La supercazzola del Mibact, i giovani fotografi e il manifesto dei lavoratori dell’arte

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Il Primo Maggio ha visto nascere in Italia il manifesto dei lavoratori delle arti e, come accade in tutti i periodi storici, a favorire il fermento ribelle e la speranza di cambiamento degli artisti è stata l’ottusità di chi governa. La diffusione delle idee del nuovo gruppo che si chiama Art Workers Italia si è sviluppata grazie a una classica scintilla, quella che alcuni giorni fa è stata accesa dal bando pubblicato sul sito del Ministero dei Beni culturali e artistici (Mibact) e, subito dopo, sulle pagine Facebook delle varie soprintendenze regionali. La Direzione generale Creatività contemporanea (Dgcc) del Mibact ha infatti promosso una “open call fotografica sul territorio italiano all’epoca del Covid-19” pubblicando il bando “Refocus”. Entro il prossimo 18 maggio, i “giovani fotografi” che vogliono partecipare alla costruzione di un grande archivio fotografico dell’Italia in quarantena devono inviare cinque immagini al Ministero. Ecco sintetizzati alcuni punti del regolamento di partecipazione.

Photo by Nicole Geri on Unsplash

Articolo 2 (Finalità): “Il Bando si pone il duplice obiettivo di recepire e valorizzare la visione del territorio italiano (nella scena urbana ed extra-urbana) da parte di giovani fotografi, che sarebbe rimasta a sua volta locked-down per troppo tempo. Da una parte intende raccogliere lavori di qualità per un racconto fotografico sul vuoto e sulla sospensione nelle città, nei paesaggi naturali e antropici, realizzati da 20 (venti) giovani fotografi professionisti. Dall’altra, attraverso una pubblicazione online delle opere selezionate, valorizzare la loro produzione fotografica dando visibilità anche istituzionale alla creatività e alla qualità del loro lavoro che, in un momento di difficoltà e di isolamento sociale così straordinari, vedono bruscamente ridotte le occasioni di essere valorizzati. Il progetto solleva l’attenzione sulla ‘rimessa a fuoco’ della realtà, in seguito agli effetti che il confinamento ha avuto sulle coordinate spazio-temporali del vivere quotidiano e come questo abbia indirettamente trasformato la percezione della realtà stessa”.

Capito? Il premio per i giovani fotografi che in questo periodo di quarantena non stanno lavorando è la visibilità, che nell’epoca dei social vuol dire semplicemente questo: “io ti uso a gratis e tu diventi famoso”. Infine l’altro capolavoro è rappresentato dall’articolo 9, quello relativo alla “Proprietà delle opere e diritti”: “Le fotografie selezionate nell’ambito del Bando dovranno essere libere da ogni diritto e potranno essere utilizzate dalla DGCC che ne disporrà nell’ambito delle proprie competenze e delle proprie attività istituzionali, utilizzandole sempre senza finalità di lucro. I fotografi manterranno la proprietà intellettuale delle opere realizzate; le fotografie selezionate dovranno essere affiancate dalla dicitura “Foto selezionata nell’ambito del progetto Refocus del MiBACT-DGCC 2020” qualora si intenda pubblicarle o esporle per altri scopi compresi quelli di comunicazione.

I fotografi garantiranno alla DGCC il rispetto di tutta la normativa vigente in materia di diritto d’autore e proprietà intellettuale, ovvero garantiranno di essere gli unici titolari dei diritti d’autore sulle opere realizzate. I fotografi si impegneranno contrattualmente a tenere indenne e manlevare la DGCC da ogni pretesa che dovesse essere avanzata da parte di terzi nei loro confronti in relazione ai luoghi oggetto di ripresa fotografica”.

 Il fotografo Giuseppe Carotenuto

I fotografi non ci stanno.

Passano poche ore dalla pubblicazione del bando e il primo a intervenire, la mattina del Primo Maggio, festa dei lavoratori, è il fotografo partenopeo Giuseppe Carotenuto, che dalla sua pagina Facebook si rivolge a “Colleghe e colleghi Fotografi, Photo Editor, Curatori e tutti coloro i quali contribuiscono a rendere la Fotografia un lavoro indispensabile. Vi chiedo”, prosegue Carotenuto “di dedicare adesso non oggi e nemmeno domani, un po’ del vostro prezioso tempo”. E continua: “Trovo assurdo ed assolutamente deprecabile che, in un momento storico difficilissimo e critico come quello che stiamo attraversando, si chieda di lavorare gratis. L’emergenza Covid-19 ha portato ai minimi storici la possibilità di lavoro di questo settore, che già viveva da tempo una profonda crisi, ed è impensabile che un Ministero lanci un bando basato sull’ottenimento gratuito del materiale. In cambio, come sempre, l’ennesimo contentino della visibilità, offesa alla professionalità di TUTTI NOI, ai sacrifici che stiamo compiendo, ai giorni difficili che stiamo vivendo.
In considerazione del fatto che il ministero dei
Beni culturali francese e numerose istituzioni scientifiche bandiscono progetti simili ma finanziati, perché consapevoli della crisi lavorativa in atto, risulta assai discutibile la scelta del ministero dei Beni culturali italiano. La nostra dignità, innanzitutto come essere umani e poi come lavoratori, vale più di una semplice visibilità”.

La disapprovazione di AWI.

Le fiamme divampano presto in tutto lo stivale e il gruppo Art Workers Italia (AWI), costituitosi alla fine del mese di aprile come “gruppo informale, autonomo e apartitico di lavoratrici e lavoratori delle arti contemporanee, formatosi durante la crisi di Covid-19”, ufficialmente tenuto a battesimo dal corteo virtuale della Festa del Primo Maggio di Torino, diffonde il manifesto degli art workers italiani. La ri-conoscenza verso chi attraverso l’arte racconta umana storia, bellezza e paesaggi, e la tutela della dignità del loro lavoro sono i punti imprescindibili da cui ripartire. “Le lavoratrici e i lavoratori dell’arte contemporanea sono presenti in maniera capillare e stratificata a tutti i livelli della produzione culturale nazionale e internazionale, con un impatto significativo sulla coesione sociale, la crescita intellettuale e civica delle comunità e con importanti ricadute economiche sui territori”, scrive la fotografa e attivista di AWI Giada Ciarcelluti nella lettera indirizzata al primo ministro Giuseppe Conte e al ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo Dario Franceschini. “Con questo manifesto, AWI compie un primo fondamentale passo per uscire da una condizione di invisibilità ingiustificata e inaccettabile, nella direzione di un pieno riconoscimento civile e politico delle specificità e del ruolo fondamentale svolto dalle professioniste e dai professionisti dell’arte contemporanea all’interno delle dinamiche locali e globali della produzione culturale”.

Dal manifesto di Art Workers Italia

Cosa accadrà adesso? Il Mibact e la sua Direzione generale della creatività contemporanea (che a me ricorda più un gioco di parole da supercazzola tognazziana che un ufficio reale), porteranno avanti il bando o qualcuno si renderà conto che il lockdown è praticamente finito, e che quindi le immagini che si chiedono sono quelle già realizzate dai fotografi? E quindi ancora più preziose, essendo state scattate non certo per partecipare a un concorso di talenti?  Eppure sono trascorsi ben due anni da quel Piano Strategico di Sviluppo della Fotografia in Italia promosso dallo stesso ministero, che portò a ben sperare per il futuro di questa nobile e moderna arte. Dopo la stesura di un “piano” di 124 pagine ci si aspettava qualcosa di più di un concorso acchiappafoto e della promessa di visibilità. E invece antani girando a destra…

Precisazioni di Art Workers Italia – aggiornamento del 13 maggio

Art Workers Italia (gruppo informale, autonomo e apartitico di lavoratrici e lavoratori delle arti contemporanee, che si è formato su base partecipativa durante la crici causata dalla pandemia d Coronavirus) ci ha inviato delle precisazioni. Che riportiamo fedelmente qui di seguito:

Il gruppo informale Art Workers Italia non è nato successivamente e a causa della pubblicazione del bando “Refocus” del Mibact. Il gruppo si è costituito ben prima della fine di aprile (come scritto nell’articolo) ma è nato a marzo contestualmente alla crisi sociale ed economica causata dalla pandemia Covid-19. La crisi ha infatti determinato, per molti dei lavoratori e delle lavoratrici delle arti contemporanee, la sospensione e/o la perdita di impieghi e progetti. La configurazione dei nostri rapporti lavorativi è stata, inoltre, motivo di esclusione, nella maggior parte dei casi, da qualsiasi forma di ammortizzatore sociale, oltre che dai meccanismi di tutela previsti dal governo nel decreto “Cura Italia”.

Giada Ciarcelluti in questo momento non fa parte delle figure internamente attive Art Workers Italia. Siamo felici del suo supporto e che si riconosca in AWI ma è giusto precisare, per rispetto di chi sta operando alacremente nel gruppo di lavoro AWI. Naturalmente qualora fosse interessata siamo disponibili a confrontarci direttamente anche con lei.

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Luigi Di Fonzo

Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.


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