Aria irrespirabile a Milano, blocco dei Diesel a Roma. Dove sono gli incentivi per cambiare la cultura della mobilità in Italia?

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Roma blocca i Diesel tra le polemiche. La sindaca Raggi va avanti per la sua strada nonostante le polemiche.
Giorno dopo giorno l’aria di Milano è sempre più irrespirabile.
Altre città d’Italia pensano a blocchi del traffico per i mezzi più inquinanti.
Mentre Autostrade, per non perdere la concessione che il governo vorrebbe revocare, pensa a incentivi per ridurre il costo dei pedaggi.

Mentre i nostri cieli si tingono del grigio di smog e polveri sottili, una domanda ci tormenta. Tra blocchi, divieti, sconti, è mai possibile che non si pensi mai a incentivi per cambiare la cultura della mobilità in Italia e avviare quella svolta green che spesso riempie le bocche, ma che non si trasforma mai in azioni concrete?

Metro di Roma

Photo by Mauricio Artieda on Unsplash

Diesel fermi in garage a Roma.

Venerdì 17 gennaio, giorno nero per chi viaggia a Roma. Nuovo blocco di tutte le auto diesel nella capitale, che segue i blocchi dei giorni precedenti voluti dall’amministrazione pentastellata per la presenza troppo elevata di polveri sottili nell’aria.
Il Campidoglio va avanti per la sua strada, anche se il blocco delle auto Diesel non ha sortito l’effetto desiderato. I livelli sono ancora alti. La sindaca Raggi potrebbe decidere di estendere l’ordinanza fino a domenica, giornata durante la quale era già in programma lo stop generale di quasi tutte le auto in città.

Unrae, Unione nazionale dei rappresentanti autoveicoli esteri, punta il dito sulla decisione di bloccare anche i Diesel Euro 6. Un blocco dall’impatto scarso, dal momento che, invece, le auto a benzina Euro 3, vecchie e più inquinanti, possono circolare. A rimetterci sono i cittadini. Che protestano contro la sindaca, che però sottolinea di fare tutto solo ed esclusivamente per la salute pubblica.
Nonostante il blocco, che dura da lunedì 13 gennaio, quando i limiti di polveri sottili erano stati sforati da 8 centraline su 13, l’aria è ancora poco salubre. In alcune centraline i rilievi parlano di presenza di pm10 maggiore.

E anche altre città d’Italia pensano a blocchi analoghi. Torino estende lo stop anche ai Diesel Euro 5. Divieti di circolazione a Bologna e Rimini fino ai Diesel Euro 4.

A Milano l’aria che si respira è fortemente inquinata.

A Milano l’emergenza smog non dà tregua a milanesi e turisti. Le concentrazioni di Pm10 sono sempre più alte (anche sopra la soglia di 50 microgrammi per metro cubo). E l’aria è diventata ormai irrespirabile.
La presenza di polveri sottili varia a seconda della zona della città meneghina presa in esame. E anche subito fuori dalle “mura” del capoluogo la situazione è molto delicata.

La città del sindaco Sala e altri comuni dell’hinterland hanno attivato strategie antismog di secondo grado, per intervenire in maniera urgente e più efficace. Da mercoledì 15 gennaio stop ai Diesel sotto l’Euro 4 (trasporti commerciali fino ai diesel Euro 3).
L’ordinanza prevede anche il divieto di usare generatori di calore domestici che utilizzano biomassa legnosa in presenza di un altro impianto di riscaldamento, se le prestazioni non riespettano i valori almeno della classe 4 stelle.

Aria inquinata a Milano

Photo by Leonardo Raineri on Unsplash

Il caso Autostrade.

E mentre la mobilità in Italia viene bloccata per cercare di abbassare lo smog delle nostre città e rendere l’aria più salubre, tiene banco sull’agenda politica il caso Autostrade.
Il governo pensa a una revoca delle concessioni. Dopo il crollo del ponte Morandi di Genova, che ha causato la morte di 43 persone, è emerso un sistema di gestione delle strade a lunga percorrenza sul territorio italiano che non prevede i dovuti controlli e la necessaria manutenzione.
Se da un lato c’è chi pensa a revocare la concessione ad Aspi, altri pensano, invece, di rivedere il contratto, con l’abbassamento delle tariffe dei pedaggi e investimenti più cospicui nelle infrastrutture. Oltre a una maxi multa.

In tutto questo, sull’agenda politica nazionale e locale si parla sempre poco di cambiamento della cultura della mobilità. In un’ottica green, come quella sbandierata anche dal premier italiano.
Perché le risposte alle emergenze con blocchi, revisioni, stop, revoche, richieste di maggiore impegno per la salute e la sicurezza dei cittadini sono sacrosante. Ma lo sono ancor di più strategie a lungo termine per evitare di dover affrontare ogni caso come se fosse un’emergenza.

Photo by Ivan Bogdanov on Unsplash

Vivere senz’auto.

Vivere senz’auto, o meglio, vivere senza l’inquinamento da auto è possibile? O siamo talmente dipendenti dalle quattro ruote da non riuscire a uscire da una situazione di impasse che ci blocca e rende tutto sempre una rincorsa alle emergenze?

Famiglie senz’auto è un gruppo che racconta l’esperienza di famiglie italiane che ci provano a fare la differenza. Per necessità o per volontà di cambiare le cose. A partire dalla mobilità.
Fondato da Linda Maggiori, il gruppo racconta come questa famiglia di Faenza e altre abbiano un giorno deciso di abbandonare l’auto e adottare altre strategie green a casa. Per vivere a emissioni zero e a bassissimo impatto sul pianeta.
Dimostrando che si può vivere senza auto. Come ad esempio già possono permettersi gli abitanti del quartiere Vauban di Friburgo, a sud della città tedesca, costruito come modello sostenibile di distretto cittadino sul sito dove un tempo sorgeva una base militare francese.
Case passive o Energy plus per produrre più energia pulita di quanto ne hanno bisogno, impianti di cogenerazione alimentati da trucioli di legno e gas naturale per il riscaldamento, coibentazione ed efficienza dell’uso del calore, impianti solari, raccolta dell’acqua piovana per irrigare i terreni, riduzione delle auto con parcheggi creati solo fuori dal quartiere, potenziamento dei mezzi pubblici, car sharing, incentivi economici per chi non usa l’auto.

In Italia dove sono gli incentivi per cambiare la cultura della mobilità? Solo con i blocchi e i disagi ai cittadini e senza un’implementazione di alternative valide non si va da nessuna parte. E si finisce per vivere sempre in una continua e costante emergenza.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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