Perché fare figli o avere un figlio unico conviene ad uno Stato

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Mai così poche nascite in Italia: -4%. Il minimo storico dall’Unità d’Italia.
È già da qualche anno che nel Belpaese si fanno meno figli. I dati al 31 dicembre 2018 indicano una popolazione inferiore all’anno precedente del -0,2%.
Le cause sono piuttosto evidenti: meno madri, maggiore difficoltà riproduttiva dovuta anche alla maggiore età delle donne che si approcciano a cercare un figlio, minore numeri di figli per famiglia per contrastare difficoltà economiche e il work life balance, scarsi o non sufficienti sussidi ed incentivi statali per favorire la natalità.
L’Italia regge da un punto di vista demografico grazie alle donne straniere.
Anche se, dice sempre l’Istat, i flussi femminili in entrata sono diminuiti ed è in calo anche il numero di stranieri nati in Italia.

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La politica del figlio unico.

Reggere l’economia e la crescita di un paese che invecchia non è cosa semplice, anzi. Basti pensare alla forza lavoro da un lato e ai costi sanitari e previdenziali dall’altro.
In questo scenario di non natalità, ci viene in mente anche chi, in un momento di eccessiva crescita demografica del paese, ha applicato la politica del figlio unico, con annesso controllo della popolazione.
Stiamo pensando alla Cina, dove, dal 1979 è stato proibito avere più di un figlio.
Risultato? Un boom, che ha portato maggiore ricchezza pro capite.

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La politica del figlio unico non ha del tutto funzionato.

In Cina tra il 1980 e il 2013 la popolazione è cresciuta del 38%.
Nello stesso periodo in India si è registrato un +84% e nell’Africa sub-sahariana un +147%.
Dati che comparati a quelli della situazione economica di questi paesi ci fanno pensare che un paese che fa troppi figli, specie se non ci sono le basi di crescita e sviluppo, è un paese in difficoltà.
Eppure la situazione in Cina muta e il Governo fa un passo indietro.
La popolazione sta invecchiando ed è prettamente maschile. E i cinesi non solo quando possono fanno un solo figlio, ma pur avendo le condizioni per avere figli decidono di non farne. Troppa pressione e aspettative su di loro, la voglia di carriera, la mancanza di attrazione verso una vita familiare, gli alti costi legati ad avere un figlio, sono alcune fra le cause di questo tasso negativo della natalità.
Così nel 2016 c’è un dietrofront: si abolisce la legge sul figlio unico e si concede la possibilità alle coppie cinesi di avere fino a due bambini.
Nonostante ciò non si registrano inversioni di tendenza.
Aumentano gli anziani, si hanno meno cittadini in età lavorativa, con una ipotizzabile crescita del paese più bassa e maggiori costi sanitari e pensionistici.
Entro il 2030, ipotizza Pechino, un quarto della popolazione avrà compiuto 60 anni, con ben 30 milioni di donne in meno rispetto agli uomini.
Forse è anche per questo motivo che il paese ha fatto marcia indietro anche rispetto all’apertura verso le aziende straniere che vogliono investire nel territorio. Prima era obbligatorio organizzarsi in joint venture con imprese locali condividendo con queste anche know how e tecnologie, una scelta che di fatto ha limitato gli investimenti. Da gennaio 2020, per gli stranieri la promessa di stesso trattamento e di concorrenza leale.

A questa politica si abbina quella dell’incoraggiamento a fare figli, con detrazioni fiscali, sussidi per l’alloggio e l’istruzione, lungo congedo di maternità e paternità.

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Interruzione di gravidanza e fertilità: Italia vs Cina

Fare figli in Italia: troppo tardi?

Intanto in Italia si parla di fertility awareness e della mancanza di consapevolezza del fatto che il periodo riproduttivo è limitato e che anche i medici dovrebbero ricordarlo.
L’idea della Società europea di riproduzione umana ed embriologia (Eshre), dopo la lettura dei dati Istat sul calo della natalità italiana, è che sarebbe opportuno fare attività di sensibilizzazione già delle scuole medie sui limiti dell’età fertile.
Le motivazioni per arrivare a decidere di avere un figlio in età adulta sono molteplici, lo abbiamo detto. Ma quando si arriva da adulti a provarci, in modo naturale o ricorrendo all’ausilio di centri per la procreazione medicalmente assistita, è chiaro che le chance di successo sono inferiori.
La scienza non può tutto.
Rifocalizzarsi sulla natura e sui suoi segnali, siano essi ambientali o personali, può essere una strada.

Foto di Rodrigo Rodriguez su Unsplash

Cina: autorizzazione a dare o non dare alla luce un figlio.

Dopo la politica del figlio unico, è arrivata quella del “Due figli”. Contrastare questa regola ed avere tre figli, significa subire le conseguenze della politica precedente: aborto forzato o pesantissime multe tali da rovinare le famiglie. Multe che sono una miniera d’oro per il paese, su cui vige il segreto di Stato: dagli ani ’80 le informazioni mediche ed i controlli sulle nascite ed relativi proventi derivati da chi disubbidisce rimangono un mistero e sono uno dei principali segreti nazionali.
Dal limitare la fertilità della madre con la politica del figlio unico, la Cina è passata anche a contrastare la sua volontà di non essere fertile.
Nella provincia di Jianxi, una nuova legge sull’aborto impone che la donna richieda il permesso del Governo per terminare una gravidanza di 14 settimane.
In Cina la donna, o meglio il corpo della donna, continua ad essere uno strumento dello stato.
Il potere di determinare la vita o la morte dei nascituri spetta ancora ad un manipolo di uomini del Ppc.

Aggiornamento del 5 luglio 2019
Per contrastare il calo demografico “Il governo lavora a un assegno unico che va dai 100 ai 300 € euro per ogni bambino dai 0 fino ai 26 anni” dice il ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana in un’intervista al Tg5. “Tenteremo, anche a livello europeo di far capire alla Commissione europea che gli incentivi alla natalità devono essere considerati come un investimento“.

 

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Monia Donati

Direttore responsabile. Giornalista, esperta in comunicazione e marketing, curiosa del mondo.


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