Roma è ultima nella classifica della sostenibilità dei trasporti. Sarà tutta colpa della Raggi.

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Si può fare di meglio. Sempre. Anche perché peggio di così è impossibile. Basta solo affacciarsi alla finestra in questo momento per capirlo. Tu hai una pista ciclabile a portata di mano? Quanto è lontana la più vicina fermata dell'autobus? Ogni quanto passa? Car sharing è una parola ancora sconosciuta da te? Non siamo stupiti se le risposte a queste domande non sono incoraggianti.

Photo by Keegan Houser on Unsplash

Roma è ultima e Copenaghen è prima.

Il dato emerge dalla classifica della sostenibilità dei trasporti (che analizza 13 città europee e Roma è l'unica per l'Italia).
Non va meglio in quanto a sicurezza stradale. Nel 2016, sempre a Roma, si sono verificati 25 incidenti mortali ai danni di ciclisti e 47 ai danni di pedoni. 110 incidenti ogni 10mila spostamenti in bici. 133 incidenti ogni 10mila spostamenti a piedi. Non ci siamo. Come non ci siamo sugli incentivi che la Capitale dà per lasciare l'auto in garage. I mezzi pubblici non funzionano, il traffico è caotico e anche se ci sono più postazioni di bike e car sharing, queste non sono ancora sufficienti per una città grande e cosmopolita come Roma.

In Italia 38 milioni di auto. E le città stanno letteralmente soffocando a causa dello smog

L'Italia è stata deferita dalla Corte di giustizia europea perché abbiamo infranto le regole per la qualità dell'aria.
Ma l’aria 2019, il dossier annuale di Legambiente sui livelli di inquinamento atmosferico delle città italiane, ci mostra una fotografia poco confortante: in 55 capoluoghi di provincia nel 2018 sono stati superati i limiti giornalieri di polveri sottili e ozono. Maglia nera per Brescia, Lodi, Monza, Venezia, Alessandria, Milano, Torino, Padova, Bergamo, Cremona, Rovigo. Tradotto, vuol dire che i cittadini hanno dovuto respirare aria inquinata per circa 4 mesi durante l’anno. L’Italia si colloca tra i paesi europei peggiori, con più decessi in rapporto alla popolazione, pari a più di 60.600 nel solo 2015 (ogni anno in Europa, stando ai dati dell’Agenzia Europea per l’ambiente, sono oltre 422mila le morti premature all’anno per inquinamento atmosferico).

Ci sono realtà, anche grandi, che si stanno muovendo.

Lentamente, non in fretta. Ma è già qualcosa in un paese in cui le vere emergenze vengono snobbate perché si preferisce fare costante campagna elettorale e propaganda populista. Un paese in cui le tematiche ambientali non hanno alcun appeal elettorale. E allora ignoriamole, tanto ci penserà qualcun altro, no?
La mobilità sostenibile viene praticata virtuosamente da alcune città: Bolzano, Firenze, Pisa; nella classifica ritroviamo anche la città di Torino e quella di Milano, dove il 50% degli abitanti usa i mezzi pubblici, cammina e pedala.
Il comune di Piacenza ha lanciato un questionario per il nuovo Piano urbano per la mobilità sostenibile. Grazie alla partecipazione e al coinvolgimento dei cittadini si possono prendere buone decisioni.
Milano sta lentamente cambiando volto per migliorare la qualità della vita, attraverso una trasformazione a livello di urbanistica e logistica, che riguarda sia le grandi strade milanesi, sia i percorsi dedicati alla mobilità attiva di pedoni e biciclette. Ma anche attraverso un programma regionale di mobilità e trasporti per incentivare l'uso di mezzi pubblici per gli spostamenti.
Parma sta lavorando a progetti che prevedono mezzi pubblici efficienti ed ecologici, piste per ciclisti e pedoni, zone a traffico limitato, car sharing. Piani di mobilità sostenibili sono stati approvati anche dal comune di Prato.
Modena è al lavoro con progetti che possano aiutare i cittadini a sviluppare una migliore cultura della mobilità sostenibile. Perché non mancano solo le infrastrutture, manca anche la cultura.

Sempre più amministrazioni locali, poi, decidono di aderire alle linee guida dei Pums, Piani urbani di mobilità sostenibile, che non operano a breve termine, ma in un periodo medio-lungo di 10 anni, per sviluppare un nuovo sistema di mobilità. Si dovrebbero basare sul documento della Direzione generale per la mobilità e i trasporti della Commissione europea (2014) e dovrebbero essere presenti in ogni città considerata metropolitana.
Al 5 ottobre 2018 tra approvati, adottati e in redazione, in Italia erano 109 i piani disponibili.
Puglia, Emilia Romagna e Toscana occupano i primi tre posti della classifica. A livello locale qualcosa si muove.

A livello nazionale la Legge di Bilancio 2019 prevede una serie di incentivi. Nel documento pubblicato in Gazzetta Ufficiale troviamo riferimenti a un sistema di trasporto pubblico potenziato, creazione di autostrade ciclabili, detrazione al 50% per chi installa colonnine di ricarica per le electric car, bonus/malus ecologico per chi decide di acquistare delle auto elettriche o ibride, con un contributo da 6000 a 4000 euro se c'è di mezzo anche la rottamazione per chi nel triennio 2019-2021 acquista una nuova auto ecologica. Non mancheranno disincentivi per chi acquista automobili che inquinano di più. La famosa Ecotassa 2019 della discordia. Che non sarà retroattiva.

Photo by KlausHausmann on Pixabay

Vista così sembra una buona notizia. In realtà non è tutto oro quello che luccica.

Per le autostrade ciclabili sono stati stanziati solo 2 milioni di euro, contro i 200 milioni chiesti dal senatore PD Eugenio Comincini. Senza tralasciare il fatto che un emendamento prevede la circolazione di auto elettriche e ibride anche nelle zone pedonali, con la rivolta delle associazioni ambientaliste che parlano di un ritorno indietro di 50 anni. Di fatto si cancellano traguardi importanti raggiunti che avevano in parte riportato le città a misura d'uomo, con la chiusura di storiche vie e piazze dei centri urbani ai veicoli.
Se politicamente il caos regna sovrano, c'è un'altra cosa che manca in Italia.

Manca una cultura della mobilità sostenibile.

Così come il rispetto di quello che può essere considerato un bene comune. Ti ricordi di quella società di bike sharing che ha lasciato l'Italia perché c'erano troppi vandali che si "divertivano" a distruggere i suoi mezzi? Servono campagne di sensibilizzazione e soluzioni che consentano finalmente agli italiani di capire che l'auto non è il mezzo migliore per spostarsi. Lo è stato forse in passato. Ma ora non è più sostenibile.
Non lo è per l'ambiente. Come ci urla quello sforamento annuo di 42 giga tonnellate di gas serra oltre il limite consentito (recente studio dell'Ipcc).
Non lo è per le nostre città, che sono soffocate dallo smog, come ci ha ricordato Legambiente con il suo dossier annuale Ma l’aria 2019. 
Non lo è per la nostra qualità della vita. Perché strade più sicure, con meno traffico di auto, incoraggiano a camminare e andare in bicicletta e, in termini generali, incoraggiano la socializzazione e la comunicazione (ma di questo ti parleremo molto presto).

Delle leggi senza un cambio di mentalità non ci porteranno lontano. Sarebbe come muoversi rimanendo sempre fermi. O peggio, andando in retromarcia. Tutti dovremmo chiedere una maggiore attenzione a questi temi, ognuno dovrebbe fare qualcosa nel suo piccolo. Tra gli altri, citiamo la petizione di Greenpeace che lancia la sua sfida della mobilità! chiedendo ai sindaci di dare inizio ad una rivoluzione urbana.
Accogliamo la sfida, mettiamoci in gioco: ne va del nostro futuro.

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Patrizia Chimera
Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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