Mamme ce l’avete fatta: la scuola è finita. Come vi sentite?

Tempo di lettura stimato: 2 minuti

La scuola è finita. E un anno se ne va.
E finalmente basta a Classroom, alle video chat, alle mille fotocopie, ai problemi di connessione e a quelli di matematica, alle lezioni di inglese in cui avete ripassato anche voi e pure a tutte quelle decine di volte che il figlio di turno vi è spuntato dietro, mentre eravate in una importantissima e seria call di lavoro. Perché essere mamma in Italia è impossibile. E il Coronavirus è stata l’ennesima batosta.
Finalmente basta a tutto questo.

Scuole e didattica a distanza

Photo by Jessica Lewis on Unsplash

Ma ora: dove li piazziamo i bambini?

Ai nonni non si può. Che si sa che l’asse nipote-nonno in tempi post Covid-19 è uno dei più pericolosi che ci sia.
Fortuna che hanno riaperto i centri estivi. E almeno per qualche ora ci penserà qualcun altro a intrattenerli, farli giocare, fargli rispettare le regole. E noi si lavora. E si respira.
Da giugno, infatti, via libera a centri estivi nelle scuole, oratori e ludoteche, secondo quanto previsto dalle Linee guida per la gestione in sicurezza di opportunità organizzate di socialità e gioco per bambini ed adolescenti nella fase 2 dell’emergenza Covid-19.
Obiettivo: “il diritto alla socialità ed al gioco” dei minori che “si intreccia fortemente con la conciliazione delle dimensioni di cura e lavoro da parte dei genitori”.
Ovviamente, però, cambiano le regole.

Come funzioneranno i centri estivi

Meglio ampi spazi verdi e sono da preferirsi attività ludiche che consentano di passare la “giornata in modo disteso e piacevole”, con distanziamento sociale annesso.
I gruppi saranno distinti per fasce di età: della scuola dell’infanzia, ovvero dai 3 ai 5 anni, della scuola primaria, dai 6 agli 11 anni e della scuola secondaria, dai 12 ai 17 anni. Gli operatori saranno 1 ogni 5 bambini della prima fascia, 1 ogni 7 per la seconda e uno ogni 10 adolescenti, per la terza fascia.
Nel caso di bambini o adolescenti con disabilità, ci sarà un operatore per ciascuno.
L’accesso al centro sarà scaglionato per evitare assembramenti, così come l’uscita e ci sarà una procedura in stile triage, nella quale si chiede se il bimbo ha avuto la febbre o altri sintomi e si procede poi alla misurazione della temperatura corporea.

Ci sarà posto per tutti?

Le domande ai centri estivi sono molte, i gruppi saranno piccoli e non ci sarà posto per tutti.
Ed allora si andrà per criteri di priorità.
L’intento è quello di assicurare il sostegno ai bisogni delle famiglie che hanno maggiori difficoltà nella conciliazione fra cura e lavoro: come nuclei familiari monoparentali, condizioni di fragilità, condizioni di disabilità, la presenza di entrambi i genitori che lavorano e non possono farlo in smart-working. Come se lavorare in smart-working con figli piccoli a casa non fosse impegnativo e già situazione di difficoltà in sé.

E a settembre?

Secondo il ministro Azzolina: l’obiettivo di riapertura è complesso ma raggiungibile.
Si lavorerà con un piano su più livelli che seguirà l’andamento del rischio di contagio. Tra le possibilità di cui si discute, oltre alle mascherine, l’utilizzo di visiere e divisori fra i banchi, per garantire maggiore sicurezza.
Nel frattempo, nell’attesa di notizie certe e nella volontà di vivere e sopravvivere a questa fase di emergenza, Save the children mette a disposizione un gruppo di supporto su come gestire l’aspetto emotivo, psicologico e sociale dei bambini e dei ragazzi. Uno spazio di confronto, che di questi tempi, può essere ancora più utile. 

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