Lotta alla pandemia: il green pass diventa obbligatorio anche nelle zone bianche

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Redazione i404
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Dopo l’accordo con i presidenti di Regione, nella giornata di oggi il governo Draghi approverà il decreto per l’introduzione dell’obbligo del green pass, che dovrebbe entrare in vigore a partire da lunedì 26 luglio. Il decreto imporrà anche in zona bianca la presentazione della certificazione verde per accedere a spettacoli, cerimonie e palestre, e in generale per entrare in luoghi a rischio assembramento. Ancora in discussione la politica da adottare per ristoranti al chiuso. Dovrebbe passare la linea di un pass leggero ottenibile con una sola dose del vaccino, o con il tampone negativo effettuato nelle 48 precedenti. L’obbligo del green pass per i mezzi di trasporto pubblici, invece, dovrebbe scattare dal mese di settembre.

Dal 1° luglio un “lasciapassare” per l’Europa

A giugno il presidente del consiglio Mario Draghi aveva firmato il decreto che regolamentava le modalità di rilascio del “certificato verde digitale Covid-19”. Dal 1° luglio gli italiani vaccinati hanno potuto spostarsi anche nelle zone arancioni e rosse, partecipare a eventi pubblici, accedere a residenze sanitarie assistenziali o altre strutture. La Certificazione verde COVID-19 è valida come EU digital COVID certificate e rende più semplice viaggiare da e per tutti i Paesi dell’Unione europea e dell’area Schengen.

Il green pass può essere scaricato dal sito del governo, dalla app Immuni e, prossimamente, dal fascicolo sanitario elettronico della propria Regione. Il certificato attesta che: il soggetto è stato vaccinato contro la Covid-19; il soggetto è risultato negativo al test antigienico (con validità di 72 ore per quelli molecolari e di 48 ore per quelli rapidi); che il soggetto ha già contratto il virus ed è guarito.

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Controllare le restrizioni prima di partire

Gli Stati membri dell’Unione Europea hanno concordato un modello comune che può essere utilizzato sia per le versioni elettroniche che per quelle cartacee al fine di facilitarne il riconoscimento ed impedirne la falsificazione. Considerando che alcuni paesi adottano particolari condizioni per l’ingresso dei viaggiatori sul territorio nazionale, prima della partenza per uno Stato estero è bene verificare l’accettazione del Green Pass sui siti web governativi e/o sul sito del ministero degli Esteri (www.viaggiaresicuri.it) e controllare nel dettaglio eventuali altre restrizioni (ad esempio l’obbligo di quarantena) sul sito web https://reopen.europa.eu/it/. Tenuto conto che la situazione dei contagi può degenerare nell’arco di pochi giorni, in qualsiasi Paese ci si trovi, è bene mettere in conto anche tamponi, visite mediche e anche un indesiderato isolamento.

Viaggiare anche se non vaccinati

I cittadini che non sono ancora vaccinati potranno, in ogni caso, recarsi in un altro paese dell’Unione Europea. Infatti, il certificato Covid-19 digitale (Eucovid Certificate) è volto ad agevolare la libera circolazione all’interno dell’UE, ma non costituirà un prerequisito per la libera circolazione, che è un diritto fondamentale nell’Europa unita.

Il certificato fornirà anche prova dei risultati dei test, che spesso vengono richiesti nell’ambito delle restrizioni sanitarie oggi in vigore. I certificati di vaccinazione saranno rilasciati a una persona vaccinata indipendentemente dal vaccino che è stato inoculato tra quelli riconosciuti. Il green pass sarà valido a partire da quattordici giorni dopo l’ultima dose di vaccino. Sarà lo Stato membro a decidere se accettare un certificato di vaccinazione anche solo dopo una dose di vaccino o al completamento dell’intero ciclo di vaccinazione.

Obbligo di green pass: cosa dice la Costituzione

Nella Costituzione Italiana la salute non è tutelata solo come diritto fondamentale del singolo, ma come interesse della collettività. Ciò consente l’imposizione di un trattamento sanitario se diretto «non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri», come ha stabilito la Corte Costituzionale nel 2018. La Costituzione stessa inoltre consente di introdurre limiti alla libertà di circolazione proprio per motivi di sanità. È quindi possibile istituire, per legge, non solo una prescrizione, o un trattamento sanitario obbligatorio, quanto qualcosa che somigli a un onere. Si potrebbe ad esempio subordinare alla vaccinazione l’esercizio di professioni che impongono il contatto con molte persone, a maggior ragione quando si tratta di persone fragili: medici, insegnanti, forze dell’ordine.
Alla medesima condizione potrebbe essere sottoposta la partecipazione a eventi o contesti in cui il contagio rischia di diffondersi con rapidità, come concerti, stadi, discoteche e persino ristoranti o mezzi di trasporto pubblico. Queste limitazioni potrebbero infine essere estese alla frequentazione di scuole e luoghi di culto, qualora si dimostrasse che in questi contesti il virus circola in modo più veloce.

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Il vaccino tutela la vita? I dati di Israele

Queste restrizioni sono possibili a una condizione: che la scienza – e in soldoni chi ci governa – garantisca non solo la sicurezza dei vaccini, ma la loro indispensabilità per sconfiggere la pandemia. Purtroppo già con l’affacciarsi della variante lambda e con gli ultimi dati provenienti da Israele – dove in un articolo del Jerusalem Post si mette in evidenza che il 50% dei ricoverati e il 75% dei morti erano vaccinati – nessun governo può offrire questa certezza. Ma la vita è un bene primario in assenza del quale gli altri beni nemmeno esisterebbero, e quindi questi ultimi beni possono essere compressi per tutelare il primo. Prepariamoci quindi ad affrontare, dopo l’estate, un’altra stagione di restrizioni. Con la speranza che i vaccini siano sempre più efficaci e i vaccinati sempre più numerosi.

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