Marianna Bertotti e #fridaysforfuture: “se gli adulti non fanno il proprio dovere, per forza i giovani devono protestare”

“We have run out of time / Abbiamo finito il tempo”. Con queste parole Greta Thunberg alla Conferenza Mondiale sul clima ha ricordato ai potenti del mondo e tutti noi che il tempo a nostra disposizione è terminato. Che il punto di non ritorno per salvare il pianeta è stato raggiunto. Ma lei non si vuole arrendere, perché si può ancora correre ai ripari. Greta ha solo 16 anni. Ma dall’agosto del 2018 ha deciso di scioperare per chiedere al governo svedese di fare finalmente qualcosa. E ogni venerdì salta le lezioni per diffondere il suo messaggio.
Da quando la sua storia è venuta alla ribalta, qualcosa è cambiato. Iniziando proprio dai giovani come Greta. Fridays For Future è il movimento globale di sensibilizzazione sui cambiamenti climatici. Ogni venerdì in molte città italiane, da Milano a Roma, da Torino a Bari, ragazzi, ma non solo, manifestano per chiedere interventi chiari e tempestivi alla politica, che fa orecchie da mercante. Lo stesso fanno i ragazzi di tutto il mondo. Per cercare di cambiare le cose. Perché in ballo c’è il loro futuro. E quello del pianeta.

Ph. Alessia Cocca

Marianna Bertotti è una ragazza di 17 anni. Ogni venerdì è in piazza.

A Milano o a Pavia, per protestare contro l’indifferenza di chi è al potere di fronte ai cambiamenti climatici. Ha iniziato a muovere i primi passi tre anni fa. Quando aveva solo 14 anni.

Da dove è nata questa attenzione verso le tematiche ambientali?

Io faccio parte di una cooperativa, la cooperativa Cambiamo, che si occupa di sensibilizzare i giovani sulla sostenibilità e con questa ho fatto 3 anni di approfondimenti sull’argomento. Verso settembre mi è stato riferito di Greta. Sono venuta a Milano il primo venerdì di gennaio per protestare assieme a quelli che avevano già iniziato a farlo.
Quando sono arrivata a Milano ho incontrato Sarah Marder (che è stata la prima a dare il via a queste manifestazioni) e lei mi ha invitato a far parte dei coordinatori nazionali.

Hai cominciato molto presto.

A 14 anni ho cominciato a fare lezioni di educazione allo sviluppo sostenibile, ma ero già abbastanza interessata da prima all’argomento.
La cooperativa l’ho incontrata durante una giornata di progettazione partecipata all’Arsenale di Pavia. È un’area in disuso in cui vorrebbero fare alcuni progetti; io volevo proporre di farci un parcheggio dove i furgoni con le merci per i negozi si fermano, scaricano e poi consegnano i prodotti a scooter elettrici, per la distribuzione dei prodotti negli esercizi commerciali. L’idea non era mia ovviamente, ma l’appoggiavo.
Avendo visto il mio interesse, una ragazza di Cambiamo mi ha chiesto se volevo partecipare alla loro cooperativa.

Tutto si sta muovendo con i giovani: da Greta in poi c’è una mobilitazione che non si era mai vista. Cosa differenzia secondo te questa generazione da quella che la preceduta?

Noi siamo l’ultima generazione che ha motivi enormi per protestare, che ha ancora tempo di cambiare le cose e che vede gli effetti dei cambiamenti climatici. Noi stiamo vedendo gli effetti di ciò che la specie umana ha causato con le azioni fatte negli anni ’70, ’80. Mentre gli altri giovani avevano ancora un capitale terrestre intatto e nessun effetto troppo palese. Ora invece ci sono morti, incendi, alluvioni, specie che si estinguono, miliardi spesi in opere per limitare i danni causati dall’innalzamento dei mari e dalla siccità. Le generazioni precedenti avevano solo dati scientifici, non potevano toccare con mano.
Ovviamente poi noi ci troveremo nell’apice degli effetti dei cambiamenti climatici. I nostri genitori ne vedranno solo una parte, anche se importante, ma saranno già lieti e sereni in pensione.

A proposito di genitori, secondo te capiscono l’importanza di quello che fate o sono rimasti solo ai dati non vedendo la realtà?

La maggior parte dei nostri genitori non ha nemmeno i dati, perché in Italia i media fanno pochissima informazione.
Alcuni sono totalmente disinformati; poi ci sono quelli che sono informatissimi, ma che non fanno assolutamente nulla per cambiare le cose, o si limitano alle solite piccole azioni. Pochi hanno presente quanto sia grande l’importanza del problema.
C’è il problema che quando parli a una persona dei cambiamenti climatici questa sente l’urgenza di agire, ma appena mette piede nella solita routine se ne dimentica completamente.
Per questo protestiamo ogni venerdì. Così “martelliamo” la testa dei politici e dei milanesi e degli italiani in generale finché non si rendono conto della necessità di agire.

Una scissione generazionale importante. Cosa rispondi a chi dice che la vostra è solo una perdita di tempo? O che sei troppo giovane per preoccuparti di queste cose?

In un mondo dove gli adulti non fanno il proprio dovere, per forza i giovani devono protestare.
Se gli adulti ci assicurassero un mondo vivibile io sarei felicissima di studiare Tasso, Lucrezio, la guerra dei trent’anni e cose varie.
Ma francamente non ne vedo l’utilità a lungo termine.

Avete in mente anche proposte concrete da fare o Fridays For Future serve solo (e non è poco) a smuovere le cose?

All’inizio Fridays For Future era un movimento spontaneo per testimoniare la rabbia dei giovani nei confronti del menefreghismo dei governi e quindi cercavamo e cerchiamo ancora di fare pressione politica per spingerli a mettere il cambiamento climatico nella loro lista di priorità. Ma molti ragazzi hanno anche richieste precise. Ad esempio in Australia combattono anche per chiudere la centrale a carbone di Adani; in Germania chiedono di anticipare l’anno in cui verranno messe in disuso tutte le centrali a carbone, che era stato fissato nel 2038 (ma a quel punto sarà già troppo tardi). Noi in Italia per ora stiamo cercando di espanderci, fare rete, poi cominceremo a fare seriamente pressione politica. D’altronde le soluzioni ci sono, il problema è la voglia di cambiare sistema economico. Nel nostro paese sarebbe utile eliminare gli incentivi alle fonti fossili (che sono molto più di quanto si pensa), rendere più efficiente il sistema energetico degli edifici pubblici, diminuire le spese sull’esercito e con i soldi risparmiati investire su energie rinnovabili, sulla sensibilizzazione.

Come ti immagini il mondo tra 10 anni? E come invece lo vorresti.

Ti dico subito che me lo immagino peggiore. Anche se da oggi stesso l’uomo non producesse più emissioni, si vedrebbero gli effetti di quello che abbiamo causato decenni fa, quindi sempre più disastri climatici, una biodiversità drasticamente ridotta (già il 65% delle specie dal 1970 si è estinto). Inoltre le terre rare necessarie a fare sia i cellulari che i pannelli fotovoltaici saranno quasi inestraibili, quindi necessariamente andremmo incontro a una decrescita. Quello che vorrei è che questa fosse una decrescita felice, perché più non facciamo nulla ora, più la decrescita sarà catastrofica. Mentre invece se già da adesso cominciassimo a usare le terre rare per costruire fonti rinnovabili queste ci aiuterebbero ad avere un mondo abbastanza vivibile. Poi se la temperatura rimanesse sotto il grado e mezzo di aumento sarebbe perfetto, perché ne risentirebbero relativamente poche persone.
Mi piacerebbe un mondo con un sistema scolastico completamente diverso, che rispetti le diversità dei ragazzi, con un sistema economico consapevole dei limiti del pianeta, con un sistema politico che sappia ripudiare la guerra. E soprattutto un mondo che integri lo straniero e sappia apprezzare le diversità.

Ci sono altri ragazzi della tua scuola che partecipano ai venerdì di sciopero?

L’altro giorno stavo cercando di creare il gruppo Instagram di FFF Pavia, ma non riuscivo. E poi ho scoperto che era perché era stato già fatto da poche ore! Allora li ho contattati e ho scoperto che erano dei ragazzi di prima del mio stesso liceo. Ieri ci siamo visti all’intervallo e abbiamo deciso che questo venerdì (15 febbraio 2019, ndr) si sciopera a Pavia.
È stato un ragazzo a spingere alcuni a farlo, però devo dire che le donne sono leggermente prevalenti a Pavia.

Presidi e professori come “gestiscono” le vostre assenze? E i genitori? Capiscono l’importanza di quello che fate?

Non abbiamo ancora fatto scioperi notevoli. La mia professoressa mi ha chiesto perché venerdì non c’ero. Alla mia risposta ha aggiunto che protestare non deve peggiorare il rendimento scolastico. Ho replicato dicendo che credo sia l’unico modo per avere un futuro. La professoressa ha poi ribattuto: “Ha le idee chiare, la signorina“.
I miei genitori non avrebbero capito nulla se non fossi comparsa sui giornali. Solo quando hanno visto che avevo “fama” mi hanno appoggiato apertamente. Ma la fama è passeggera e stanno già cambiando idea. Mi sento costantemente dire da ogni parte di pensare alla scuola e tutto quello che posso rispondere per difendermi è “ascolta gli scienziati”.

A volte mi sento come Galileo che tenta di dire che la terra è tonda, ma tutti gli rispondono che è piatta, perché viene loro tramandato così da generazioni. Abbiamo il dovere di guardare attentamente ai dati degli scienziati. Se non lottiamo contro i cambiamenti climatici presto non potremo più lottare in generale.

Appuntamento da fissare in agenda
15 marzo 2019 – Sciopero globale per il clima
Eventi Fridays for Future

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Patrizia Chimera
Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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