Gli aerei inquinano. Più delle auto, lo sappiamo. Meglio non volare o trovare un’alternativa?

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L’invenzione dell’aereo è stata rivoluzionaria. Ha permesso alle persone e alle merci di spostarsi velocemente anche a grandi distanze. Ma come ogni rivoluzione ha i suoi lati negativi.
Nel mondo c’è chi ha scelto di non prendere l’aereo non perché abbia paura di volare: il timore è un altro. Sono coloro che non volano per viaggiare senza provare sensi di colpa.
Perché i viaggi in aereo hanno un impatto notevole sull’ambiente.
Certo, come tanti altri mezzi di trasporto che usiamo ogni giorno. Ma i voli aerei inquinano più di quanto lo facciano i mezzi terrestri.

Vista dal finestrino di un aereo

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Quanto inquina un aereo.

Il traffico aereo conta la quantità di emissioni più alta insieme al trasporto navale.
Ed è in continua crescita, complice anche il comparto low cost che ha spinto sempre più viaggiatori a preferire questo mezzo di trasporto, per il business o il leisure. E riduce i tempi di spostamento e della vacanza stessa.
Un aereo di linea, secondo le stime, inquina quanto 600 automobili Euro 0, le più inquinanti che si possano immaginare. Ogni giorno gli aeroporti italiani emettono tante emissioni quanto quelle di 350mila auto Euro 0. Le stime future parlano di un traffico aereo che nel 2025 causerà 1,4 miliardi di tonnellate di CO2 ogni anno.
Gli aerei inquinano. Eppure la caccia alle streghe si fa solo alle automobili. Con incentivi sacrosanti e giusti. Ma perché nessuno pensa al traffico di emissioni nei nostri cieli?

Lo sapevi che le emissioni del trasporto aereo sono rimaste inizialmente fuori dal Protocollo di Kyoto del 1997? Non riuscivano a mettersi d’accordo su alcuni dettagli e hanno demandato ad altri il compito di prendere decisioni in merito.

Aereo che decolla

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Chi non viaggia in aereo per non inquinare.

Greta Thunberg è l’esempio più lampante. Lei si sposta solo in treno. Ovviamente ci sono molti luoghi che non può raggiungere. O meglio, potrebbe farlo, ma in un lasso di tempo enorme. Ad esempio raggiungere gli USA dalla Svezia. Senza aereo è un viaggio titanico anche per lei.

Ma la sedicenne ha trovato anche in questo caso la soluzione per andare al Summit sul clima Onu di New York il 23 settembre. E poi a dicembre in Cile per il Cop 25. L’unico mezzo di trasporto è la barca a vela.
Partirà con la barca a vela Malizia II, di 18 metri, attrezzata con pannelli solari per andare anche a motore, ma senza usare combustibili fossili. Barca italiana: è stata creata dall’azienda piemontese Solbian ed è di proprietà dell’investitore tedesco Gerhard Senft, presente nel viaggio con Pierre Casiraghi, figlio della principessa Carolina di Monaco e di Hannover, il padre di Greta e un film maker. Ci metteranno 15 giorni.
Björn Ferry, ex atleta olimpionico svedese, non vola da due anni. Prende treni o traghetti per spostamenti a grandi distanze.
Peter Kalmus, scienziato del clima, ha smesso di prendere aerei nel 2012, dopo che nel 2010 aveva percorso 50mila miglia. Ha creato il sito No Fly Climate Sci.
Kim Cobb, professore di scienze della terra e dell’atmosfera al Georgia Institute of Technology, ha tagliato i suoi voli di tre quarti. Percorreva 120mila miglia l’anno.
Steve Melia, esperto di trasporti sostenibili, ha smesso nel lontano 2005, convinto che il cambiamento individuale può fare molto.

No fly in Italia per viaggiare senza sensi di colpa.

Il movimento NoFly esiste anche in Italia e coinvolge molti attivisti dei Fridays for future e ambientalisti, che hanno scelto di spostarsi con mezzi che non siano l’aereo. Certo, rinunciando a viaggi lunghi. Consapevolmente.
Lo fanno per viaggiare senza sensi di colpa. Adottando soluzioni che già ci sono e che hanno un impatto minore. Gli svedesi hanno anche coniato un hashtag, #fligskam, vergogna volante.

Cartello Fridays for future

Photo by Markus Spiske on Unsplash

Come possiamo ridurre l’impatto ambientale.

Gli scienziati non hanno dubbi. Nella lista delle soluzioni da adottare per ridurre l’impatto ambientale, gli esperti hanno inserito anche i voli aerei.
Per contrastare i cambiamenti climatici sono molte le abitudini che dobbiamo cambiare.

  • stop ai voli
  • mangiare di meno
  • mangiare meno carne
  • evitare di cedere alle illusioni della moda fast fashion
  • settimana lavorativa di quattro giorni, per ridurre il traffico

Il gruppo tedesco Atmosfair raccomanda di limitare i viaggi aerei a 3.100 miglia l’anno. C’è anche un sito che ci permette di calcolare il nostro impatto ambientale per gli spostamenti con ogni mezzo di trasporto. E quanto serve a compensare. Per viaggiare senza sensi di colpa possiamo anche decidere di piantare alberi per ogni aereo preso. O anche non preso. La Terra ringrazia.

Aerei di carta

Photo by Annie Spratt on Unsplash

Voli aerei sostenibili: un futuro possibile?

Reinventarsi, cambiare, modificare le abitudini, ma anche cercare soluzioni che consentano di non rinunciare a tutti i progressi fatti dall’umanità, in chiave sostenibile. C’è chi si chiede se un futuro sostenibile per i voli in aereo sia davvero possibile o solo un volo pindarico, un’utopia bella e buona.

Si parla di aerei elettrici a batteria che non inquinano. Ma per due decenni ancora niente.
Si parla di carburante per aerei da fonti rinnovabili, con cherosene sintetico, Power to liquid, o biocarburanti, che però hanno i loro costi ambientali da tenere in considerazione per la terra che si deve usare per ottenere dal suolo la materia prima. Senza dimenticare che i carburanti PtL costano. Tanto.

Quindi la soluzione è ancora lontana. Nell’attesa o non prendiamo più un volo o cerchiamo modi per compensare l’impronta che lasciamo sulla Terra. A ognuno la sua scelta.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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