L’inquinamento ci sta isolando. Ma siamo sempre più dipendenti dall’auto

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38 milioni di auto private in Italia. A fronte di una popolazione di poco più di 60 milioni di persone.
63 auto ogni 100 abitanti. Premesso che il dato comprende anche i bambini e chi non ha la patente, ogni maggiorenne di fatto ha un'auto. Che usiamo sempre. Anche per spostamenti brevi.

Il 15esimo Rapporto Isfort sulla mobilità ci dice che il 58,6% degli italiani usa la quattro ruote per muoversi, contro il 35% di quello che avviene nelle altre capitali europee. I mezzi pubblici vengono usati solo dal 7% della popolazione. Anche perché non funzionano come dovrebbero. Va un po' meglio con gli spostamenti a piedi (22,5%), decisamente non usiamo la bicicletta (5,1%).
Eppure siamo consapevoli che i livelli di CO2 nell'aria aumentano. Siamo preoccupati dell'aria inquinata che respiriamo. Ma non riusciamo a smettere di contribuire a questa catastrofe. Prendendo ogni giorno l'auto. Anche per fare pochi metri. Una vera e propria dipendenza. Perché lo facciamo?

Photo by Ryan Searle on Unsplash

La mobilità sostenibile non è una priorità. Non lo è per noi. Non lo è per chi ci governa.

Anzi, facciamo di peggio. A parole siamo tutti bravi a lamentarci che l'aria è irrespirabile, che le persone si ammalano per lo smog. Ma poi non facciamo niente in concreto per cambiare le cose. E non pretendiamo che chi è al potere prenda decisioni importanti in tal senso. Anche perché per chi ci governa è secondario. La sostenibilità e l'ambiente non portano voti.

Mobilità sostenibile, per cambiare il mondo. Per cambiare noi stessi.

Due semplici parole che dovremmo marchiarci a fuoco, mobilità sostenibile, per non dimenticare che esistono alternative per spostarci, per brevi o lunghi tragitti, poco importa, con un impatto zero sulla Terra.
Un recente studio dell'Ipcc ci dice che ogni anno sforiamo di 42 giga tonnellate di gas serra oltre il limite consentito. Un'elaborazione del Centro Ricerche Continental Autocarro sottolinea che nel 2018 le emissioni di CO2 da benzina e gasolio per autotrazione sono state 97.001.350 tonnellate. Erano 95.334.652 tonnellate nel 2017.
1.666.698 tonnellate in più in un anno. Al posto di migliorare, si peggiora.
Ma l’aria 2019 è il dossier annuale di Legambiente sui livelli di inquinamento atmosferico delle città italiane. E ci dice che stiamo letteralmente soffocando a causa dello smog, con 38 milioni di auto in Italia.
La situazione è preoccupante, tanto che l'Italia è stata deferita dalla Corte di giustizia europea perché abbiamo infranto le regole per la qualità dell'aria.

In 55 capoluoghi di provincia nel 2018 sono stati superati i limiti giornalieri di polveri sottili e ozono.

Brescia, Lodi, Monza, Venezia, Alessandria, Milano, Torino, Padova, Bergamo, Cremona, Rovigo indossano le maglie nere di quella che può essere considerata una vergogna per l'Italia.
Una recente animazione pubblicata da BBC News ci mostra come le concentrazioni di ossidi di azoto, gas serra prodotti in particolare dai mezzi e dall'industria con la combustione di combustibili fossili, si muovono in Europa. Una mappa che sembra arrivare dall'inferno. E che ci dovrebbe spingere a ragionare sul fatto che abbiamo bisogno di soluzioni alternative per muoverci. Soluzioni che in realtà già esistono. Anche se non sono la scelta primaria delle persone che abitano il globo terrestre. E spesso non lo sono nemmeno di chi le governa.

Che poi sarebbe facile pensare in modo più sostenibile. E anche spostarsi in questo modo.

La bicicletta è senza dubbio il primo mezzo che ci viene in mente. Insieme ai nostri piedi.
Le piste ciclabili trasformano le nostre abitudini. E le nostre città. E non solo loro. Pensaci bene. Se ci fossero più piste ciclabili fatte a regola d'arte saremmo più invogliati a lasciare l'auto in garage. Cambieremmo noi, il nostro stile di vita, l'aria che respiriamo. Cambierebbe anche la città in cui viviamo. Il suo stesso aspetto sarebbe rivoluzionato. Anche se non è sempre detto che l'accoppiata piste ciclabili-gente in bici sia una realtà pronta ad attuarsi.

In Italia tra il 2008 e il 2015 le infrastrutture dedicate alle due ruote sono aumentate del 50%. Ma gli italiani che usano la bici come mezzo di trasporto sono rimasti fermi (3,6%). I dati dell'Osservatorio nazionale Focus 2R presentano una contraddizione che si può spiegare in modo semplice. Le infrastrutture magari ci sono, ma manca una cultura della mobilità sostenibile.

Photo by Susan Yin on Unsplash

Senza dimenticare che spesso le piste ciclabili non sono fatte in modo tale da essere sfruttate. Non solo piste ciclabili per una mobilità sostenibile. Si dovrebbe incentivare il trasporto pubblico. Con corsie preferenziali. E un servizio degno di questo nome. Ma mentre a Roma gli autobus dell'Atac continuano a prendere fuoco e tra scioperi e mancanza di personale girare con i mezzi del trasporto pubblico di superficie è impossibile e a Milano si discute per un rincaro del prezzo dei biglietti ATM davvero importante, il Lussemburgo si prepara entro marzo 2020 a fornire i mezzi di trasporto pubblico in modo gratuito a tutti. Una bella differenza.

Discorso a parte, poi, per il car sharing e le auto elettriche. Una realtà che in Italia stenta a decollare.
In Italia le città che offrono postazioni di car sharing elettrico sono appena 12. Considerando che i comuni, non le città, ma i comuni del bel paese sono 7.926, salterebbe all'occhio anche a un bambino che ha appena iniziato a far di conto che c'è qualcosa che non va.
Senza tralasciare poi il fatto che il mercato delle auto elettriche in Italia non registra numeri degni di un paese come il nostro. Secondo l'E-Mobility Report 2018 in tutto il mondo nel 2017 sono state vendute 1,2 milioni di auto elettriche. Il nostro paese ha visto un piccolo incremento. Ma decisamente insignificante rispetto ad altri paesi del mondo. Da noi sono state 4.827 le immatricolazioni (contro le 2.560 dell'anno precedente, solo lo 0,24% del totale di mezzi) con 2.750 punti di ricarica. In Norvegia e Germania sono state rispettivamente 62mila e 55mila.

traffico

Photo by Ryoji Iwata on Unsplash

Le strade devono diventare spazi pubblici. Che incoraggiano la socializzazione

Con più piste ciclabili, più postazioni di car sharing elettrico, più fermate dell'autobus fatte a dovere (e non semplici paline abbandonate in mezzo al nulla senza nemmeno un tetto sotto il quale ripararsi), con più luoghi dove condividere lo stesso mezzo di trasporto o dove vivere nuovamente la strada, allora i centri urbani cambierebbero volto. Le città verrebbero riprogettate, magari facendo posto a qualche albero in più per combattere lo smog.
I quartieri verrebbero ridisegnati per questa nuova mobilità, con più strutture e servizi, magari anche più Bike Point o Bike Bar, punti di ristoro pensati appositamente per i ciclisti. Gli spazi di mobilità diventerebbero luoghi di condivisione e di socializzazione.

La vera rivoluzione, quindi, non riguarderebbe solo l'aspetto delle strade. O la mobilità in sé.

Anche il tessuto sociale potrebbe trovarne giovamento.
"In Italia, ogni anno quasi 38 milioni di auto diesel e a benzina percorrono in media appena 12.000 chilometri con 1,5 persone a bordo", ci dice Legambiente. 1,5 persone per ogni auto. Ognuna di queste persone rinchiuse in un mezzo che non permette di creare condivisione e dialogo con chi non ne fa parte. A meno che non partano improperi per uno stop non rispettato o un parcheggio rubato.
Con percorsi fatti a piedi, bici, mezzi pubblici, condivisione di mezzi presi a noleggio o prenotati tramite app come Bla Bla Car torneremmo a parlarci, a guardarci in faccia, a confrontarci. La città tornerebbe a essere quella agorà greca, quella piazza pubblica di cui si sono perse le tracce tanto tempo fa. Tanto che spesso non conosciamo nemmeno il nostro vicino di casa.

Creare un nuovo senso di comunità, ridisegnando le strade

Questo l'obiettivo. Ridare linfa ad un senso di appartenenza che ormai sembra dimenticato. Ricominciare a collegarsi tra esseri umani. Ritrovando anche il piacere di farlo.
Lo sapevi che recenti studi hanno scoperto che chi vive in zone della città molto trafficate ha il 75% di amici in meno rispetto a chi vive dove il traffico è meno intenso? Questo dovrebbe farci riflettere a lungo. Cambiare il punto di vista, per costruire città non per le auto, ma per le persone. Il focus è il cittadino. Chi la città la vive. E di fatto la costruisce anche. Strade più sicure incoraggiano le persone a uscire a piedi o in bicicletta. Incoraggiando di riflesso la socializzazione.
Chi vive su strade molto trafficate non comunica e il rumore eccessivo legato al traffico interrompe il senso di comunità. Ci isola. Non ci sono più spazi dove incontrarsi, fermarsi a parlare, a dialogare, a confrontarsi, su piccoli o grandi temi. L'asfalto delle strade ci ha tolto i luoghi di aggregazione fondamentali per la crescita di ogni comunità.

solitudine

Photo by Noah Silliman on Unsplash

Le città vanno ripensate per fare in modo che ogni singola persona su questa terra possa pensare che sia più conveniente lasciare l'auto a casa. Per sfruttare soluzioni che sono altrettanto efficaci, se non ancora più utili per gli spostamenti quotidiani. Molte le città che si stanno muovendo in questo senso, come descritto da un video del WWF che dà speranza.
Parigi sta ripensando il suo tessuto urbano, con postazioni di electric car sharing e bike sharing. Quest'ultima scelta è stata perseguita anche da Città del Messico, che ha lavorato per creare una comunità di ciclisti consapevoli. Perché pure da lì bisogna partire.
Nel libro "Green Mobility – Come cambiare la città e la vita" di Andrea Poggio si parla proprio di questo: "La mobilità nuova – elettrica, oltre che connessa, condivisa, multimodale – è infatti parte delle nuove città che si stanno costruendo".

 

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Patrizia Chimera
Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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