“Chi rimane dentro i propri confini si perde molto”: Donata Columbro e il nuovo attivismo

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Chiudersi al mondo, rintanarsi nella propria comfort zone, non uscire mai dai propri confini. Ecco come vivere una vita in cui ci si perde tantissimo. A raccontarcelo è Donata Columbro, giornalista italiana che si occupa di tecnologia, Cooperazione internazionale e Africa, che ha collaborato fra gli altri con l’Internazionale e Wired, che ha dato il via a due esperienze di attivismo sociale, una per le zone del terremoto del Centro Italia e l’altra sul tema migranti
Una giovane ragazza (e mamma) italiana, che per lavoro si sposta in tutta Italia, tanto che il treno è diventato il suo coworking preferito, che sa bene quanto aprirsi agli altri, a culture e paesi differenti, sia fondamentale per potersi arricchire. Culturalmente e umanamente.
In un paese che sta diventando sempre più razzista, conoscere il nostro prossimo, comprendere le mille sfaccettature del mondo, cercare di migliorare le condizioni di ognuno di noi, è fondamentale. Anche per lasciare ai nostri figli un mondo più umano, dove vivere con dignità.
L’esempio dell’attivismo di Donata ci permette di capire come da soli non si va da nessuna parte. Mentre insieme si può fare molto, come ha dimostrato il progetto a sostegno dei terremotati del 2016. Il cambiamento non è impossibile. Ma deve partire da ogni singolo individuo.

Photo by Osman Rana on Unsplash

Aprirsi al mondo e fare rete, per creare un mondo migliore.

Donata Columbro è una consulente per la comunicazione digitale. Nata a Torino, oggi vive a Roma. Ma per lavoro è sempre in giro per tutta Italia. Ha lavorato nella Cooperazione internazionale, sia come giornalista sia come consulente per la comunicazione Ha viaggiato molto in Africa, dove è stata protagonista di citizen journalism per giovani aspiranti reporter.
Da quando è giovanissima si occupa di cooperazione, di organizzazioni non governative, di volontariato, di fare rete.

Ti sei laureata in Relazioni internazionali e tutela dei diritti umani perché avevi “voglia di esplorare il mondo e raccontarlo“: cosa hai trovato nei tuoi viaggi?

Ho trovato la conferma che chi rimane chiuso dentro i propri confini, dentro uno spazio familiare, perché ha paura di affrontare il diverso, si perde tantissimo: dall’incontro con l’altro si impara tanto di sé e di come si vuole stare al mondo.
Sono stata fortunata a viaggiare fin da piccola in famiglia, poi al liceo dove gli scambi interculturali erano la norma, e ancora con i viaggi di studio e lavoro dagli anni universitari in poi.
C’è una citazione di un viaggiatore e storico marocchino, Ibn Battuta, che mi rappresenta: “Viaggiare – ti lascia senza parole, poi ti trasforma in un narratore“. Nel mio caso la narrazione si è sviluppata in diversi luoghi e modi, dalla condivisione sui social ai reportage (che ora non scrivo più), e che oggi si è evoluta in un modo di essere, quello della presenza online come “testimone” dell’apertura agli altri.

Cosa ha voluto dire per te lavorare nella Cooperazione, cosa ti ha lasciato?

Una visione del mondo che non è centrata sull’Occidente, ma che si basa più su una rappresentazione che assomiglia alla Carta di Peters (che si contraddistingue dalla Carta di Mercatore per il fatto di presentare il mondo con le sue corrette dimensioni e proporzioni, ndr), hai presente? Quella dove l’Europa e gli Stati Uniti occupano uno spazio minuscolo del globo in confronto… all’Africa per esempio!

Hai dato vita a due esperienze di attivismo online, TerremotoCentroItalia e Ci passa la fame, che hanno contribuito a diffondere messaggi di solidarietà importanti. Ci racconti questa nuova forma di attivismo?

È una forma di attivismo che sfrutta il potere dell’ubiquità dei mezzi digitali per organizzare azioni di cambiamento. Per capirci: con gli altri volontari di TerremotoCentroItalia, TCI, ci siamo coordinati per un anno tramite la chat di Telegram e le issue di Github, uno strumento usato dagli sviluppatori per gestire i problemi (issue) di un sito: eravamo ognuno a casa propria, ma contemporaneamente anche sul campo grazie ai volontari di Action Aid e della Protezione Civile, da cui ci arrivavano i messaggi delle comunità colpite. Quando si parla di internet si pensa sempre e solo ai social media ma c’è un mondo oltre a queste piattaforme, e TCI l’ha dimostrato.
Con #cipassalafame invece abbiamo sfruttato appieno i social, soprattutto Instagram, per veicolare la nostra idea di fermare tutto per un giorno e digiunare per dimostrare la nostra rabbia nei confronti delle numerose violazioni dei diritti dei migranti. Il passaparola ha funzionato e più di 1500 persone hanno aderito, scegliendo anche di devolvere la cifra risparmiata dal pranzo o dalla cena a una organizzazione non governativa.

Hai viaggiato in tutto il mondo e continui a fare su e giù in treno, come racconti sul tuo sito. Da quando sei diventata mamma, è cambiato qualcosa nella tua visione del viaggio?

Diciamo che ora in treno ho un bagaglio in più, un passeggino e un compagno di viaggio molto piccolo che ama stare in mezzo alla gente: quindi ho ancora più voglia di scoprire cosa c’è fuori dalle mie frontiere, altro che chiuderle.

Hai 34 anni, ma ti sei già spesa molto in progetti dedicati a cambiare realmente le cose. Cosa vedi nel tuo futuro?

Da poco con la mia società Dataninja abbiamo aperto una scuola online per imparare l’ABC dei dati e della visualizzazione: sogniamo un mondo di persone che non ha paura di leggere e interpretare i numeri nel proprio lavoro, ma anche nella vita quotidiana, per essere cittadini più consapevoli e informati quando si ascoltano giornalisti o politici citare statistiche e percentuali.

Come definiresti l’attuale politica italiana in tre aggettivi e che Italia vorresti?

Tre aggettivi: Conservatore, Immobile, Chiuso
Per Filippo vorrei invece un’Italia: attenta alle persone, senza paura di guardare negli occhi chi ha bisogno di aiuto; attiva e propositiva sulla questione dei cambiamenti climatici; disposta a investire sulla cultura e sulla scienza.
Insomma, abbiamo tanto da fare.

donata columbro

Donata Columbro

Altro dall’autore:

About Author

Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


COMMENTA CON FACEBOOK




Lascia un commento

Top