzio che alzando la voce.
Abbiamo avuto la conferma che l’Italia è il più bel Paese del mondo, ma non necessariamente quello in cui si vive meglio. E anche la cucina italiana, patrimonio dell’umanità, avrebbe molto da imparare.
Siamo tornati a casa con una famiglia allargata, fatta di persone in giro per il mondo con le quali siamo ancora in contatto e che speriamo un giorno di incontrare nuovamente, o magari poter ospitare a casa nostra.
Ma soprattutto siamo tornati a casa con una rinnovata fiducia nell’umanità.
Paradossalmente a essersi alleggerito è stato il nostro zaino, ritornato meno pesante di quando siamo partiti. Uno zaino da 60 litri che avremmo potuto tranquillamente ridurre a 50, forse addirittura 40. Non puoi immaginare quante cose superflue sono accumulate nei nostri armadi!

Cosa portate a casa come buona pratica di gestione del territorio e delle risorse?

Ci ha molto colpito il Cile per la sua attenzione al mantenimento del patrimonio naturalistico. Abbiamo realizzato escursioni guidate e abbiamo visitato parchi naturalistici dove l’“educazione” del visitatore è parte integrante delle esperienze. L’ amore per la natura delle guide è evidente e risulta contagioso. Prendono seriamente il loro lavoro e sentono il dovere di preservarlo integro. Anche in Nuova Zelanda la tutela dell’ecosistema è eccezionale, quasi maniacale. Ricordo che (ed è accaduto solo qui) ai controlli aeroportuali ci hanno fatto persino aprire la nostra tenda da campeggio per verificare che non ci fossero tracce di terreno. Ovviamente non mi dilungo sulla quantità di lavori che vengono fatti per mettere in funzione i percorsi, alcuni dei quali sono accessibili anche alle persone con difficoltà motorie. Un vero esempio di sensibilità.
Ma l’esempio più affascinante di gestione del territorio proviene dal passato ed è quello degli Inca, in Perù. Abbiamo constatato con mano la lungimiranza di questo antico popolo, capace di dare vita a opere rivoluzionarie, anche per i tempi moderni. Penso ai blocchi di pietra arenaria trasportati per km in una maniera incomprensibile, cosa che ha reso ossessionati gli studiosi; ai famosi terrazzamenti con cui sono riusciti a portare vita vegetale in terreni precedentemente non coltivati, sfruttando al massimo lo spazio disponibile, creando ecosistemi differenti e coltivando chissà quante varietà di mais e patate; alle forme geometriche nel terreno capaci di incanalare il vento e, secondo speculazioni fisico-matematiche, capaci di riflettere calcoli logaritmici con i quali creare una fonte di riscaldamento naturale. C’è chi crede che gli Inca, così come gli Egizi, abbiano avuto origini aliene. Secondo noi erano “solo” degli stacanovisti, persone che avevano poco tempo da perdere in frivolezze e tanta voglia di lasciare un segno indelebile nella storia. Erano semplicemente dediti al loro lavoro ed eccellevano in esso. Oggi questa forma di abnegazione si è persa e con essa la capacità di compiere opere così mirabolanti.

Cosa avete imparato di più su di voi?

Vivere un anno appiccicati, 24h l’uno attaccato all’altra, insegna che il rispetto dei tempi e degli spazi altrui sono la pietra miliare di un matrimonio solido, altro che soldi! “Ama e fatti amare” recitavamo nel nostro manifesto del viaggio prima di partire. Ci amavamo già e oggi ci amiamo più di prima. Perché ci siamo messi a confronto, non siamo scappati di fronte alle difficoltà, imparando a conoscere meglio prima noi stessi (è fondamentale) e dopo il nostro partner.

5 aggettivi con cui descrivereste questa esperienza?

Divertente: cavolo se è stata divertente! Quando ripartiamo?
Faticosa: la vera vacanza è iniziata quando siamo rientrati in Italia.
Diversamente romantica: 13 giorni di luna di miele, 360 di pura avventura!
Illuminante: abbiamo visto cose che noi umani non potevamo neppure immaginare.
Matta: come poteva essere diversamente?

Come si ritorna a non essere più la coppia in giro per il mondo?

Avremmo potuto continuare a fare le trottole, però abbiamo deciso di fermarci. Per vedere la famiglia, innanzitutto. Durante la nostra assenza abbiamo rinunciato a tanti bei momenti e la distanza si è fatta sentire. Soprattutto Simona, allo scoccare dei 6 mesi, stava per battere in ritirata, ma per fortuna sono riuscita a farla rinsavire.
Non direi che non siamo più la coppia in giro per il mondo. Non abbiamo perso, piuttosto abbiamo guadagnato. Abbiamo avverato un nostro piccolo grande sogno. Adesso ne abbiamo altri da realizzare ed è per questo che abbiamo appeso le scarpe da trekking al chiodo e ci siamo trasformati in topi d’appartamento. Una volta realizzati questi sogni torneremo a viaggiare. Un po’ già lo stiamo facendo, ospitando altri viaggiatori.
Viaggiare è una malattia che non va via.

Photo by Simona e Matteo – SimuMatti – due sposi in giro per il mondo


Qualche riferimento per seguire le avventure di Matteo e Simona alle prese con la vita di tutti i giorni:
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