L’Italia si veste di giallo: verso la fine del coprifuoco. Pregliasco: «Vaccinare anche i diciottenni»

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Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

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Da domani, lunedì 10 maggio, l’Italia non avrà più regioni in zona rossa. Sicilia, Sardegna e Valle d’Aosta sono le uniche a vestire il colore arancione, mentre le altre 17 regioni saranno in giallo. Diminuiscono sempre di più le restrizioni anti-Covid, mentre il coprifuoco resta ancora in vigore dalle ore 22 fino alle 5. L’Italia si avvia lentamente alla riapertura, grazie al continuo e costante numero di vaccinazioni (oggi si è raggiunto il numero di quasi 24 milioni di somministrazioni, con 7.366.412 persone che hanno fatto anche la seconda dose) e al notevole rallentamento della pressione sui reparti di terapia intensiva (103 i nuovi ricoveri, ieri erano stati 110). Il bollettino Covid di oggi riferisce di un leggero aumento di positività (dal 3% al 3,7%) con 8.292 casi positivi e 139 morti: un dato più basso di così non veniva registrato dal 25 ottobre 2020, quando la Covid causò 128 decessi.

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Bar e ristoranti: la polemica del coprifuoco

In zona gialla bar e ristoranti possono ospitare clienti a pranzo e a cena purché all’aperto, ma alle 22 la cena dev’essere finita e il conto pagato. Si potrà stare soltanto seduti al tavolo, massimo quattro persone, a meno che non si tratti di conviventi. Resta il distanziamento di un metro. Dal primo giugno, soltanto in zona gialla, si darà un contentino a bar e ristoranti che non dispongono di spazi all’aperto: potranno restare aperti anche al chiuso, dalle 5 alle 18. Si potrà stare soltanto seduti al tavolo, massimo quattro persone, a meno che non si tratti di conviventi. È consentito il servizio ai tavoli all’aperto e anche al banco solo «in presenza di strutture che consentano la consumazione all’aperto». Altrimenti, solo servizio ai tavoli e asporto, ammesso fino alle ore 18. All’interno dei bar si può rimanere il tempo strettamente necessario. In zona arancione e rossa, invece, bar e ristoranti sono chiusi. Rimane consentito l’asporto di cibo e bevande fino alle ore 18 dai bar e fino alle 22 da enoteche, pub e ristoranti. Sono sempre consentiti l’asporto e la consegna a domicilio di cibo e bevande. Diversi partiti, insieme alle associazioni di categoria, premono affinché il presidente del Consiglio Mario Draghi dia concretezza alle sue parole: «L’Italia è pronta a dare il benvenuto al mondo». Ma se si vuole davvero aiutare il turismo non basta il “pass” o la “green card” che dir si voglia. I turisti devono essere messi in grado di utilizzare i servizi. Dal primo giugno (ma si potrebbe cominciare prima) diventa insomma indispensabile spostare l’orario del coprifuoco almeno alle 23 o a mezzanotte. Per poi toglierlo definitivamente da metà giugno o dal mese di luglio, quando, si spera, milioni di turisti avranno scelto l’Italia per le loro vacanze.

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Cinema e teatri ancora penalizzati

Il discorso del coprifuoco è legato anche alla sopravvivenza di cinema e teatri, che il decreto legge ha “riaperto” dal 26 aprile, ma che in realtà con lo stop alle ore 22 diventa anti economico riaprirli, soprattutto per le grandi sale. Alcuni teatri propongono spettacoli solo il fine settimana, visto che per le persone che finiscono di lavorare a tarda sera diventa impossibile andarci nei giorni feriali. Va malissimo anche ai pub e ai live club, che dovrebbero proporre concerti e spettacoli a partire dalle 19 per dare poi modo agli spettatori di tornare con calma a casa. Attualmente in zona gialla la capienza massima consentita è del 50% di quella massima autorizzata, e comunque non superiore a 500 spettatori al chiuso e 1000 all’aperto. In relazione all’andamento epidemiologico e alle caratteristiche dei siti, si potrà autorizzare la presenza anche di un numero maggiore di spettatori all’aperto, nel rispetto delle indicazioni del Comitato tecnico scientifico e delle linee guida.

Entro giugno 40 milioni di italiani vaccinati

Non tutti i giorni si riescono a somministrare 500.000 vaccini, ma bisogna ammettere che la macchina organizzativa messa a punto dal generale Figliuolo sta funzionando. Quello che non va sono i ritardi nelle consegne dei vaccini da parte delle case farmaceutiche, ma da qui al 15 giugno l’obiettivo di vaccinare 40 milioni di italiani e di mettere in sicurezza anziani e fragili è più che raggiungibile. E a luglio il 70% delle persone adulte sarà vaccinato. A quel punto cominceremo a rivedere le regioni “bianche” e le città Covid free.

Immunità di gregge: l’obiettivo è settembre

Per l’immunità di gregge bisognerà attendere probabilmente il mese di settembre, come asserisce il virologo professor Fabrizio Pregliasco, perché oramai i veri “untori” sono i giovani, e se non si vaccinano anche i 18enni sarà difficile fermare i contagi. Ma è anche vero che molti giovani si stanno auto-vaccinando proprio contagiandosi. Il numero di positivi sta infatti aumentando anche tra i bambini. Ma questo, nell’ottica del raggiungimento dell’immunità di gregge, non dev’essere considerato un male. Chi tra i 50-60enni non ricorda come faceva la nostra mamma a “vaccinarci” contro malattie come il morbillo, gli orecchioni, la scarlattina o la rosolia? Ti portava a giocare dal bambino del vicino di casa che aveva contratto la malattia e dopo qualche giorno anche tu finivi a letto. E a quel punto dovevi passare il virus al fratello o a un altro bambino. Tra i giovani si può fare, anche se il Covid è molto più insidioso di una malattia esantematica. L’importante è che nel frattempo siano stati vaccinati tutti i “grandi” e che le cure siano sempre più efficaci.

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