L’Accademia dei Lincei: «Il vaccino? Difficile prevedere la risposta immunitaria»

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Il vaccino contro il Sars-CoV-2? Non devono stupire le numerose e diverse strategie concettuali e tecnologiche perseguite nella preparazione dei vaccini: purtroppo il Covid-19 è una nuova malattia, e allo stato è «difficile prevedere quale sarà la risposta immunitaria».

Parola dell’Accademia Nazionale dei Lincei, istituzione di Alta cultura fondata nel 1603 a Roma da Federico Cesi e riportata a luminosa vita nel 1874 dallo scienziato piemontese Quintino Sella, che riunisce scienziati da tutto il mondo in due classi di ricerca: la classe di Scienze fisiche, matematiche e naturali e la classe di Scienze morali, storiche e filologiche. Il presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei è Giorgio Parisi, professore ordinario di Fisica teorica all’Università La Sapienza di Roma. Da oltre quattro secoli l’Accademia ha lo scopo di “promuovere, coordinare, integrare e diffondere le conoscenze scientifiche nelle loro più elevate espressioni nel quadro dell’unità e universalità della cultura…“. [Art. 1 dello Statuto].

Una pagina del sito lincei.it

L’Accademia dei Lincei, grazie all’autorevolezza dei suoi associati, possiede «le competenze necessarie ad affrontare in maniera integrale le variegate questioni connesse alla presente emergenza sanitaria». Già la scorsa estate ha prodotto dichiarazioni e documenti sulla pandemia.
Il Consiglio di Presidenza dell’Accademia ha infatti istituito la Commissione Covid-19 allo scopo di esaminare i problemi relativi al Sars-CoV-2. Vengono raccolti nell’apposita sezione del sito i contributi delle commissioni lincee e dei soci sul tema Covid-19, insieme a documenti di altre Accademie e Istituzioni internazionali. Ecco l’ultima dichiarazione della Commissione pubblicata il 5 novembre scorso.

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«La speranza e il clamore che i media e il pubblico in generale stanno riponendo sull’avere al più presto possibile un vaccino che protegga dal Covid-19 è il risultato dei grandi trionfi che i vaccini hanno avuto e stanno avendo nel controllo delle malattie infettive. Tuttavia, c’è una lunga serie di malattie infettive in cui i vaccini sono solo parzialmente efficaci e abbiamo una serie di clamorose sconfitte vaccinali. Ogni malattia, infatti, è di per sé un problema immunologico: ancora oggi, con tutti i dati in nostro possesso, è difficile prevedere quale tipo di vaccino possa essere veramente efficace. Questa difficoltà è ancora maggiore per Covid-19, una giovane malattia in cui gli studi in corso nei laboratori di tutto il mondo stanno portando nuovi dati. Inoltre, i virus a RNA hanno generalmente un alto tasso di mutazione. Questo è uno dei motivi per cui è difficile sviluppare vaccini efficaci per prevenire le malattie causate dai virus a RNA. Tuttavia, i dati sulla sequenza dell’RNA Sars-CoV-2 suggeriscono che questo virus non subisce mutazioni frequenti, grazie al suo efficiente sistema di correzione».

«In molti casi, il recupero da una malattia virale si basa sull’azione combinata degli anticorpi nei fluidi biologici che neutralizzano le particelle virali e sull’attività killer dei linfociti che rintracciano e uccidono le cellule del corpo infettate dal virus. Esistono però malattie virali la cui guarigione dipende principalmente, se non esclusivamente, dalla risposta degli anticorpi e altre in cui è fondamentale l’azione distruttiva dei linfociti killer. Quale sia il caso di Covid-19 non è ancora definito. I primi dati sulla reattività delle cellule T sono stati pubblicati solo di recente. Spesso, i pazienti guariti mostrano titoli elevati di anticorpi neutralizzanti Sars-CoV-2. Tuttavia, ci sono anche pazienti guariti con un titolo di anticorpi basso. I dati sul ruolo delle IgA e IgM secretorie sono scarsi. Inoltre, non possiamo ancora sapere quanto dura la protezione acquisita dai pazienti guariti. Spesso la durata della protezione dopo la guarigione corrisponde in qualche modo alla durata della protezione fornita dal vaccino».

«Nonostante l’impressionante quantità di studi effettuati da quando il virus è stato caratterizzato per la prima volta, ci sono ancora un gran numero di incognite su questa malattia. E sono proprio queste incognite che giustificano pienamente le diversissime strategie concettuali e tecnologiche attualmente perseguite nella preparazione dei vaccini contro il Covid-19. Questa diversificazione è apparsa fondamentale proprio perché, per molte malattie, ma soprattutto nel caso di una nuova malattia come Covid-19, è difficile prevedere quale tipo di risposta immunitaria avrà, e quindi la ricerca renderà il vaccino più efficace».

 

 

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