L’Italia e il coraggio di dire stop alle bombe. Un piccolo passo contro la guerra

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Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

Tempo di lettura stimato: 3 minutiL’Italia ha bloccato l’invio di uno stock di bombe aeree all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti. Bombe che quasi sicuramente erano destinate a colpire obiettivi militari e civili del vicino Yemen. Con un atto che Amnesty International Italia ha definito «di portata storica» insieme alle altre Ong che si battono per evitare che l’Italia continui a vendere armi, il governo di Giuseppe Conte ha revocato le autorizzazioni alla bresciana RWM per l’invio di 12.700 bombe a Riad. Un piccolo passo contro la guerra. Un piccolo passo verso la pace. E come ogni cammino che si rispetti, il primo passo è sempre il più importante.

Photo by Jeff Cooper on Unsplash

Le bombe di Renzi, lo stop di Conte

L’ultimo provvedimento preso da Conte riguarda almeno 6 diverse autorizzazioni già sospese con decisione presa a luglio 2019, tra le quali la licenza MAE 45560 decisa dal governo Renzi nel 2016, e relativa a quasi 20 mila missili e bombe aeree della serie MK per un valore di oltre 411 milioni di euro. Secondo le elaborazioni di Rete Pace Disarmo e Opal, la revoca decisa dall’esecutivo dimissionario per questa sola licenza andrà a cancellare la fornitura di quasi 13 mila bombe. Il quotidiano La Repubblica ha riferito che più di 6 mila bombe relative a quella fornitura nel frattempo sono state già consegnate. Chi ha voluto leggere in questa decisione una ritorsione al senatore di Italia Viva, molto legato al principe Mohamed Bin Salman, probabilmente ha pensato male, perché la Farnesina si era già mossa da un anno e mezzo contro il commercio di armi verso l’Arabia Saudita. Ma, come dice l’antico detto, a pensar male si fa peccato, anche se spesso ci si azzecca. E non a caso la notizia dello stop alla fornitura è uscita a fine gennaio, in aperta crisi e dopo che Renzi aveva partecipato alla conferenza internazionale di Riad del Future Investment Initiative (FII), elogiando il Paese come il centro di un «nuovo Rinascimento».

Architettura ad Abu Dhabi, Photo by Mathilde Cureau on Unsplash

Un Rinascimento color sangue

Come Matteo Renzi sa bene, la monarchia assoluta che governa l’Arabia Saudita limita quasi tutti i diritti politici e le libertà civili. Bisogna aggiungere che il 17 novembre 2018 la Central Intelligence Agency (CIA) americana ha concluso l’indagine sull’omicidio a Istanbul del giornalista saudita espatriato Jamal Khassoggi. Il risultato? Il crudele assassinio del giornalista sarebbe stato ordinato proprio dal principe ereditario. Ancora. Questo “nuovo Rinascimento” sta costando centinaia di vite umane agli operai (praticamente ridotti in schiavitù) che vengono utilizzati per costruire città fantastiche a tempo di record sopra e sotto il suolo d’Arabia. Tre argomenti evidentemente non sufficienti a un senatore della Repubblica per evitare di partecipare al forum annuale della FII, e addirittura fare propaganda a uno stato governato da un dittatore sanguinario. Tra l’altro pure dietro compenso.

La soddisfazione di Amnesty International

Sul sito di Amnesty International Italia è comparsa la seguente nota: «Il governo italiano revoca l’export di bombe verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti: soddisfazione delle organizzazioni della società civile (…). Con un atto di portata storica – che avviene per la prima volta nei 30 anni dall’entrata in vigore della Legge 185 del 1990 sull’export di armi – il Governo Conte ha deciso di revocare, non solo sospendere, le autorizzazioni in corso per l’esportazione di missili e bombe d’aereo verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Continua inoltre a rimanere in vigore anche la sospensione della concessione di nuove licenze per i medesimi materiali e Paesi (…). Le nostre organizzazioni Amnesty International Italia, Comitato Riconversione RWM per la pace ed il lavoro sostenibile, Fondazione Finanza Etica, Medici Senza Frontiere, Movimento dei Focolari, Oxfam Italia, Rete Italiana Pace e Disarmo, Save the Children Italia insieme ai partner internazionali European Center for Constitutional and Human Rights e Mwatana for Human Rights esprimono grande soddisfazione per questo risultato, da loro fortemente richiesto, che diventa operativo in queste ore (…). Un sincero ringraziamento è dovuto ai membri del Parlamento ed in particolare della Commissione Esteri della Camera che hanno dedicato attenzione a questo tema, proponendo ed approvando un’importante Risoluzione nel dicembre 2020 che ha impegnato in primo luogo l’esecutivo a prorogare la sospensione all’export di armamenti verso i due Paesi della Penisola arabica. Esprimiamo inoltre soddisfazione per la rapidità e la fermezza con cui il Governo ha dato seguito a questo atto di indirizzo, orientandosi non solo verso la proroga della sospensione disposta nel luglio 2019 ma revocando anche le precedenti licenze come proposto dall’atto parlamentare».

www.amnesty.it

Chi avrà il coraggio di dire ancora no alle bombe?

Di solito chi ha i soldi (un tempo si chiamavano petroldollari) non ha problemi a trovare un fornitore. Se l’Italia non vende più le bombe ci si può rivolgere sempre alla Francia, all’Inghilterra, agli Stati Uniti, a un altro produttore. Qual è il problema? E poi la guerra in Yemen non interessa nessuno, non se ne parla. Meglio parlare di investimenti sicuri. E di nuovo Rinascimento. Ma se altri Paesi faranno come l’Italia, se si comincia a spezzare qualche anello di questa catena che produce morte, povertà e sfruttamento, se si avrà il coraggio di dire no alle richieste di bombe, e riconvertire le fabbriche di armi smettendo di lucrare sulle guerre, allora un altro grande passo verso la pace sarà compiuto.

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