Riprendersi la vita dopo 23 ore sotto le macerie dell’Aquila. Il racconto di rinascita di Marta Valente

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34 anni, un presente a Pescara, un lavoro che le piace, esperienze in personal coaching, con anche un intervento al TEDx e un passato a L’Aquila, alla Facoltà di Ingegneria. E 23 ore sotto le macerie, dopo che la città e l’Italia tutta hanno tremato.
Giovane, caparbia, combattiva e con la ferma volontà di riprendersi una vita che poteva essere interrotta, ma che invece ha trovato una via d’uscita. Ed ora Marta, lo ricorda con fermezza, il dopo è positività.

Photo by Marion Michele on Unsplash

Quali sono le cose che la fanno arrabbiare nella vita?

Le lamentele inutili, la mancanza di impegno per il raggiungimento di un obiettivo.

Il suo vissuto limita il suo presente?

La vita ci offre la possibilità di scegliere: farci limitare o meno. Io ho scelto di non farmi limitare dal passato, godendo a pieno di ogni momento.

In un’intervista ha affermato: “La vera impresa è stata quella di essere felice dopo, nonostante tutto.”

La vera impresa è stata la “ricostruzione personale”, il riprendere in mano la mia vita, laurearmi, tornare a camminare. La voglia di vivere, la motivazione mi hanno aiutata tantissimo. Ho scelto di ricominciare proprio da qui.
Sono scampata al terremoto, è vero. Ma la vera impresa è stata quella di essere felice dopo, nonostante tutto. Da questa esperienza ho imparato che il terremoto è una grande forza della natura, ma è la natura stessa che ha regalato a tutti noi una potenza altrettanto grande: l’Intelligenza.
Sta a noi scegliere come usarla: io ho cercato di trasformare questo grande dolore in qualcosa di positivo. Ho ricominciato dal tornare a camminare e dallo studio pensando che lo studio, in fondo, è ciò che puoi scegliere oggi per costruire il tuo domani e, nel dicembre 2010, mi sono laureata cum laude in Ingegneria proprio a L’Aquila.

Molti malati a cui si dà una sentenza di morte, dopo questa, iniziano a vivere davvero.
Com’è il dopo con un’esperienza come la sua?

Si sceglie di vivere a pieno ogni momento. Personalmente ho iniziato a viaggiare di più, a esplorare quella stessa natura così beffarda che tanto mi ha tolto, ma che tanto continua a donarmi. Ho iniziato a condividere sempre più il tempo a disposizione con la famiglia e gli amici. Ho iniziato a svolgere attività di volontariato e ad adattarmi con maggiore flessibilità alle situazioni che la vita mi riserva godendo di ogni attimo a disposizione.

Un evento traumatico fa diventare subito grande?

Si, un evento del genere ti fa crescere velocemente e maturare. Ti insegna a vedere il mondo vivo con occhi diversi. Credo che metaforicamente, ognuno di noi si trova a vivere momenti difficili, di buio e di silenzio, ma è proprio in questi che si cresce, è nella crisi che ci si trasforma, si capisce chi e come si vuole essere e si sceglie come disegnare la propria vita e creare il mondo che si desidera. In queste che chiamo le mie “olimpiadi della vita” ho scelto di vivere a pieno, di non fermarmi davanti alle difficoltà ma di combattere - con pazienza, tenacia, determinazione e resilienza- e rimettermi in gioco, di credere in me stessa e negli altri, di colorare la mia vita con il sorriso, con gioia e amore.
Piccole cose che diventano medicina per l’anima. E che, messe insieme, suscitano un pensiero spontaneo rispetto alla vita: “ne vale la pena”!

Come si pratica la resilienza?

C’è una caratteristica dei materiali, la resilienza che rappresenta la capacità dei materiali metallici, in caso di forte urto, di non rompersi riuscendo a tornare nella condizione iniziale. Questa è la definizione che ho appreso sui libri, quando studiavo ingegneria a L’Aquila. Oggi ho conosciuto un altro significato di questa parola: il riprendere in mano la propria vita con forza e positività davanti a situazioni difficili senza perdere di umanità. È con il coraggio di non aver paura che si può trasformare una difficoltà in opportunità.

La sua attenzione nel settore costruzioni è cambiata?

Si, oggi l’attenzione verso la sicurezza è fondamentale per me e mi auguro che si diffonda una cultura delle “case sicure” nonché una messa in sicurezza per quegli stabili che ne hanno bisogno.

Cosa conta davvero nella vita per lei?

La famiglia, gli amici, la condivisione, l’apprezzare a pieno ogni momento.

Marta Edda Valente

 

 

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