Cambio di marcia. Addio ad auto a diesel, benzina e ibride plug in dal 2035 in Europa?

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 2 minuti

auto in europa
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Le auto in Europa dal 2035 dovranno essere green. Le nuove immatricolazioni potrebbero non riguardare più i veicoli a benzina o a diesel. Ma anche i modelli ibridi plug-in, metano o Gpl.
Niente di certo, solo una proposta che fa parte del “Fit for 55“, un pacchetto di riforme climatiche che hanno come obiettivo quello di ridurre entro il 2030 le emissioni di CO2 del 55% rispetto ai livelli registrati nel 1990.
Un’idea che getta il mondo dell’industria nello sconcerto. E che non trova tutti d’accordo.

Auto in Europa dal 2035, la UE prova la svolta green

Il pacchetto di riforme contiene indicazioni non solo per il settore delle quattroruote, ma anche per altri ambiti. Anche se, per quello che riguarda la mobilità, la rivoluzione potrebbe essere la più radicale tra tutte.
L’obiettivo deve essere raggiunto in modo graduale, chiedendo l’intervento anche degli Stati membri per potenziare la rete di ricarica e installare punti di rifornimento anche sulle autostrade (ogni 60 chilometri per le elettriche e ogni 150 chilometri per l’idrogeno). Un progetto non facile.
L’UE potrebbe partecipare al finanziamento di incentivi nazionali per acquistare nuove auto a emissione zero. Oltre che riqualificare gli edifici dal punto di vista energetico.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen spiega: «Il principio è semplice: l’emissione di CO2 deve avere un prezzo; un prezzo sulla CO2 che incentivi consumatori, produttori e innovatori a scegliere le tecnologie neutrali, per andare verso prodotti puliti e sostenibili».

auto green
Photo by CHUTTERSNAP on Unsplash

Auto elettriche entro il 2050

L’obiettivo è quello di aver il maggior numero di auto elettriche entro il 2050. Garantendo anche una rete sicura in tutta Europa, per poter assicurare rifornimenti e assistenza. Entro tale data secondo la Commissione è auspicabile che quasi tutte le vetture private e i furgoni che sfrecciano sulle nostre strade devono essere a emissioni zero, facendo uscire pian piano anche dal settore dell’usato i modelli con motore a combustione. L’ottimismo deriva anche dal fatto che nel 2020, anno della grande pandemia, il numero totale di auto elettriche immatricolato è triplicato, raggiungendo il milione all’anno, cifra mai ottenuta prima. L’offerta migliora, i modelli si moltiplicano e crescere anche una consapevolezza che potrebbe spingere il mercato in tal senso.

auto elettriche
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Ridurre le emissioni di CO2 è la strada per combattere i cambiamenti climatici

Il piano dell’UE (che lo ribadiamo, è solo una proposta) prevede di ridurre le emissioni del 55% entro il 2030 e del 100% entro il 2035 rispetto al 2021, anche grazie a una politica green per le nuove immatricolazioni di veicoli privati. Per quello che riguarda invece i furgoni commerciali, gli obiettivi sono rispettivamente del 50% e del 100%.
Produzione e consumo sostenibili, obiettivo 12 dell’Agenda 2030: questo il punto di arrivo dell’Unione, che tramite incentivi normativi per veicoli a zero o basse emissioni e campagne di sensibilizzazione (lato cittadini e lato aziende) spera di compiere quello che agli occhi di molti analisti sarebbe un vero e proprio miracolo, un miraggio, un’utopia.

Lo scetticismo delle associazioni di categoria

I primi a essere sconcertati sono proprio i costruttori di auto. L’Acea, l’associazione europea che li raggruppa, dice: «Le case automobilistiche si impegnano a ridurre le emissioni a zero perché sostengono l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 e investono miliardi di euro in tecnologie innovative e sostenibili. Ma vietare una singola tecnologia non è una soluzione razionale in questa fase, soprattutto quando l’Europa sta ancora lottando per creare le giuste condizioni abilitanti per i veicoli a propulsione alternativa».
Anfia, associazione italiana dei costruttori, parla di sconcerto e forte preoccupazione. «Pur consapevoli dell’importante ruolo che l’industria automotive può giocare nel raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione del Green Deal europeo riteniamo che lo sforzo richiesto dall’attuale proposta non tenga in debito conto degli impatti industriali, economici e sociali di scelte così ambiziose e categoriche».

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