Multinazionale sotto accusa dopo il golpe in Myanmar: «Il gasdotto finanzia i generali»

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Redazione i404
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Sono i soldi delle multinazionali europee del petrolio e dell’industria del fashion a tenere ancora in vita la dittatura militare in Myanmar. È quanto denunciano i sindacati dei lavoratori tessili birmani, che hanno chiesto inutilmente di annullare i licenziamenti dei lavoratori che protestano contro il colpo di stato. Ed è quanto ha raccontato nei giorni scorsi un’inchiesta pubblicata dal quotidiano francese Le Monde, dal titolo “Birmania: come Total finanza i generali tramite i conti offshore”.

La versione online dell’inchiesta pubblicata da Le Monde

Il gasdotto che finanzia la dittatura

Il colpo di stato militare che ha portato agli arresti la presidente Aung San Suu Kyi è avvenuto il 1° febbraio scorso. I documenti a cui Le Monde ha avuto accesso fanno luce sul pacchetto finanziario attorno al gasdotto sottomarino di 346 chilometri che collega il giacimento di Yadana alla Thailandia. «Questo tubo non trasporta solo gas», scrivono gli inviati Par Nabil Wakim e Julien Bouissou «è il cuore di un sistema in cui centinaia di milioni di dollari dalla vendita di gas vengono dirottati dalle casse dello stato birmano alla Myanmar Oil and Gas Enterprise (MOGE), una società pubblica a gestione opaca, controllata dai militari».

Tra i 120.000 documenti trapelati dall’amministrazione birmana poco dopo il colpo di stato militare del 1° febbraio, «ci sono i conti e gli audit della Moattama Gas Transportation Company (MGTC), proprietaria del gasdotto che trasporta il gas da Yadana alla Thailandia, e di cui Total è l’operatore e il maggiore azionista», prosegue il servizio. «Prima stranezza: secondo i rapporti dei revisori, questa azienda dichiara un livello di utili da rendere verde d’invidia qualsiasi multinazionale (98% dell’utile netto ante imposte), mentre il proprietario del gasdotto ha dichiarato, nel 2019, un fatturato di quasi 523 milioni di dollari (433 milioni di euro), per soli 11 milioni di dollari di spese».
Photo by Zinko Hein on Unsplash

Niente tasse alle multinazionali: un Paese depredato due volte

Una situazione definita “surreale” da diversi esperti del settore consultati da Le Monde. «Questa pratica è il segno di un particolare pacchetto fiscale. Quando tutto il profitto è sui trasporti, si tratta di un’ottimizzazione fiscale particolarmente aggressiva», spiega un conoscitore di questo tipo di transazione. «Non deve essere corruzione. Semplicemente, le tasse pagate sui trasporti sono generalmente molto inferiori a quelle pagate sulla produzione», spiega Johnny West, della società Open Oil, che consiglia i governi sui loro legami con le compagnie petrolifere (…)». E così centinaia di milioni di dollari passano da anni dai conti della multinazionale petrolifera Total ai generali birmani, che a febbraio hanno effettuato il colpo di stato nel Paese. Un flusso di denaro che, a detta dei giornalisti di Le Monde, non si è interrotto nemmeno dopo centinaia di manifestanti uccisi. Non solo si sfruttano le risorse di un Paese povero, ma quegli spiccioli che servirebbero a costruire strade e ospedali finiscono nelle tasche dei generali. E di fronte agli attivisti che chiedono ai gruppi stranieri presenti in Birmania, in particolare la f