L’Europa diventa “carbon free” per legge e prepara gli obiettivi dell’Agenda 2040

In evidenza

Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Photo by Chris LeBoutillier on Unsplash

Europa al lavoro per elaborare una proposta di obiettivo per il 2040, da presentare entro sei mesi dopo la revisione degli obiettivi dell’Agenda 2030 che si terrà tra due anni, nel 2023. Dopo aver approvato in via definitiva con 442 voti favorevoli, 203 contrari e 51 astensioni la legge sul clima, il Parlamento europeo si prepara dunque a dare certezza giuridica e programmazione alle politiche di transizione decise con il Green Deal europeo, e rafforzata dai vincoli di destinazione cui sono sottoposti i fondi del Recovery Plan. Gli obiettivi fissati dalla legge sono la riduzione del 57% delle emissioni di gas serra entro il 2030 e il loro totale annullamento entro il 2050. Insomma, entro i prossimi 29 anni l’Europa dovrà essere “carbon free”. Dovrà raggiungere la cosiddetta “neutralità climatica“. Per legge.

Emissioni sotto controllo e verifiche sui progressi

In linea con la proposta del Parlamento, la Commissione pubblicherà la quantità massima di emissioni di gas serra che l’Unione Europea potrà emettere fino al 2050, senza mettere in pericolo gli impegni dell’UE nell’ambito dell’accordo. Questo cosiddetto “bilancio di gas serra” sarà uno dei criteri per definire l’obiettivo rivisto dell’UE per il 2040. Entro il 30 settembre 2023, e poi ogni cinque anni, la Commissione valuterà i progressi collettivi fatti da tutti i paesi dell’UE verso l’obiettivo. Sarà istituito inoltre un Comitato consultivo scientifico europeo sul cambiamento climatico per valutare se la politica europea è coerente con questi obiettivi. Dopo il 2050, L’Unione Europea punterà alle emissioni negative grazie alla cattura e al sequestro della CO2. Questo obiettivo sarà raggiunto anche grazie alla difesa dei pozzi naturali di assorbimento dell’anidride carbonica.

Photo by Rasmus Olsson on Unsplash

I pozzi naturali di assorbimento di CO2

Per raggiungere entro il 2030 l’obiettivo di ridurre del 57% (e non più del 40%) le emissioni di gas serra in Europa, sarà necessario aumentare i pozzi di carbonio dell’UE. I pozzi naturali di assorbimento dell’anidride carbonica sono le foreste, il suolo, gli oceani. Secondo uno studio svedese, da alcuni anni sono le foreste boreali a trainare la lotta contro i gas serra. Le foreste boreali hanno superato la capacità di stoccaggio di CO2 che prima avevano le foreste tropicali, e questo è avvenuto a causa della deforestazione: Amazzonia, Indonesia e Asia sud-orientale – dove è sempre massiccia la presenza di agricoltura intensiva e allevamenti – registrano infatti un calo preoccupante nell’assorbimento di anidride carbonica. A determinare l’aumento della capacità di assorbimento delle foreste boreali non è però soltanto il fatto che nel Nord del mondo le foreste sono ben tutelate: il fattore trainante potrebbe anche essere rappresentato dall’effetto fertilizzante della CO2, che favorisce la crescita delle piante.

Ma sulla Terra non esiste solo l’Europa

Il taglio delle emissioni di gas ad effetto serra è valutato in relazione ai livelli del 1990 e mira a centrare l’obiettivo dell’Accordo di Parigi per contenere il surriscaldamento globale a fine secolo “ben sotto i 2 gradi centigradi”. Dopo l’accordo, il relatore del Parlamento, l’europarlamentare svedese Jytte Guteland (Socialisti e Democratici), ha dichiarato: «Dopo una lunga notte di negoziati, sono orgogliosa che ora abbiamo finalmente una legge sul clima. Abbiamo concordato una riduzione delle emissioni nette del 57% entro il 2030. Anche se ovviamente avrei preferito spingermi oltre, si tratta comunque di un buon risultato che si basa sulla scienza e che farà una grande differenza per il clima. L’Unione Europea deve ora ridurre le emissioni nel prossimo decennio più di quanto abbiamo fatto nei tre decenni precedenti messi insieme, e abbiamo un terreno nuovo e più ambizioso su cui basarci che può incoraggiare più paesi a farsi avanti».

Già… gli altri. Cosa faranno gli altri Paesi? Stati Uniti, Cina, India, Russia, Giappone, Africa… L’Europa non può combattere da sola la battaglia contro il climate change. E la verifica degli obiettivi raggiunti nel 2023 sarà decisiva per accertare la volontà di tutti a migliorare il destino della Terra.

- Pubblicità -spot_imgspot_img

Commenta

Perfavore inserisci un commento!
Nome

- Pubblicità -spot_img

Correlati