Paesi poveri senza vaccino anti Covid: scende in campo Amnesty International

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Redazione i404
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Tempo di lettura stimato: 3 minutiUno studio di Amnesty International rileva che nel 2021 nove persone su dieci, nei paesi poveri – Africa, Asia centrale e meridionale, Centro America e Sud America -, potrebbero non ricevere il vaccino contro la Covid 19. Parliamo di miliardi di persone che sono a rischio di essere contagiate dal Nuovo Coronavirus, lo diffonderanno e, purtroppo in molti, ne moriranno. È quindi assolutamente necessario che a tutti gli uomini e a tutte le donne del mondo, a prescindere dalla condizione socio economica e dal paese di provenienza, venga garantito il diritto di ricevere il vaccino. «Affinché ciò avvenga», sottolinea Giulia Groppi, responsabile relazioni istituzionali di Amnesty International Italia «è necessario che i governi applichino un approccio, nel programmare le campagne vaccinali, che tenga in considerazione e tuteli i diritti umani».

Foto di fernando zhiminaicela da Pixabay

Blocchi opposti anche contro la pandemia

In occidente la corsa al vaccino che ha portato Big Pharma e altre multinazionali a brevettare in pochi mesi diversi sieri che contrastano il Sars-Cov2, ha avuto come contraltare la ricerca degli scienziati del blocco comunista, che hanno messo in campo i vaccini Sinovac (Cina), Sputnik V (Russia) e Soberana (Cuba). Sia i paesi occidentali che quelli del blocco comunista, però, hanno mantenuto ben saldi nelle proprie mani diritti intellettuali e licenze, e questo nonostante fin dall’ottobre del 2020 sia India che Sudafrica avessero chiesto all’Organizzazione Mondiale del Commercio una deroga all’accordo TRIPs, trattato che dal 1995 regola la proprietà intellettuale nei 162 Paesi aderenti. Le coperture brevettuali hanno ragione di esistere in quanto servono a incentivare economicamente l’innovazione terapeutica e la ricerca. Questo sistema di diritti esclusivi, però, ha un impatto negativo in termini di disponibilità e accessibilità dei prodotti. Cosa che, almeno in campo farmaceutico, non dovrebbe avvenire nel caso di una pandemia che ha già provocato più di 3 milioni di vittime.

Una deroga per salvare il mondo

Come era prevedibile, molti Paesi a basso e medio reddito hanno espresso il loro sostegno alla proposta di India e Sudafrica, chiedendo la sospensione di concessioni, di brevetti e di altri diritti di proprietà intellettuale collegati ai farmaci contro la Covid 19, fino al raggiungimento dell’immunità di gregge globale. Vale a dire la vaccinazione di almeno 5 miliardi di umani sulla Terra. E, come era ugualmente prevedibile, la maggioranza dei Paesi ad alto reddito si sono opposti a questa proposta. Amnesty International ha contattato i ministeri dello Sviluppo Economico e degli Esteri e la rappresentanza italiana presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio a Ginevra, per chiedere loro di sostenere la proposta di deroga al regime ordinario della copertura brevettuale sui vaccini e garantirne l’accesso gratuito e universale.

Foto di Rajesh Balouria da Pixabay

Le contraddizioni dei Paesi “avanzati”

Tra i 193 Paesi che all’Assemblea Onu hanno firmato l’Agenda 2030 sullo Sviluppo Sostenibile globale ci sono naturalmente anche i Paesi “ricchi”, quelli che oggi difendono il mantenimento della proprietà intellettuale anche per i farmaci anti Covid. E sono gli stessi Paesi che nel 1995, a Parigi, hanno sottoscritto anche il goal numero 3 dell’Agenda, quello che garantisce entro il 2030 il raggiungimento della salute e del benessere di tutte le popolazioni del pianeta, anche attraverso l’accesso universale ai vaccini. Ci sono poi molti Paesi, sia a Occidente che a Oriente, che pur essendo “avanzati” ancora oggi non riescono a garantire un’assistenza sanitaria efficiente neppure alle proprie popolazioni, come ha dimostrato quest’anno di pandemia. Tra questi Paesi possiamo tranquillamente inserire anche l’Italia, che oggi presenta a Bruxelles il suo Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per ottenere, entro luglio, il finanziamento di 248 miliardi di euro destinato a far ripartire l’economia. Nelle 319 pagine che compongono il documento aggiornato, alla Missione 6 – quella dedicata al rilancio della Sanità – sono state dedicate 16 paginette. All’interno di questo esile capitolo, sette righe per accennare alla necessità di un Centro di Eccellenza per le Epidemie che «consentirà una più pronta e efficace risposta della comunità scientifica nazionale rispetto al sequenziamento dei virus e alle correlate esigenze di ricerca e sviluppo per la cura e il contenimento delle conseguenti malattie». Una ricerca essenziale, ma la visione dev’essere globale. Perché è inutile curare un virus in casa quando oltre la nostra porta il resto del mondo è malato.

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