Olimpiadi invernali 2026 Milano e Cortina: giochi sostenibili, una storia già sentita

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 5 minutiL’Italia ce l’ha fatta. Ha vinto l’assegnazione delle Olimpiadi invernali 2026 di Milano e Cortina. E dopo un’esplosione di gioia alla nomina del CIO, il Comitato Olimpico Internazionale, passata la sbornia della vittoria, è tempo di pensare ai prossimi Giochi olimpici invernali.

Saranno giochi sostenibili, hanno già detto. Una frase che suona famigliare, una storia già sentita. Edizione dopo edizione. Sia per le Olimpiadi estive, sia per le Olimpiadi invernali. Quanto può essere oggi sostenibile una manifestazione di questa portata?

Olimpiadi Invernali 2026 Milano e Cortina
Photo by Joshua Earle on Unsplash

Olimpiadi invernali 2026: l’assegnazione a Milano e Cortina.

Nel tardo pomeriggio di lunedì 24 giugno 2019 arriva la notizia. L’Italia batte la Svezia. Il CIO, il Comitato Internazionale Olimpico, sceglie il progetto dell’Italia per portare le Olimpiadi invernali 2026 a Milano e Cortina d’Ampezzo.
I Giochi olimpici del 2026 inizieranno il 6 febbraio e finiranno il 22 febbraio. Non è la prima volta che l’Italia li ospita. Lo ha già fatto nel 2006 a Torino e nel 1956 sempre a Cortina.

La delegazione italiana presente ha esultato con una reazione decisamente intensa, che non è passata inosservata. L’Italia ci ha creduto, anche per un probabile ritorno di immagine che si aspetta dalla macchina sportiva. Che però ha dei costi.
Il comitato organizzatore deve tenere presente molti punti nella sua tabella di marcia. Non solo arrivare pronti alla cerimonia di apertura che si terrà probabilmente a Milano, con evento collaterale a Cortina (mentre per la cerimonia di chiusura si parla dell’Arena di Verona, per raccontare al mondo intero tutte le bellezze dell’Italia). Ma deve pensare anche a quello che succederà dopo i giochi olimpici.

Snowboard
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Costi e guadagni delle Olimpiadi.

L’Italia sostiene che per le Olimpiadi la spesa sarà circa 1,3 miliardi di euro. 900 milioni provengono dal CIO. Secondo Il Sole 24 Ore altri 340 milioni devono essere investiti in opere infrastrutturali e strade di collegamento. Perché le olimpiadi devono essere accessibili. In tutti i sensi. Si stimano ricavi per 234 milioni di euro. E non mancheranno sponsorizzazioni private, ovviamente.
Sky Sport ci informa, invece, sulla previsione di guadagno. Si ipotizza che saranno venduti 2 milioni e 490.462 biglietti. Per le zone interessate si parla di ricadute economiche pari a 5 miliardi e 600 milioni di euro. Peccato che quando si parla di costi, non si inseriscano mai i costi ambientali. Che devono essere considerati anche per capire l’impatto sulla zona interessata, che sarà molto ampia.

La mappa delle Olimpiadi Invernali 2026 prevede di toccare diverse città del Nord.
Milano come punto nevralgico e sede ufficiale. E poi la Valtellina, con Bormio e Livigno. Baselga di Piné, la Val di Fiemme, Anterselva e, ovviamente, Cortina. Oltre che Verona, con tutta probabilità.

Verranno sfruttate tante realtà già esistenti. E si pensa già al dopo Olimpiadi per quello che riguarda i nuovi impianti. 12 sedi saranno usate per le gare: 7 sono già presenti, 2 saranno temporanee e 2 saranno oggetto di ristrutturazione. Solo una nuova costruzione verrà realizzata: il palazzetto del ghiaccio a Milano, nel quartiere Santa Giulia. Per tutto il resto, recupero di quello che già c’è.
Saranno tre i villaggi olimpici, con alloggi per chi parteciperà all’evento. Uno a Milano, in una zona che oggi è un ex scalo merci di Porta Romana. Dopo i giochi diventerà un campus residenziale per studenti. Il secondo sarà a Cortina, a Fiames, temporaneo. Il terzo a Livigno: al termine diventerà centro di allenamento per gli atleti italiani.

E poi si dovrà pensare alle Paralimpiadi Invernali 2026. Che dovranno essere accessibili in tutti i sensi del termine. Sostenibili a 360 gradi, per l’ambiente e per gli atleti.

Pattinaggio su ghiaccio
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Olimpiadi sostenibili vs spreco.

Il comitato organizzatore dice che le Olimpiadi italiane saranno sostenibili. Come lo hanno detto altri comitati di altri paesi in altre occasioni. E spesso i risultati non sono stati come da previsioni.

Giochi olimpici di Pechino 2008: da molti considerati un vero e proprio spreco.
Anche se dovevano essere le più ecologiche della nuova era voluta dal Programma Ambientale della Nazioni Unite (UNEP).
La valutazione finale sostiene che si poteva fare di più, anche per ridurre le impronte di carbonio. Oltre che per evitare di avere cattedrali nel deserto che nessuno usa più a 10 anni di distanza.
Gli organizzatori hanno mantenuto le promesse per quello che riguarda la mobilità sostenibile, il trattamento dei rifiuti, le aree verdi. E anche sul miglioramento della qualità dell’aria. Che però ora è tornata come prima, anche se durante i giochi c’è stata una riduzione di agenti inquinanti.

Olimpiadi di Vancouver 2010, con il VANOC che ha presentato il programma di sostenibilità ambientale.
Impianti costruiti secondo i principi della bioedilizia e dell’architettura sostenibile.
Mobilità sostenibile con soluzioni come carpooling, ridesharing, cycling.
Uso di fonti energetiche rinnovabili, raccolta differenziata, progetti basati su tecnologie clean.
Strumenti per misurare in ogni momento dell’evento la propria impronta ecologica.
Le medaglie sono state realizzate con scarti di apparecchiature elettroniche.

I Giochi olimpici estivi di Londra 2012 sulla carta erano i più sostenibili della storia.
Il comitato organizzatore aveva cercato di usare strutture già esistenti, costruendo il meno possibile e creando strutture che potessero avere un secondo uso o essere smantellate e riassemblate magari in altri giochi olimpici.
Materiali sostenibili ed efficienti per le nuove strutture, magari sfruttando le macerie degli edifici preesistenti.
Si è anche pensato ai trasporti per una mobilità sostenibile. E a un’edizione zero waste, con zero rifiuti, visto che la Gran Bretagna ogni anno produce tanta immondizia da riempire 79mila piscine olimpioniche.

Olimpiadi invernali di Sochi 2014, la Russia ha investito più di 50 miliardi nel nulla praticamente. E oggi rimangono quelli che vengono definiti gli elefanti bianchi: strade inutili, alberghi mastodontici che non serviranno mai più, strutture olimpiche che sono servite per qualche settimana e poi dimenticate.
Senza dimenticare le denunce degli abitanti di villaggi come Akhshtyr, che si sono visti depositare tutti i rifiuti abusivi o quelli di Vesyoloye che devono fare i conti con i rifiuti procurati dalla costruzione degli impianti.

Olimpiadi di Tokyo 2020, ci siamo quasi. Il Giappone ha pensato a tutta una serie di soluzioni per avere il minimo impatto.
Sono state progettate strade solari per poter produrre elettricità e sfruttare l’afflusso di persone che circoleranno nelle zone interessate dall’evento. Le stesse che in Francia e Olanda vengono usate per le piste ciclabili del futuro.
Pannelli fotovoltaici nei parcheggi per poter produrre energia con il passaggio delle automobili.
Si parla anche di pavimentazioni che possano produrre elettricità con le vibrazioni prodotte dalla camminata dei pedoni.
Veicoli elettrici, bus a celle a combustibile e altre soluzioni per la mobilità sono già state messe a punto.

Parigi 2024, le prime davvero sostenibili?
Come vedete le promesse si ripetono. I francesi dicono che i loro giochi risponderanno agli standard indicati dall’Accordo di Parigi, per ridurre le emissioni di CO2 del 55% rispetto ai giochi di Londra e Rio, con emissioni residue compensate da uno stanziamento di 31 milioni di euro.
E questo avviene, appunto, usando infrastrutture già esistenti o temporanee, vicine al villaggio olimpico per ridurre gli spostamenti, con divieto della circolazione dell’auto. Si andrà tutti in bici. Il cibo sarà locale, biologico e certificato.

Riusciranno a essere così green come sulla carta? Il CIO pretende risultati anche nell’ottica dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030. E l’Italia non può non seguire le indicazioni.

Casa immersa nella neve
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Olimpiadi invernali: da Torino 2006 a Milano-Cortina 2026.

Le Olimpiadi invernali 2026 di Milano e Cortina arrivano 20 anni dopo le Olimpiadi di Torino che hanno rilanciato la città sabauda in un momento di profonda crisi di identità, causa Fiat e indotto che non portavano più ricchezza e lavoro. Le opportunità offerte sono state colte, anche se dal punto di vista della sostenibilità, mai da sottovalutare quando si organizzano eventi di tale portata, c’è ancora chi storce il naso.
Torino ha potuto rilanciarsi, ma rimangono comunque le polemiche per le strutture che non vengono più utilizzate. anche a distanza di anni. Abbandonate praticamente a loro stesse. E con un costo non indifferente in termini di soldi e impatto ambientale (oltre che estetico in alcuni casi). Anche perché i giochi sono alla fine costati molto di più di quanto preventivato.

Per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina le premesse sono buone. Bisogna vedere se verranno rispettate le promesse. E le aspettative. Che sono molto alte. Anche in termini di sostenibilità e principi di economia circolare. Ci faremo notare per la nostra buona volontà e le nostre capacità di adattamento (alle nuove richieste del CIO e del pubblico in generale, che chiedono più controlli in ottica green) o sarà un grosso flop sotto gli occhi impietosi di una platea internazionale che non fa più sconti?
Fridays For Future ha detto che vigilerà.

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