Non torneremo più a spostarci come prima. Come cambia la mobilità in Italia

Tempo di lettura stimato: 5 minuti

L’epidemia di Coronavirus ridisegna le nostre città. E ripensa la mobilità in Italia.
Si parla di piste ciclabili, di mobilità green, di nuovi protocolli per i mezzi di trasporto pubblico.
Non torneremo più a spostarci come prima.
Ma come cambierà la nostra vita e come cambieranno i nostri spostamenti, nel breve e nel lungo raggio?

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Photo by Mika Baumeister on Unsplash

Piste ciclabili e mobilità green.

Da tempo si parla di incentivi green, per l’uso ad esempio di biciclette per spostarsi in città, e di infrastrutture da creare per permettere una mobilità sostenibile.
Soprattutto la mobilità urbana potrebbe essere ridisegnata in un’ottica che da un lato prevede una sicurezza sanitaria e dall’altro un approccio attento a tematiche ambientali che non sono più rimandabili.
Legambiente sin dall’inizio dell’emergenza chiede alle amministrazioni di puntare sulle bicic, sulle e-bike, sugli scooter elettrici, sui monopattini, così come sulle auto elettriche. Parlando anche di mobilità in condivisione, che però a oggi sembra un po’ un’utopia a causa delle norme stringenti per il distanziamento e la sanificazione dei mezzi.
Di sicuro incentivare una mobilità green è auspicabile. A patto però di farsi trovare pronti.

Incentivi per chi compra bici. 

Si era parlato molto di incentivi per l’uso delle biciclette, con un bonus destinato a chi voleva comprarsi un mezzo nuovo. Un bonus di 500 euro per acquistare mezzi ecologici, che dovrebbe far parte del nuovo Decreto che dovrebbe presto arrivare e che riguarderà anche la mobilità in questa nuova fase dell’emergenza.
I bous bici dovrebbero essere destinati a chi risiede in città metropolitane o con più di 50mila abitanti. E potrebbe arrivare a coprire fino al 70% della spesa di acquisto, fino a un m assimo di 500 euro. Ma si parla anche di copertura di spesa del 60% e bonus disponibile anche chi vive in città con almeno 40mila abitanti.

La confusione regna ancora sovrana. Anche perché se pare che nell’ultima bozza disponibile il bonus bici sia rimasto, sembra essere sparita la parte dedicata alla creazione di infrastrutture. Senza piste ciclabili adeguate, cosa ce ne facciamo del bonus?

Piste ciclabili a misura di ciclista nelle grandi città.

Si era infatti parlato di corsie preferenziali, piste ciclabili degne di questo nome, da far nascere nelle grandi città. Quelle che erano state definite nell’articolo 205 del decreto Rilancio, dal titolo “Misure per incentivare la mobilità sostenibile“, e che ora sembrano essere sparite. Non avremo, dunque, piste realizzate nella “parte longitudinale della carreggiata, posta a destra, delimitata mediante una striscia bianca discontinua, valicabile e ad uso promiscuo, idonea a permettere la circolazione sulle strade urbane dei velocipedi nello stesso senso di marcia degli altri veicoli e contraddistinta dal simbolo del velocipede. La bike lane è parte della ordinaria corsia veicolare, con destinazione alla circolazione dei velocipedi“, come promesso in precedenza?

A Milano si era parlato tanto di questa soluzione. L’idea era quella di realizzare in Corso Buenos Aires, una delle grande strade dello shopping della città meneghina, una grande pista ciclabile per collegare la periferia Nord con il centro. 35 chilometri di nuove piste ciclabili per “contenere il numero di auto in circolazione” e per “incentivare la ciclabilità quale mezzo alternativo all’automobile e al trasporto pubblico“. Anche se i commercianti della zona non erano molto d’accordo sulla novità introdotta dall’amministrazione capitanata da Sala.
Un modello da adottare anche in altre città italiane, seguendo l’esempio di altre città europee che si stanno già dando da fare. A Bruxelles, ad esempio, 40 chilometri di strade diventeranno piste ciclabili. In Francia Elisabeth Borne, ministra per la transizione ecologica e solidale, parla di 20 milioni di euro di stanziamento per incentivare l’uso della bici. Mentre a Berlino sono state create delle piste ciclabili temporanee per proteggere in strada chi ha scelto questa modalità di spostamento. In Spagna è in previsione un provvedimento analogo per evitare che le auto invadano le città.

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Photo by Matthew Henry on Unsplash

Nuovi protocolli per viaggiare sui mezzi del trasporto pubblico.

La sfida per il trasporto pubblico è grande. E lo abbiamo già visto in questi primi giorni di Fase 2, con una piccola riapertura del settore, a condizioni che però in molti casi si sono rivelate insufficienti per poter garantire efficienza e sicurezza.
Viaggiare in metro, autobus, tram, treni non sarà più come prima. Per non parlare poi dei viaggi aerei, dei quali si parla poco al momento, ma che potrebbero subire un forte arresto a causa di misure che non consentiranno più di poter agire come in passato. E a farne le spese potrebbero essere proprio le low cost.

Le regole per viaggiare sui mezzi pubblici.

Le linee guida per un uso sicuro dei mezzi pubblici arriva direttamente dal Ministero della Salute, che sconsiglia a chi ha sintomi di infezioni respiratorie acute (febbre, tosse, raffreddore) di salire a bordo. Alle fermate, nelle stazioni e sui mezzi stessi saranno indicati i percorsi obbligatori da seguire e dove fermarsi per poter mantenere la distanza minima di sicurezza dalle altre persone (almeno un metro, anche se la distanza precisa dovrebbe essere di 1.80). Per salire e scendere seguire il percorso obbligato. E sedersi solo dove è possibile, per garantire sempre la distanza dagli altri passeggeri. Vietato avvicinarsi al conducente (una recente indagine sugli autisti milanesi ha scoperto che il 60% sarebbe risultato positivo al test sugli anticorpi). Mascherine a coprire naso e bocca e guanti per proteggere le mani (o igienizzanti da usare di continuo) sono caldamente consigliati, se non obbligatori. Infine, i biglietti: vanno acquistati in formato elettronico, online o tramite app, così da ridurre i contatti tra persone in biglietteria, anche in quelle self service.

La questione del trasporto pubblico rimane delicata. È un mezzo economico e green per gli spostamenti di tutti i giorni o a lungo raggio. Ma la paura di poter contrarre il contagio a bordo potrebbe essere così alta da far preferire un’altra modalità di spostamente.
La sanificazione dei mezzi deve essere costante e regolare, le regole di social distancing devono essere rispettate, le aziende devono mettere in campo più mezzi e più personale per garantire un maggior numero di corse, perché a bordo potranno salire inevitabilmente meno persone. Saremo in grado di rispettare nuovi modelli di comportamento?

Come faranno i pendolari?

A rischio sono soprattutto i pendolari, chi deve spostarsi ogni giorno della settimana per lavoro. Dal momento che altre alternative sono decisamente state abbandonate a causa dell’emergenza Coronavirus. Si spera che il lavoro da casa, il lavoro agile, lo smart working possa continuare anche dopo la fine dell’epidemia. Anche le aziende risparmierebbero. Così da eliminare una buona fetta di spostamenti lavorativi, soprattutto nelle grandi città.

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Photo by Alessandra Caretto on Unsplash

Il duro colpo alla sharing economy.

Questo virus ha messo in difficoltà molti settori. Come ad esempio il turismo. Ma anche la sharing economy, sia per quello che riguarda le strutture ricettive sia per quello che concerne la condivisione di mezzi di trasporto.
Car sharing e noleggio a breve termine hanno subito una forte battuta d’arresto. Così come il bike sharing. Perché in tempi in cui dobbiamo igienizzare ogni cosa che sia venuta a contatto con altre persone, diventa un po’ complicato poter sfruttare quella che fino a qualche giorno fa era un’ottima opportunità. Per risparmiare e per salvare l’ambiente.
Nelle grandi città era una soluzione molto gettonata e utilizzata. Ma oggi il problema della sanificazione dei mezzi di trasporto tiene banco.
Non esiste ancora un protocollo unico e misure igieniche standardizzate per garantire il massimo della sicurezza a chi opta per mezzi condivisi. E sicuramente quando verranno messi in atto tutti questi procedimenti, c’è da aspettarsi un rincaro del servizio, che potrebbe rendere meno competitivo il settore.

Il traffico in città potrebbe aumentare.

Le auto personali, anche se più inquinanti di altri mezzi, sembrano essere oggi il modo di viaggiare più sicuro per evitare possibili contagi. Anche se il meno green, come abbiamo visto in passato.
Per auto personali intendiamo quegli spostamenti, brevi o lunghi, che prevedano di far salire a bordo solo persone conviventi, dello stesso nucleo famigliare. Anche per le ferree regole imposte dai vari decreti. Quindi non si potrà più condividere l’auto con persone che farebbero lo stesso tragitto. O sarà più difficile poterlo fare.
Questo potrebbe tramutarsi in un’esplosione del traffico stradale. Perché le persone per necessità personali e di lavoro devono potersi spostare. Non tutti potranno contare sullo smart working in eterno. Gli esperti sottolineano che tutto questo potrebbe trasformarsi in una bomba ecologica non indifferente. Più auto, più traffico, più inquinamento, più smog. E alcuni studi collegherebbero i contagi da Coronavirus al particolato che viaggia nell’aria.
Il pianeta era tornato a respirare, ora rischiamo di inquinarlo come e più di prima.

Da un lato incentivi green, che devono essere promossi il più possibile ed essere accessibili a tutti, e infrastrutture che ancora mancano.
Dall’altro un possibile ritorno a una mobilità che di sostenibile ha ben poco.
E il tempo per agire non è molto.
L’epidemia ci ha dato modo di ripensare modelli di comportamento e abitudini. Siamo sicuri di aver colto la palla al balzo? O abbiamo sprecato questa opportunità?

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Redazione i404

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