Mario Draghi, il no social che ha conquistato i social. E la maggioranza parlamentare

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Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

Tempo di lettura stimato: 3 minutiMario Draghi? Non ha profili social, ma in tre giorni il suo nome ha sovrastato tutte le piattaforme. Secondo una ricerca condotta da Pier Luca Santoro, project manager e deus ex machina di Data Media Hub,  «sono state più di 740 mila le citazioni di Draghi, da parte di oltre 55 mila utenti unici, i cui contenuti hanno coinvolto (like + reactions + commenti + condivisioni) circa 4.3 milioni di persone. Tale volume di conversazioni ha generato una portata potenziale (“opportunity to be seen”) di poco meno di 5 mila miliardi e che stimiamo ragionevolmente aver generato, al lordo delle duplicazioni, 249.2 miliardi di impression. Numeri molto importanti, generati anche grazie all’ampia copertura da parte dei siti d’informazione, naturalmente». E infatti durante i giorni presi in esame anche molti siti di informazione esteri si sono occupati di Draghi e della politica italiana.

Prima pagina del 4 febbraio 2020 (@FinancialTime)

Oltre al nome di Draghi – rileva sempre l’analisi di Data Media Hub -, «le due persone maggiormente citate sono Sergio MattarellaGiuseppe Conte. Le tre testate che hanno generato maggior coinvolgimento sono state, nell’ordine, La Repubblica, il Corriere della Sera e Il Fatto Quotidiano. I tre account individuali che hanno generato maggior engagement sono stati quello di Carlo Calenda, di Luca Bizzarri e quello di Lorenzo Ancona, un “apprendista giornalista” di Radio Luiss, la Web radio curata e gestita dagli studenti dell’università in questione». Insomma, come confermano gli esperti: un “no social” sul tetto dei social.

Riprendono le consultazioni, anche con le forze sociali

Il presidente incaricato Mario Draghi domani pomeriggio, lunedì 8 febbraio, riprenderà le consultazioni con i partiti. Il primo giro si è concluso sabato con Lega e Cinque Stelle. Dai gruppi più piccoli ai quelli più grandi si può dire che la convergenza sul nome di Draghi è quasi totale. Gli esponenti di tutti i partiti rappresentati in Parlamento sono stati ricevuti a Palazzo Chigi da un Draghi armato di penna, block notes e “facciario”. Ovvero il libro che raccoglie le foto e i ruoli dei parlamentari. Una guida “per riconoscere”, insomma, un tempo in uso nelle università e ispiratore di “Facebook”. Alla sua sinistra un telefonino vecchio tipo collegato alle classiche cuffiette a filo. Un’assenza di tecnologia perfettamente in linea con il suo essere “no social”.

Photo by William Krause on Unsplash

Dalle ore 15,30 di giovedì 4 febbraio fino al pomeriggio di sabato 6 febbraio, il presidente incaricato da Sergio Mattarella durante gli incontri con i rappresentanti dei partiti ha ascoltato, ha preso molti appunti e alle domande sulla formazione del nuovo governo ha sempre risposto: «Tecnico o politico, ciò che mi interessa è la competenza».

Sergio Mattarella e Mario Draghi (Foto Paolo Giandotti – Ufficio Stampa e Comunicazione Presidenza della Repubblica)

Un governo misto come quello del 1993?

Durante il secondo giro di consultazioni probabilmente l’ex presidente della Banca Centrale Europea comincerà a fare proposte “tecniche” e a chiedere proposte “politiche” ai suoi interlocutori. Naturalmente nel balletto del toto ministri girano già diversi nomi. Per quanto riguarda la squadra dei tecnici, si fanno quelli della costituzionalista Marta Cartabia, dell’economista Lucrezia Reichlin, della rettrice della Sapienza Antonella Polimeni, della presidente di Infratel Italia Eleonora Fratesi. Tra i politici Luigi Di Maio, Dario Franceschini, Teresa Bellanova, Giancarlo Giorgetti e Antonio Tajani. La presenza di ministri della Lega nel nuovo esecutivo potrebbe creare non pochi problemi al Pd di Nicoletta Zingaretti, ma è di poche ore l’intervista che il segretario Dem ha rilasciato al talk show di Lucia Annunziata nel quale ha elogiato lo “spostamento” di Matteo Salvini sull’Europa. «Tutti possono riconoscere che l’idea di di risolvere i problemi distruggendo l’Europa era fallimentare», ha riferito Zingaretti. «Ora si apre una fase nuova, non c’è dubbio». Al nuovo governo non parteciperanno sicuramente i ministri di Fratelli d’Italia, come ribadito dalla presidente Giorgia Meloni, che continua a chiedere discontinuità rispetto al Conte bis.

Il “maestro” di Draghi, l’ex governatore della Banca d’Italia e poi anche presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, nel 1993 venne incaricato dal presidente Oscar Luigi Scalfaro a formare un governo, il secondo dell’XI Legislatura. Ciampi rimase in carica un anno e 12 giorni, nonostante la sua maggioranza venne “azzoppata” subito da Pds e Verdi, che fecero dimettere ministri e sottosegretari quando la Camera dei Deputati respinse quasi tutte le autorizzazioni a procedere (tranne quella sulla corruzione) nei confronti di Bettino Craxi. Oggi contro il governo Draghi ci sono, di ufficiali, solo le voci di Fratelli d’Italia, dell’ala del M5S che fa riferimento ad Alessandro Di Battista e di Rifondazione Comunista che, pur non essendo rappresentata in Parlamento, in questi mesi di crisi ha recuperato molti consensi.

Verso una maggioranza bulgara

Entro questa settimana Draghi concluderà il secondo giro di consultazioni e poi salirà al Colle per riferirne l’esito al presidente Mattarella. A oggi, il futuro presidente del consiglio può contare sul sostegno del 90% dei rappresentanti del Parlamento. La figura di Draghi è in ascesa anche per quanto riguarda il gradimento popolare: il 71% degli italiani vede favorevolmente il suo incarico a premier del governo. Che dire? Una personalità che senza avere profili Twitter o Facebook raccoglie tanti “follower” rappresenta comunque un argomento di studio.

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